di Lino DE MATTEIS
La notizia della convocazione della Conferenza dei Servizi per procedere al raccordo ferroviario dell’Aeroporto del Salento con la stazione di Brindisi è certamente una buona notizia per il sistema integrato dei trasporti della penisola salentina. Ma bisogna vigilare affinché l’iter non si areni nelle pieghe della burocrazia o per le dimenticanze della politica, sempre distratta quando si tratta delle necessità del sud della Puglia. Poiché il raccordo ferroviario dell’aeroporto di Brindisi è una infrastruttura che avvantaggerà tutti e tre i capoluoghi salentini, è più che mai necessaria un’azione corale di Taranto, Lecce e Brindisi affinché si realizzi, e al più presto, questa che è una delle grandi incompiute salentine. Poter arrivare e tornare col treno dall’aeroporto brindisino, sia da Lecce che da Taranto e Bari, significa favorire la mobilità dei residenti e incentivare anche il flusso turistico, offrendo un’alternativa alle attuali navette.
Un’azione corale dei tre capoluoghi serve anche per spingere sulle altre due grandi incompiute: la bradanico-salentina, per collegare con una superstrada Taranto a Lecce, e la statale 275, per collegare Maglie col Capo-di leuca. Anche queste infrastrutture non sono di interesse solo di Lecce o di Brindisi o di Taranto, rappresentando assi viari prioritari per completare i collegamenti principali della penisola salentina, non solo a vantaggio dei residenti ma anche dei turisti. È perfino banale sottolineare, infatti, i vantaggi per i lavoratori, imprenditori e studenti che devono spostarsi tra le tre province, ed è superfluo ricordare che i turisti che vengono per le vacanze o quelli che verranno per i grandi eventi, come convegni o i prossimi Giochi del Mediterraneo del 2026, troveranno utile poter spostarsi facilmente per visitare l’intera penisola. I porti di Taranto e Brindisi hanno bisogno di infrastrutture viarie adeguate non solo per le merci, ma anche per i corcieristi che, ci auguriamo, arriveranno sempre più numerosi, per consentire loro di visitare in poco tempo i tre capoluoghi della penisola con un percorso circolare.
È evidente, allora, che la bradanico-salentina, la 275 e il raccordo ferroviario dell’aeroporto brindisino sono infrastrutture che riguardano tutti e per poterle realizzare occorre che tutti insieme reclamino ai soggetti interessati, Anas, Rete ferroviaria, Regione Puglia, Governo ecc. l’accelerazione degli iter burocratici e le risorse necessarie, sia quelle già stanziate sia quelle che potrebbero arrivare col Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sul Pnrr i singoli Comuni sono, giustamente, impegnati a presentare i progetti che riguardano le loro rispettive comunità, ma sarebbe anche un segnale di lungimiranza riuscire a guardare oltre il proprio giardino e capire i vantaggi che potrebbero derivare a tutti, sostenendo insieme progetti territoriali più vasti. Per crescere sono necessarie anche visioni strategiche più ampie: facilitare i collegamenti interni, raccordandoli con le direttrici tirrenica e adriatica, sottrarrebbe questo territorio alla perifericità geografica.
Per trovare momenti di sintesi progettuale tra le tre province, occorre coltivare e sviluppare quello spirito federativo che ha dato luogo al protocollo d’intesa “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro”, sottoscritto dai sindaci dei tre capoluoghi di Taranto, Lecce e Brindisi, dai rispettivi presidenti di Provincia e dal rettore dell’Università del Salento. Quel protocollo prevede l’elaborazione di un masterplan con le linee programmatiche su cui costruire percorsi di sviluppo condivisi. L’elaborazione del masterplan è, purtroppo, in ritardo, e sembra anzi essersi arenato, ma in esso un posto prioritario dovranno avere le infrastrutture dei trasporti. Per questo si potrebbe già scrivere di fatto un capitolo importante se, nel frattempo, i tre capoluoghi e le tre Province riuscissero a trovare un’intesa per una proposta comune che riguardasse la bradanico-salentina, la 275 e il raccordo ferroviario con l’aeroporto di Brindisi. L’unità renderebbe tutti più forti e parlare con una sola voce la renderebbe più autorevole da far sentire a chi di competenza.


















