di Fernando DURANTE
Su segnalazione di alcuni cittadini, la Sovrintendenza interviene e blocca i lavori di riqualificazione del sito delle Pozzelle di Zollino. Una parte di lavori per la messa in opera della pavimentazione erano già stati avviati. Ieri mattina, l’impresa affidataria alla realizzazione dell’opera, è intervenuta per rimuovere i basoli.
Cosa è successo per richiedere l’intervento dell’Ente che sovrintende ai Beni Artistici e Culturali che, in un primo momento, aveva dato il suo nulla osta, per quanto “con prescrizioni”? Il tecnico comunale, Raffaele Mittaridonna ripercorre l’iter. In corso d’opera, spiega il tecnico, l’Ente avrebbe rilevato che la presenza dei giunti fra lastre avrebbe potuto costituire un pericolo, in particolare ai diversamente abili. A quel punto, conclude Mittaridonna, «si è preferito abbandonare il progetto».
Ma, cosa si voleva fare con quell’intervento su quel “luogo dell’anima”, tanto caro ai residenti? L’intento, spiega l’assessore ai Lavori Pubblici, Massimo Fuso, era quello di «mettere in sicurezza i pozzi, che costituivano un pericolo perché trascurati negli ultimi anni e mai messi in sicurezza». Peraltro, aggiunge che, «si voleva recuperare un antico passaggio già presente e poco visibile al fine di rendere fruibile l’accesso e consentire la visita del sito, anche alle persone diversamente abili, oltre che realizzare un intervento sperimentale, a fini didattici di recupero ed riutilizzo delle acque». Anche perché, sottolinea Fuso, si sarebbero dovuti rispettare «i tempi imposti dal Gal Isola Salento», che ha trasferito i fondi regionali pari a 75mila 963 euro.
Dalla minoranza “Pame” e “Mrs”, però, vengono ritenute irrisorie le giustificazioni addotte dall’assessore. «Quello che è accaduto con la rimozione del lastricato è una vera e propria rivolta della gente, che ha sollecitato la Sovrintendenza, a difesa di un bene sentito fortemente proprio», rispondono dalla minoranza. «Bisogna avere l’umiltà di chiedere», aggiungono, «di coinvolgere la gente quando non si è in grado di conoscere la materia, lo abbiamo sempre chiesto, ricevendo uno scostante rifiuto». «Non possiamo», sottolineano, «accettare il sistematico addebito ai tempi ristretti il fallimento di progetti: bisogna prepararsi per il bene del paese. Non si può venire a conoscenza dei progetti, quando questi sono già esecutivi».
Tanti ricordi di altri tempi legano la popolazione a quelle presenze. Ogni pozzo aveva il suo nome grico: Lipunedddhra (piccola volpe), Scordari (aglio) ecc. Come, in altri tempi, quel terreno era diventato un ospitale campo di calcio in cui disperati del pallone se lo facevano-sistematicamente bucare dal contadino quando questo entrava nella sua campagna coltivata a grano. Era la posizione a nord di quella porta, confinante con la campagna, a superare facilmente quel confine di separazione. Ed allora era disperazione generale: la fine della partita e di chissà quante altre future.
Peraltro, quei pozzi, qualche anno fa, son stati oggetto di un interessante progetto raccolto in un libro edito da In-Cul.Tu.Re., dal titolo “Conservare l’acqua – Le pozzelle di Zollino – Tra memoria storica e indagini scientifiche” a firma di A. Chiga, P. Durante e S. Giammarruco, avvalendosi anche di georadar per monitorare l’interno dei pozzi.


















