Lino DE MATTEIS
La Regione Puglia ci sarà, ma si stenta a capire la sua strategia di marketing territoriale alla Borsa Internazionale del Turismo (Bit) di Milano, in programma da domani al 12 febbraio prossimo. Troppo breve il tempo d’insediamento, per avere chiara la politica turistica della Giunta del nuovo presidente, Antonio Decaro. Anche quest’anno, dunque, l’elemento che caratterizzerà la promozione regionale sarà quello della frammentazione territoriale, con un pulviscolo di iniziative e partecipanti in ordine sparso, che potrebbero disorientare i potenziali fruitori dell’offerta turistica.
Dalle recenti dichiarazioni della nuova assessora regionale al Turismo, la foggiana Graziamaria Starace, sembra profilarsi l’idea di una Puglia policentrica e la necessità di rivedere le Destination Management Organization (Dmo), che restano uno strumento importante a disposizione dei Comuni che vogliono organizzarsi per promuovere il loro territorio. Come ha annunciato, Starace parlerà dopo la Bit, per delineare le sue proposte sulla programmazione turistica regionale. L’ascolteremo.
Ciò che si può fare, nel frattempo, è osservare quanto deleteria possa essere la “guerra tra poveri”, con la concorrenza di localismi e campanilismi, per accaparrarsi qualche turista in più, anche a costo di dispendio di risorse per partecipare alla Bit. Questo discorso non riguarda, naturalmente, gli operatori privati del settore, liberi di spendere i propri soldi come meglio credono, ma gli enti pubblici locali, in particolare le amministrazioni comunali, che gestiscono soldi pubblici.
In attesa di conoscere quali sono i ben 184 (su 257) Comuni pugliesi presenti alla fiera milanese, qualche indicazione la si ricava da ciò che è apparso, finora, sulla stampa. Focalizzando l’attenzione su un’area vasta, con un brand turistico già affermato, come il Salento, si può avere chiara la dimensione della competitività, talvolta irrazionale, tra località limitrofe, o che distano pochi minuti di macchina, per accrescere la presenza turistica sul proprio territorio.
Partendo dall’estremo Sud, dal più noto Capo di Leuca, ci sarà il comune di Morciano di Leuca, che ha chiesto agli operatori comunali del settore di fornire il loro materiale propagandistico, da portare a Milano. Ci sarà anche Minervino di Lecce, per presentare le sue “tavole di San Giuseppe”, Maglie col suo “Mercatino del gusto” e Salve con “Il Salento per ogni stagione, esperienze 365 giorni l’anno”. Salendo più su, hanno stretto una singolare alleanza tre Comuni, di un certo calibro turistico: Melendugno, Nardò e Francavilla Fontana, una sorta di triangolo del Grande Salento, che unisce mare Adriatico, mare Ionio e l’entroterra salentino.
Francavilla Fontana farà parte, pure, di un altro gruppo di dodici Comuni dell’alto Salento brindisino, uniti sotto il marchio “I tesori del Salento”: oltre a Francavilla, ci saranno Oria, Mesagne, Latiano, San Vito dei Normanni, Villa Castelli, Erchie, San Donaci, Cellino San Marco, Torre Santa Susanna, San Michele Salentino e San Pancrazio Salentino. Mentre a Milano giocano da soli i capoluoghi salentini: Brindisi per presentare la “Borsa del Turismo Extralberghiero”, che quest’anno si svolgerà nel capoluogo adriatico; Lecce per la proposta “Lecce: origini, storie e incontri mediterranei”; Taranto con i suoi “Giochi del Mediterraneo 2026”.
Poco più a nord, un’altra alleanza, anche questa di grosso potenziale turistico: Ostuni, Fasano, Monopoli e Polignano a Mare, che andranno alla Bit per presentare la loro costituenda Dmo “Costa dei trulli e Valle d’Itria”, alla quale hanno invitato ad aderire anche Alberobello, Carovigno, Castellana Grotte, Ceglie Messapica, Cisternino, Conversano, Locorotondo, Martina Franca, Mola di Bari, Noci e Putignano. A nord-ovest di Taranto, ci sarà Ginosa, insieme ai Comuni della “Terra delle Gravine”. E si potrebbe continuare, ma riteniamo sia sufficiente per avere un’idea della frammentazione delle presenze.
Pur nel rispetto dell’autonomia decisionale dei singoli Comuni, liberi di prendere le iniziative che credono, non si può non notare che l’esasperata competitività, oltre allo spreco di denaro pubblico, non porterà a grossi e significativi risultati, poiché, come è noto, i tour operator internazionali hanno bisogno di destinazioni turistiche facilmente riconoscibili e geograficamente connotate, come sono, per esempio, le tre macro-aree storiche che compongono una regione, esageratamente lunga, come la Puglia: Grande Salento, Terra di Bari e Capitanata.
La parcellizzazione delle Dmo, tra tanti gruppi di Comuni (un’altra è in formazione anche a Lecce, la “Dmo Salento”, promossa da Camera di Commercio, Comune capoluogo e Provincia), potrebbe frenare una più efficace promozione delle “naturali” destinazioni turistiche, corrispondenti alle tre macro-aree pugliesi, che, contribuendo a una visione policentrica della Puglia, consentirebbero anche alla Regione di programmare uno sviluppo infrastrutturale omogeneo, per la crescita turistica di tutto il territorio regionale. All’interno di ciascuna di queste destinazioni, le Dmo avrebbero, poi, il compito di organizzare l’offerta turistica.
Il 2026 sarà l’anno dei Giochi del Mediterraneo a Taranto, ma che coinvolgono anche Lecce e Brindisi, e che avrebbero bisogno di un biglietto da visita unico, dal momento che l’intero Grande Salento si trasformerà in un albergo diffuso, per l’ospitalità delle delegazioni sportive, dei tifosi e dei turisti, che approfitteranno dell’evento per visitare l’intera penisola salentina. Avevamo suggerito che fosse proprio la Bit di Milano l’occasione più opportuna per presentarsi uniti, ma è già un’altra occasione persa.
L’augurio è che sia la Regione Puglia a invertire la tendenza alla parcellizzazione della promozione turistica, indirizzando le Dmo a favorire la sintesi delle principali destinazioni pugliesi, valorizzando e ottimizzando le tre macro-aree in modo omogeneo, e dotandole di adeguate infrastrutture di trasporto, per i collegamenti portuali, aeroportuali, stradali e ferroviari.


















