Rossella BARLETTA
Da attenta osservatrice dei comportamenti offensivi di molti di noi nei confronti dell’ambiente in cui viviamo, questo intervento desidera manifestare un’affettuosa vicinanza ai volontari di Legambiente/Gallipoli e a Maurizio Manna, infaticabile e battagliero come pochi altri sul fronte della difesa dell’ambiente dell’intero territorio della provincia di Lecce.
L’aspetto più amaro, sconfortante e deludente che rimanda alle considerazioni sull’incendio del 18 luglio u.s., è che in vent’anni – secondo Manna e, per chi scrive, molti di più –, nonostante le promesse elargite dalle forze politiche di colore rosso, bianco, verde eccetera eccetera, succedutesi al governo della Regione Puglia –, l‘ambiente ha fatto sempre la parte della cenerentola né si è stati in grado di creare una coscienza collettiva del suo rispetto, della sua salvaguardia e del significato di comportamenti consoni o da condannare. Appare ancora un argomento tabù. E questo, paradossalmente, a chi provoca gli incendi per mire speculative, è troppo chiaro. Tanto che agiscono impuniti.
In pochissimi si sono fatti garanti della valenza ambientale del proprio paese; molti hanno ritenuto l’ambiente accidentale e pure inesauribile. Del resto, mi chiedo, i nomi che si sono avvicendati ai posti chiave del settore, hanno mai dimostrato che le proprie capacità professionali o intuitive o di altro genere, fossero all’altezza? E, chi di dovere, ha mai sorvegliato sui risultati? Insomma, se un individuo ha sempre risuolato le scarpe non gli si può chiedere di costruire un ponte! E deve esserci chi, accortosi di incapacità, riesca a provvedere al rimedio, prima che sia troppo tardi.
Rimango entro i confini dell’assurdo e del surreale, correlando questo specifico allarmante argomento, per condividere una considerazione scaturita dopo avere sfogliato alcuni giornali locali (Nuovo Sud, 1978; Meridiano, 1981), prima di cestinarli definitivamente: non si possono richiamare neppure eventuali scandali, alias tangenti, – come quelli dell’ormai lontano 1981 che aleggiarono sui petroli e le tangenziali foggiane –, perché non figurano neppure questi eventuali doli!
Certo è che questa indolenza e questa palpabile indifferenza ha fatto, fa e farà bene alle persone più astute che ne traggono benefici. Sembra la trama delle favole millenarie dotate della seguente morale: mors tua, vita mea.
I giovani, che immagino come natanti di ultima generazione, lasciano questo territorio non soltanto perché cercano un porto sicuro dove attraccare ossia un’occupazione che li gratifichi, ma per potere incontrare menti meno ottuse con cui condividere un progetto che sia utile alla collettività. E, tra questi, molti riguardano l’ambiente salentino.
Un abbraccio a chi continua ad animare un deserto, rendendosi paladino del suo rispetto.


















