Rossella BARLETTA
Dopo avere riflettuto sulla decisione della sindaca di Lecce di cancellare la presenza del Circolo Tennis al fine di dare risalto alle mura urbiche cinquecentesche, ecco le mie osservazioni in merito.
I metri lineari di queste ultime, già visibili a chi giunge dalla SS. Brindisi-Lecce, sono più che sufficienti a dimostrare l’importanza storica della città, dotata di ben altre peculiarità artistiche che la rendono attrattiva ormai in campo nazionale e internazionale. Mura difensive simili sono sparse copiosamente sul territorio nazionale, mentre il corredo di pietra che si disvela nel centro storico è considerato unico nel suo genere. Ai leccesi è assolutamente indifferente se la riscoperta delle anzidette mura è di 100, 200 o 500 metri. Purtroppo, col tempo, si è sensibilmente ridotto l’interesse verso queste testimonianze che non dicono nulla ai più. Il parco che si estende ai piedi del tratto sopraccennato, non è vissuto come, probabilmente, si desiderava quando è stato allestito; piuttosto è un luogo prediletto dai cani portati a sgambettare dai propri padroncini. I quali, a detta degli operatori ecologici, non sempre sono rispettosi delle regole ambientali. Per questo uso diverso dalle aspettative, per esempio, pochi sanno dell’esistenza di un tratto della prestigiosa Via Traiana, regolarmente occultata dalle erbacce, del resto come il fossato delle mura! In questi giorni di caldo torrido hanno dovuto innaffiare col supporto di un tubo perché non è stato predisposto un impianto idrico a tempo! Questa, all’origine, la capacità di cura del verde pubblico!!!
Visto lo stato di colpevole incuria di questo – anche di quello appena allestito a ridosso di Via Cavallotti (dove tra le mura del castello Carlo V, le aiuole con alberi tisici e i cubi-sedili aleggia un’atmosfera di deserto, privo di vita e umanità), di Viale Lo Re, dell’area della Stazione ferroviaria, per non parlare delle aiuole secche di altre zone centrali e non della città –, valorizzerei quello esistente all’interno del Circolo Tennis dove, almeno, fino ad oggi si percepisce una rigogliosa presenza botanica. Pur non essendo soci, una passeggiata al suo interno non è negata.
E poi, quali sono le ragioni per accettare pedissequamente siffatto colpo di mano che, se eseguito, non rispetta il vissuto dignitoso di un luogo inserito a pieno titolo nella storia della città? Quali sono le ragioni per le quali si è deciso di cancellarlo? Perché non merita di sopravvivere nonostante abbia ospitato manifestazioni più vicine ai leccesi rispetto a quelle svoltesi centinaia e centinaia di anni fa? Ormai remotissime e obliate?
E poi è come cancellare con una macchia d’inchiostro l’aspetto sportivo dei leccesi, quello alternativo al calcio. Sarebbe come sminuire e disconoscere i propositi dei Giochi Mediterranei che si inaugurano il prossimo mese di agosto!
Per conto mio, lascerei il Circolo Tennis dov’è, migliorandolo strutturalmente perché non mostri il suo aspetto di cenerentola, tuttavia senza dare mano a progetti faraonici che snaturerebbero la sua fisionomia. E poi, in appello al vigente regime di democrazia, ascolterei il parere dei tecnici in materia, dei cittadini e delle istituzioni vicine all’argomento, aprendo un dialogo e lasciando da parte ogni velleità di autocelebrazione.


















