di Fabio CAFFIO
Le iniziative sul Grande Salento hanno sinora trovato in Taranto una flebile eco. E come se il tema non interessasse un capoluogo jonico (diverso il sostegno da parte dei comuni del versante salentino) che vive un’incerta identità tra la Terra d’Otranto e la Terra di Bari, tanto per usare le categorie territoriali del Regno delle Due Sicilie. Su queste pagine Il Prof. Francesco D’Andria ha magistralmente evidenziato i caratteri distintivi della cultura messapica preesistente rispetto a quella della colonizzazione spartana a Taranto. Sarà dunque che Taranto non si sente parte del Salento perché da millenni è rimasta sostanzialmente isolata rispetto alle popolazioni indigene che ha cercato di soggiogare.
Il problema è che chi pensa che sia un bene per Taranto rinsaldare i vincoli geografico-economici con i territori salentini deve scontrarsi con la pervicace ingerenza di Bari nella vita politico-amministrativa della Citta Bimare. Qualcuno ricorderà che nel 2017 la giunta Melucci designò vicesindaco di Taranto con delega all’Ambiente l’avvocato barese Rocco De Franchi ex assessore nella giunta Emiliano al Comune di Bari. Forse si trattava di una nomina tecnica, ma a molti non sfuggì l’irritualità dell’iniziativa che, con la designazione di una specie di proconsole, sottindendeva una visione coloniale da parte del capoluogo della Regione. Chi scrive ha anche evidenziato l’anomalia del patto tra Taranto e Bari per la candidatura congiunta a capitale della cultura che potrebbe essere alla base della bocciatura di quella inizialmente immaginata dal capoluogo jonico con la Grecia Salentina.
Ora in questa Rivista è stata data notizia che il Governatore Emiliano ha nominato l’ex sindaco Melucci a suo consigliere «per il coordinamento dei grandi progetti connessi alla transizione economica, ecologica ed energetica di Taranto, inclusi quelli riferibili a Cis (Contratto istituzionale di sviluppo), Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), Jtf (Just Transition Fund) e Giochi del Mediterraneo». L’iniziativa potrebbe configurare un conflitto istituzionale in quanto pone un’ipoteca sia sulle scelte amministrative del Commissario prefettizio, che su quelle politiche del prossimo sindaco di Taranto. In ogni caso getta un’ombra sulla capacità di Taranto di gestire autonomamente il suo destino. Ritorna, insomma, la maledizione della “Molle et Imbelle Tarentum” di oraziana memoria!


















