Lino DE MATTEIS
È inutile far finta di niente, visto che se ne parla apertamente anche nei talk show televisivi. Giuseppe Conte ha ormai lanciato la sua sfida a Elly Schlein, nel suo più classico stile populista, mentre era ancora in corso lo spoglio del referendum sulla magistratura, in pieno disordine belligerante mondiale e senza pensare che manca ancora un programma condiviso nel centrosinistra. Bisogna allora parlarne, visto che qualcuno ha già scoperto le carte in tavola.
Francamente, penso che siano innaturali le primarie tra Schlein e Conte. In passato, alle primarie di coalizione per scegliere il candidato premier, non sono mai scesi in competizione diretta i segretari o presidenti dei due maggiori partiti della coalizione stessa. Le primarie per il candidato premier nel centrosinistra si sono svolte nel 2005, vinte dal “federatore” Romano Prodi, e nel 2012, col ballottaggio tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, dello stesso Partito democratico.
Ora, il confronto diretto con primarie-aperte, come le vorrebbero i grillini, tra Schlein e Conte, ignorando il rispettivo peso elettorale di Pd e M5s, mi sembra un gioco d’azzardo, che rischia di falsare il confronto tra i partiti, proprio come è avvenuto con l’elezione della Schlein a segretaria del Pd, dopo che le primarie di partito avevano scelto Bonaccini. Le primarie tra Schlein e Conte sarebbero, dunque, un gioco al massacro, che accentuerebbe le divisioni all’interno della coalizione, su temi importanti come la politica estera, con evidenti strascichi anche nella campagna elettorale.
A parte la necessità di un programma condiviso e della perimetrazione della coalizione, prima di parlare di candidato premier, bisogna considerare che tra le ipotesi da percorrere ci sarebbero almeno altre due strade alternative: a) lasciare che decidano le votazioni politiche, il partito che prende più voti indica il premier; b) oppure, sedersi intorno a un tavolo e decidere di comune accordo un “federatore” in grado di rappresentare tutti e garantire il necessario equilibrio, assumendosi i due leader la responsabilità di fare entrambi un passo indietro per il bene della coalizione stessa. Personalmente preferirei quest’ultima soluzione, che dimostrerebbe anche un virtuoso grado di maturazione politica del centrosinistra.


















