Lino DE MATTEIS

Eventi importanti, internazionali, che portano lustro e notorietà al territorio, certo. Ma a quale territorio? I Giochi del Mediterraneo a Taranto, la Notte della Taranta a Melpignano, come fu per il G7 a Savelletri, in quel di Fasano, riguardano località della Puglia, ovvio, ma in una regione come questa, una e trina per storia e geografia, è opportuno indicare sempre alla platea dei visitatori da quale parte guardare, per non lasciarli disorientati, renderli consapevoli di trovarsi nella penisola salentina, e non in Capitanata o nel Barese. Una Puglia policentrica, per natura, ha bisogno di tali precisazioni, per rispetto dei territori.

Certo, con le nuove tecnologie, basta guardare Google Maps per capire dove ci si trova. Peccato, però, che i moderni navigatori e le mappe digitali non riportano i nomi e le identità storico-culturali dei territori, non ti diranno mai che la penisola salentina, e, quindi, che il Salento, tutto il Salento, è un’antichissima regione storico-geografica, e che, l’antica Terra d’Otranto comprendeva Brindisi, Lecce e Taranto, unite poi, nel 1820, anche amministrativamente, nella Provincia del Salento. Non ti diranno che, pur essendo stata tripartita, un secolo fa, dal fascismo, nelle attuali tre province, queste continuano a costituire, fisicamente, la penisola salentina, quel territorio, cioè, che ha ospitato i Giochi di Taranto e il Concertone di Melpignano, come, in passato, il G7 di Brindisi.

In Puglia, certo. Avvengono in Puglia, è innegabile. Ma, il provincialismo istituzionale e l’oscuramento mediatico dell’identità territoriale portano a perniciosi localismi, che danno luogo a singolari paradossi, come per i Giochi del Mediterraneo, che, da una parte, hanno unito il territorio salentino attraverso la distribuzione delle discipline sportine, dall’altra, la mancanza di collaborazione e coordinamento tra le istituzioni non ha consentito al territorio tutto di coglierne a fondo i vantaggi. I Giochi hanno come epicentro Taranto, ed è giusto che il capoluogo ionico sia il cuore dell’evento e ne tragga i maggiori benefici, ma l’evento coinvolge anche altri Comuni del Salento, comprese le città di Brindisi e Lecce, incapaci, però, di fare squadra e fronte comune.

Se il turismo trainato dai Giochi ha, indubbiamente, e giustamente, avvantaggiato Taranto, i riflessi dell’indotto turistico hanno, anche, interessato l’intera penisola salentina, percepita come una sorta di albergo diffuso. Una grande occasione persa per presentarsi con un biglietto da visita unico: “uniti nello sport, uniti nell’accoglienza”. Magari offrendo, per questa circostanza, un singolo ticket comune per viaggiare su tutti i mezzi di trasporto pubblici delle tre province, offrendo, così, un servizio veramente utile alle delegazioni sportive, ai loro accompagnatori e familiari, agli sportivi e ai turisti amatoriali, che, con l’occasione dei Giochi, hanno programmato anche qualche giorno di vacanza nel Salento.

Se, meritatamente, Taranto è riuscita a dare di sé l’idea di una grande metropoli del Mediterraneo, ciò che in realtà è, ed è sempre stata, nonostante l’ex Ilva e l’auto-percezione dei tarantini, resta l’immagine di un territorio diviso, una piccola penisola protesa nel Mare Nostrum, come una zattera, in balia degli egoismi amministrativi. Se il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, non ha avuto la lungimiranza di coinvolgere nell’evento i colleghi dei Comuni interessati, o, quantomeno, quelli degli altri due capoluoghi, magari invitando i primi cittadini a partecipare ufficialmente, con tanto di fascia tricolore, alla cerimonia d’inaugurazione, bisogna anche dire che quest’ultimi hanno snobbato i Giochi, disertando e non pubblicizzando gli eventi sportivi, come evidenziato dall’ex sindaco di Lecce, Carlo Salvemini.

L’attuale sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, sembra, infatti, essersi accorta dell’evento tarantino solo quando hanno fischiato la premier Meloni, intervenendo per chiedere, polemicamente, ai tarantini di chiederle scusa. In tutt’altre faccende affaccendato anche il sindaco di Brindisi, Pino Marchionna, che nel giorno dell’esordio dei Giochi nella sua città, ha preferito presenziare alla presentazione della squadra di calcio cittadina. Non c’è stata, insomma, la consapevolezza degli amministratori locali che sotto i riflettori non c’era solo Taranto, ma l’intero Salento. Invitando i sindaci salentini, Bitetti avrebbe rafforzato la sua leadership sul territorio, e quella della sua città, non sminuito.

Analogo oscuramente mediatico del Salento, anche, per l’altro grande evento ferragostano, il Concertone della Notte della Taranta di Melpignano, per la prima volta in Eurovisione. Melpignano. Where is Melpignano? In Puglia, certo. Ma dove in Puglia? In quale coordinata dei quattrocento chilometri di lunghezza della regione? Anche per la Taranta, comunque, il problema non è solo geografico, ma identitario, poiché si tratta di una tradizione unica, nel panorama pugliese e italiano, che unisce le tre province. Un retaggio antropologico e culturale che, stando alle ultime ricerche pubblicate dall’etnomusicologo salentino Pierpaolo De Giorgi, è stato introdotto proprio a Taranto, nel primo millennio a.C., dagli spartani, che fondarono la città della Magna Grecia, e da lì si è poi esteso a tutto il Salento, coinvolgendo altri centri, come Lizzano, Galatina, San Vito, San Pancrazio, Oria, ecc. Il tarantismo non è pugliese, è un fenomeno tipicamente salentino, non sottolinearlo significa consentire la cancellazione indebita dell’identità culturale di un territorio, che non lo merita.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it