Esattamente otto anni fa raccoglievo questo frammento di vita quotidiana. Oggi lo rileggo e mi rendo conto di come, in un mondo che corre sempre più veloce, la solitudine delle persone rimanga la stessa. Ci sono momenti della vita quotidiana che passano inosservati, e altri che invece lasciano il segno. Questo piccolo racconto nasce tra i banchi di un supermercato: uno spaccato di realtà che spero possa far riflettere su quanta solitudine ci circondi e su quanto valore possa avere un semplice sorriso. (L.Q.)
Un semplice sorriso
Lei stava scegliendo i grappoli d’uva nera.
«Non prendere tutto», le disse l’anziano. Era un uomo di piccola statura, curvato, con i capelli bianchi e gli occhi chiari e sorridenti.
«No», rispose lei, «ve ne sono anche per Lei».
«A me piace l’uva bianca», disse lui, «stavo giusto scherzando, sa com’è la vita…».
Sono bastate queste ultime parole perché lei avvertisse la solitudine di quell’uomo, capendo che la spesa al supermercato era per lui un modo per stare in compagnia. Le fece tenerezza. Gli rivolse un sorriso amichevole e continuò i suoi acquisti.
Il supermercato era piccolo e le persone si incrociavano continuamente tra un banco e l’altro. Così, lei ritrovò l’anziano una seconda volta, non più al reparto ortofrutta ma alla bilancia. Lei doveva pesare l’anguria e lui le mele. Prima di loro c’era un’altra signora, alta circa il doppio dell’anziano. Lui, in fila dietro di lei, disse qualcosa giusto per attaccare bottone, rivolgendosi alla signora alta. La donna girò la testa, lo guardò con indifferenza e non mostrò alcun segno di coinvolgimento. All’anziano non andò giù quell’atteggiamento e disse tra sé e sé: «Che brutta!».
Invece lei, che era dietro di lui in attesa di pesare l’anguria, sentì lo sfogo dell’anziano e si mise a ridere per la sua reazione spontanea; allo stesso tempo, però, avvertì una profonda tristezza dentro di sé e si chiese: «Perché è così difficile regalare un sorriso a chi ne ha bisogno?».
Liljana Qafa


















