Festa della pace a Zollino

Fernando DURANTE

La ciliegina sulla torta sulla chiusura di un’ineccepibile organizzazione (“dopo anni di partecipazione ad eventi del genere non ho mai visto un convegno così pianificato”, ha commentato la presidente di Azione cattolica presente), per la “Festa della Pace” diocesana 2024, che si è tenuta a Zollino, è stato l’arrivo (ovviamente, non annunciato) del prete in prima linea nella lotta contro tutte le mafie, contro tutte le droghe, di don Antonio Coluccia.

La mattinata è iniziata presto per l’organizzatore della giornata, il parroco, don Francesco Greco, la sua collaboratrice e presidente dell’Azione Cattolica locale, Carmen Manco, ed i numerosi volontari. Dalla mattina le strade del paese sono state completamente sgombre da macchine. I solleciti di liberare le strade da parte del comandante della Polizia Municipale con volantini, macchina per macchina, hanno dato l’effetto auspicato. La tramontana che ha sferzato per l’intera giornata le strade del paese, non ha impedito l’atteso arrivo dei ragazzi dell’Azione cattolica dell’intera diocesi otrantina, il cui motto è stato: “La Pace in testa”.

Piazza Sant’Anna sul cui sagrato si tenuta la messa officiata dal vescovo, monsignor Francesco Neri, si è presentata stracolma all’arrivo di sua eccellenza. L’alto prelato ha parlato di quella pace che non c’è e di cui tanta gente ha bisogno. Dalla Palestina all’Ucraina, dall’Africa al Medio Oriente. Si è aperta in questo modo la giornata. Anche le bandierine, a mò di gran pavese navale, sulla piazza, hanno tenuto, nonostante l’infierire della tramontana. Il vento ha comunque, tenuto in casa non pochi eventuali partecipanti. Ma, complessivamente l’afflusso è stato notevole.

Don Antonio Coluccia mentre parla in chiesa a Zollino

Quindi, si diceva di don Antonio Coluccia. Quando fra le stradine del centro storico in cui sciamavano i ragazzi dell’Azione Cattolica al termine della Messa, si è diffusa la notizia dell’arrivo del prete antidroga, antimafia, la chiesa matrice, è stata presa d’assalto. Le 41 le comunità che compongono l’arcidiocesi si sono ritrovate ad ascoltare le parole del sacerdote. Don Coluccia non si è risparmiato nell’attacco contro la diffusione del traffico delle droghe. Un attacco tanto veemente quanto appassionato ed intriso di crude realtà. Tanti gli aneddoti raccontati, tanti i rischi passati nel corso della lotta nei quartieri degradati di Roma, in cui la droga scorre a fiumi. Ma, sempre, ispirato dal Vangelo. “Il Vangelo ci invita a ribellarci a questo stato di cose, il Vangelo è protesta, rivoluzione”, ha continuato il prete. “Metteteci la faccia”, ha continuato don Antonio, sollecitando i giovani delle ottanta parrocchie che compongono la Diocesi otrantina. “Sono figlio di emigrante, in paese, mio padre faceva il potatore, so cosa vuol dire la povertà”, ha detto don Antonio,” ed è andato in Svizzera per costruire la casa”.

A prendere la parola a seguito delle conclusioni del sacerdote, è stata la giudice del tribunale di Lecce, Maria Francesca Mariano, che ha accusato gli adulti, i genitori, del degrado in cui versa la società, i propri fili. “Siamo noi adulti”, ha sostenuto la magistrata, “la causa dei comportamenti malati dei nostri figli”. La Giornata della “Festa della Pace” si è poi avviata a conclusione fra la soddisfazione di tutti: “è andata bene!”.