di Lino DE MATTEIS

I media, giornali e televisione in particolare, contribuiscono al formarsi dell’immaginario collettivo, creando nell’opinione pubblica degli stereotipi difficili poi da correggere. Succede, per esempio, con il Meteo dell’edizione delle 14:00 del Tg di Rai3 Puglia che, nel darci quotidianamente le previsioni del tempo, divide il sud della Puglia in “Salento” e “Tarantino”, amputando l’unità geografica dalla penisola salentina. Lo stesso fa il quotidiano barese “La Gazzetta del Mezzogiorno” con la scelta di pubblicare due inserti, autonomi e non visibili ai rispettivi lettori: uno per Brindisi e Lecce, “La Gazzetta del Salento”, e l’altro per il capoluogo jonico, “La Gazzetta di Taranto”, divisione duplicata anche nell’edizione online. Per altro verso, succede anche al “Nuovo Quotidiano di Puglia”, che, pur avendo tre edizioni per Brindisi, Lecce e Taranto, tende, nei titoli e negli articoli, a far combaciare il Salento solo con la provincia di Lecce, o al più con quelle di Lecce e Brindisi. Una distorsione concettuale molto frequente in genere tra i mezzi d’informazione locale che, propagandosi poi anche ai media nazionali e internazionali, accredita l’identificazione della penisola salentina solo con una parte di essa, il “piccolo Salento”.

Certo, se proprio vogliamo essere pignoli, si potrà dire che, per quanto riguarda il meteo, per esempio, differenze si possono trovarle anche in una stessa città, dove in un quartiere può accadere che piova, mentre su quello accanto c’è il sole. Giusto. E allora, sotto questo profilo, Rai3 Puglia farebbe bene a dare le previsioni singolarmente per Lecce, Brindisi e Taranto. Ma, essendo la penisola salentina un fazzoletto di terra limitato e compatto, la divisione tra “Salento” e “Tarantino” appare una forzatura artificiosa del territorio, che, di solito, è caratterizzato dalle stesse previsioni metereologiche o, al massimo, con sfumature trascurabili.

I due inserti cartacei della “Gazzetta”, oltre a contribuire a sedimentarie la visione amputata della penisola salentina, creano un deficit cognitivo nei lettori salentini, in quanto brindisini e leccesi non sanno cosa succede nella vicina Taranto, e i tarantini non sanno cosa avviene a Brindisi e Lecce. Deficit cognitivo prodotto anche dalle tre edizioni di “Quotidiano”, che, però, almeno evita inopportuni accorpamenti tra i territori delle tre province. Accomuna, comunque, tutti i media regionali la tendenza a distorcere concettualmente l’uso del toponimo “Salento” come sinonimo di provincia di Lecce, o al massimo Lecce e Brindisi.

Eppure sono tre realtà che, per loro stessa natura e costituzione geografica, sono fortemente interdipendenti tra di loro: non solo per la formazione, lo studio, il lavoro, le vacanze, le tradizioni, ecc. ma anche in termini di problematiche economiche e infrastrutturali, che hanno bisogno di iniziative unitarie per la crescita dell’intero territorio. Tenerle concettualmente “separate” e “lontane” porta invece a favorire sentimenti individualisti e campanilistici, sovente alimentati da anacronistici fanatismi storici. La quotidiana ripetitività si simili messaggi mediatici contribuisce a fa sedimentarie nell’inconscio culturale di lettori e spettatori l’idea della normalità di una penisola salentina tagliata in due.

La penisola salentina è invece un’entità geografica e storica unica e indivisibile, il cui territorio, nel tempo, è stato teatro di innegabili eventi storici, talvolta conflittuali ma, spesso, anche inclusivi e unitari, che hanno certamente lasciato tracce sino ai nostri giorni. Tracce che, però, non possono essere prese a pretesto nel Terzo millennio per logoranti diatribe verbali e divisioni campanilistiche ma che, invece, rappresentano una grande ricchezza identitaria per tutti. E proprio sulla base di questa ricchezza che va cercata una sintesi unitaria per affrontare le sfide della modernità e della globalità, che richiedono interconnessioni di agglomerati urbani in reti di città intelligenti per essere competitivi. E, a tal fine, la penisola salentina rappresenta per sua natura un territorio ideale, proprio per le sue caratteristiche geografiche, che andrebbero esaltate e non sminuite.

La difesa dell’unitarietà territoriale non è una questione accademica, fine a se stessa, ma il presupposto indispensabile affinché si possano affrontare le sfide comuni e lavorare insieme per lo sviluppo. Un territorio unito ha certamente più chance per attrarre investimenti, finanziamenti e opportunità di crescita, con progetti organici e iniziative utili e necessarie a tutti. È ciò che, in sostanza, si vorrebbe fare con l’auspicato masterplan previsto dal protocollo d’intesa “Terra d’Otranto: dalle origini il futuro”, sottoscritto dai tre comuni capoluogo di Brindisi, Lecce e Taranto, dai rispettivi presidenti di Provincia e dal rettore dell’UniSalento. Con spirito federalista e lungimirante, il protocollo pone le basi per un territorio che si prende per mano e cammina insieme, anche se è necessario completarne il cammino iniziato.

Non esiste il “piccolo Salento”. La penisola salentina è una sola ed è quella geograficamente delimitata da una retta che va da Chiatona (Massafra), sullo Jonio, a Savelletri (Fasano), sull’Adriatico. E poiché il toponimo “Salento”, pur rappresentando la stragrande maggioranza dei territori delle tre province, non comprende anche le aree a nord e a nord-ovest delle province di Brindisi e Taranto, che fuoriescono fisicamente dalla penisola salentina, il suo nome viene esteso per praticità anche a queste aree con la locuzione di “Grande Salento”, moderno coronimo che richiama l’antica Terra d’Otranto.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it