Da sinistra: Minerva, Rossi, Pollice, Salvemini

di Lino DE MATTEIS

L’iniziativa di sottoscrivere il protocollo d’intesa “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro” aveva suscitato, due anni fa, un forte entusiasmo e una grande aspettativa per il futuro del territorio di Taranto, Lecce e Brindisi, che mostrava la sincera volontà di volersi prendersi per mano e camminare insieme. Per la prima volta nella storia jonico-salentina, i vertici delle più alte istituzioni locali, i primi cittadini dei tre capoluoghi, i presidenti delle rispettive Province e il rettore dell’ateneo salentino, avevano sottoscritto un documento programmatico di straordinaria importanza per dare impulso allo sviluppo dell’intero territorio.

Da sinistra: Rossi, Salvemini e Melucci

Il sindaco di Brindisi e allora presidente della Provincia Riccardo Rossi, il sindaco di Lecce Carlo Salvemini, l’allora sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, il presidente della Provincia di Taranto Giovanni Gugliotti, quello della Provincia di Lecce Stefano Minerva e il rettore l’Università del Salento Fabio Pollice, con autentico e insospettabile spirito federalista, avevano dato vita ad un patto di straordinaria sensibilità politica e lungimiranza, ponendo i presupposti per la crescita del territorio.  Consapevoli che le sfide della modernità e della globalizzazione si possono affrontare e vincere solo facendo rete e collegando i centri urbani per dare vita ad una “città intelligente” jonico-salentina, i promotori dell’iniziativa avevano solennemente messo nero su bianco quest’intesa e tracciato le linee generali per la sua realizzazione.

L’accordo politico sul progetto del protocollo d’intesa, raggiunto a gennaio del 2020, poco prima che scoppiasse la pandemia, nel corso di un incontro ospitato dal sindaco di Lecce, Salvemini, a Palazzo Carafa, completò il suo percorso burocratico un anno dopo, con l’ultima firma ufficialmente protocollata dal presidente della Provincia di Taranto, Gugliotti, il 29 gennaio 2021. Il seme era stato piantato e il protocollo “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro” avrebbe potuto cominciare a dare i suoi frutti se adeguatamente accudito. Quel seme, invece, a distanza di più di due anni, non è riuscito a mettere radici. È rimasto lettera morta.

Il protocollo d’intesa, che avrebbe dovuto individuare le strategie unitarie per dare una svolta ai dossier più importanti che coinvolgono il territorio delle tre province, dalle infrastrutture alla xylella, dai trasporti al turismo, dall’ambiente alla formazione, dall’economia agli eventi ecc., giace, sempre più impolverato, nei cassetti delle rispettive amministrazioni che lo hanno generato. Le buone intenzioni degli enti promotori si sono infrante al primo scoglio incontrato nel passare dalle enunciazioni generali agli impegni concreti, come quello dell’elaborazione di un masterplan con le linee programmatiche specifiche e le priorità che richiedono un’azione comune per essere affrontate e risolte.

È necessario riprendere l’iter, nonostante, nel frattempo alla presidenza dell’amministrazione provinciale di Brindisi è subentrato Antonio Matarrelli, in continuità con la politica dell’uscente Rossi, è al Comune di Taranto si dovranno attendere le prossime amministrative per sapere se resterà Melucci o subentrerà un nuovo primo cittadino. Ma, indipendentemente dall’inevitabile turnover elettorale ai vertici istituzionali, il protocollo “Terra d’Otranto: dalle origini il futuro”, essendo un atto amministrativo, resta valido fino a disdetta ufficiale e motivata dello stesso ente che lo ha assunto. Restando, quindi, a tutti gli effetti valido, potrebbe e dovrebbe continuare il suo iter organizzativo, così come previsto e programmato.

Il rettore dell’UniSalento, che ha dato impulso all’iniziativa e che si è autoproposto come momento di raccordo per l’elaborazione del masterplan, convochi il tavolo interistituzionale, organizzi una sorta di “stati generali” delle tre province, con i rappresentati di tutti gli organismi istituzionali e di categoria del territorio per raccoglierne i loro suggerimenti pratici e operativi per l’elaborazione del piano. Si tracci un’idea di sviluppo su cui la penisola salentina deve puntare nei prossimi vent’anni e si indichino quali sono le infrastrutture comuni necessarie a perseguire quell’idea di sviluppo. Indicazioni che, anche se da rivedere e aggiornare, sono in buona parte contenute già nella bozza di protocollo d’intesa “Infrastrutture logistiche e di trasporto: le priorità del Grande Salento per la programmazione regionale 2007-2013”, firmato dagli allora presidenti delle tre province Michele Errico (Brindisi), Giovanni Pellegrino (Lecce) e Gianni Florido (Taranto).

Ci vogliono visioni ampie e lungimiranti per affrontare il futuro, su scala necessariamente sempre più ampia e interconnessa come stanno dimostrando la pandemia e la crisi ucraina. Modello di sviluppo, risorse energetiche, ambiente, industria, agricoltura, turismo, ecc. non sono attività settoriali che possono essere programmate a livello comunale o provinciale. Per la sua conformazione geografica, la penisola salentina si presta per l’ottimizzazione del territorio e delle sue risorse, come già auspicava, quarant’anni fa, l’urbanista Giulio Redaelli: «La regione urbana jonico-salentina possiede da sempre, potenzialmente, la morfologia di una città policentrica, perfezionabile e ristrutturabile in un’unica grande Città jonico-salentina».

Ad oggi, il protocollo d’intesa “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro” è il più importante strumento di cui si è dotato il territorio per cercare una crescita comune, per non disperdere le risorse del Pnrr, per prendersi per mano e camminare insieme. Spetta però ai promotori dargli gambe per non annoverarsi nel lungo elenco di coloro che alla enunciazione di buone intenzioni non fanno seguire i fatti. Il piccolo cabotaggio della politica serve a curare il proprio orticello elettorale ma ci vogliono visioni lungimiranti per crescere insieme e lasciare il segno di un cambiamento virtuoso.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it