di Fernando DURANTE

Torna oggi a Sternatia la ultracentenaria Fera Mpessima o delle Mule. Così detta per via del maltempo che distingueva l’appuntamento e del florido mercato di quegli animali, particolarmente adatti al carico ed al trasporto nei percorsi in salita. Di queste bestie che, peraltro, danno il nome alla Fera, si teneva mercato ai piedi delle serre, i cui principali protagonisti erano gli zingari. L’altro analogo ed omonimo appuntamento si tiene a due settimane di distanza, il 26 marzo, ed è denominato: delle “Croci coperte”. Per distinguerla dalla prima e per rispetto al periodo di Quaresima in cui cade. Sternatia, come tutti gli antichi paesi, è pieno di “si dice”. A tale proposito, si racconta che, originariamente, le fiere erano ben tre. Una di queste sarebbe stata barattata con Corigliano d’Otranto, altro centro ellenofono a pochi chilometri, scambiandola con la statua di San Giorgio. La leggenda, appunto, racconta che la statua del santo a cavallo era stata ricoverata in chiesa per ripararla da un improvviso temporale che si era scatenato all’altezza del paese. I coriglianesi tornavano da Lecce dove un cartapestaio aveva provveduto a restaurarla. A temporale passato, i coriglianesi volevano riprendere il cammino. Ma, non ci fu verso: la statua non si riusciva a muovere. Fu allora che i sternatesi proposero di barattarla con una fiera. Corigliano accettò. La Fera, una volta, era molto attesa soprattutto dai contadini, categoria dominante, all’epoca. Nonostante il cambio di abitudini ed esigenze, l’appuntamento, oggi come allora, non manca di essere atteso e partecipato. Anche se oggi, è il rimpianto di due donne avanti con l’età, “l’evento è un’altra cosa, rispetto a i nostri tempi. Più che altro, è un ritrovarsi tutti insieme in piazza per un momento di comunità”, commentano le due anziane. Peraltro, aggiungono: “è mercato tutti i giorni”.