Lino DE MATTEIS
Ogniqualvolta la cronaca ci ricorda la carenza delle infrastrutture nel sud della Puglia si leva unanime il coro delle proteste da parte di istituzioni, politici e società civile contro i disservizi strutturali che frenano lo sviluppo del territorio. Ma questa coralità, solo verbale, contrasta con l’atavica e diffusa apatia di una classe dirigente incapace di programmarsi, di agire concretamente nei tempi dovuti, di coordinarsi per stabilire le priorità e fare squadra per sostenere unitariamente gli interventi necessari al territorio sui tavoli che contano, regionali, nazionali ed europei.
Soprattutto in estate, si sa, i trasporti diventano la cartina di tornasole di un’antica arretratezza che affligge la penisola salentina, negandole lo sviluppo e la centralità che invece meriterebbe. Ma gridare “al lupo, al lupo” quando il problema si fa più evidente e diventa emergenziale serve a poco, se non, talvolta, solo a soddisfare il protagonismo di chi, in realtà, avrebbe dovuto operare per tempo e concretamente per migliorare la situazione ora denunciata.
Le infrastrutture dei trasporti rappresentano di per sé un comparto che necessariamente va valutato nella sua dimensione sovracomunale, interprovinciale e regionale, poiché i benefici di una mobilità efficiente ricadono naturalmente su territori più ampi che non sia solo il cortile di casa. Un comparto che richiede perciò la partecipazione e il coordinamento delle diverse istituzioni per la individuazione delle priorità, evitando la frammentazione delle iniziative e la conflittualità localistica che rappresentano il maggiore ostacolo alla crescita di tutti.
Un lavoro di intelligente e preventivo coordinamento, dunque, che richiede tempi di programmazione adeguati per definire accordi e intese tra enti e istituzioni territoriali da portare poi a concretezza insieme. Iniziative come quella, per esempio, rappresentata dal protocollo d’intesa “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro”, sottoscritta dalle maggiori istituzioni di Brindisi, Lecce e Taranto, Università del Salento compresa, che avrebbe dovuto dar vita a un masterplan interprovinciale di sviluppo del territorio ma colpevolmente lasciata agonizzare nei cassetti delle stesse istituzioni che l’avevano meritoriamente promossa.
Un piano intercomunale che avrebbe potuto tracciare le linee di sviluppo generali da sostenere insieme con maggiore forza, sia per i collegamenti con l’esterno sia per la mobilità interna alla penisola salentina. Le criticità per i collegamenti con le principali direttrici nazionali e internazionali sono note: dall’alta velocità fino a Lecce e Taranto al raccordo ferroviario con l’aeroporto di Brindisi; dalla complementarietà degli scali aeroportuali di Brindisi e Grottaglie alle potenzialità dei porti di Taranto e Brindisi se inseriti in un’unica autorità portuale del Grande Salento. Note anche le maggiori criticità per la mobilità interna: dalle Ferrovie Sud-Est alla superstrada 7ter bradanico-salentina per collegare Taranto e Lecce; dalla statale 275 Maglie-Leuca alla regionale 8 Talsano-Avetrana… È necessario, però, che si stabiliscano le priorità e si faccia quadrato perché vengano realizzate le infrastrutture. La buona notizia, per esempio, dei 7,7 miliardi (4,5 dal Pnrr + 3,2 da altre fonti) disponibili per le ferrovie pugliesi non basta ma occorre che ci sia la pressione dal basso per vigilare sui tempi e sulle priorità delle opere da realizzare.
Per la mobilità interna, inoltre, servirebbe un maggiore coordinamento tra le varie società di trasporto pubblico che operano in Puglia e quelle delle province di Brindisi, Lecce, Taranto, che non dialogano tra di loro ma programmano i servizi autonomamente, senza tenere conto delle potenziali connessioni con gli altri, che potrebbero dare alla penisola salentina un’unica rete di trasporto pubblico su gomma. Un coordinamento insomma che, integrato con quello su rotaia, potrebbe costituire la base di quella tanto agognata “metropolitana di superficie”: si tratterebbe solo di ottimizzare i collegamenti tra i vettori delle Ferrovie Sud-Est, quelli del Cotrap e della Sita-Sud con quelli del Ctp di Taranto, delle Stp di Brindisi e Lecce. Un coordinamento con le amministrazioni comunali e provinciali potrebbe portare anche alla emissione di biglietti integrati su tutti i mezzi pubblici di trasporto e alla omologazione delle tariffe di taxi e ncc su tutta la penisola salentina.
Un esempio clamoroso della nefasta frammentazione con cui si procede è dato dallo spezzatino cui è stata ridotta la bradanico-salentina, nella quale convivono attualmente ben tre varianti. Lamentarsi quando ci sono le emergenze è facile, ma se la politica vuole veramente fare un salto di qualità e operare concretamente con i fatti, deve saper programmare e dimostrare di saper mettere da parte gli interessi di bottega per il bene dell’intero territorio, rinunciare ai proclami localistici per dare priorità alle infrastrutture che hanno una maggiore valenza e fruibilità collettiva, lasciar stare le bandierine partitiche per contribuire alla crescita comune. La realizzazione delle infrastrutture strategiche di cui necessita il territorio ha bisogno di una politica che sappia superare gli steccati elettorali, i localismi e i provincialismi per lasciare spazio al bene comune… se si ha veramente a cuore la crescita del territorio. Ma per fare questo occorre coraggio, visione e lungimiranza.


















