Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Lecce

Lino DE MATTEIS

Il progetto di riforma delle Soprintendenze che ha in animo il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, può essere un’occasione di razionalizzazione del settore e di coesione del territorio anche per le province di Brindisi, Lecce e Taranto. Uno dei principi ispiratori della riforma è, infatti, l’esigenza di rendere omogenee le scelte e i comportamenti delle Soprintendenze, poiché, giustamente, come sostiene il ministro, le decisioni non possono essere difformi in base al territorio dove ricade l’edificio storico. Limiti e autorizzazioni di intervento su un palazzo del settecento, per esempio, devono essere uguali sia che si trovi in provincia di Lecce, in quella di Taranto o in quella di Brindisi.

Se non è accettabile la disomogeneità delle decisioni in generale a livello nazionale, lo è ancora di più se si guarda a un piccolo territorio, come è la penisola salentina. La razionalizzazione del settore si rende qui ancora più necessaria per superare una peculiarità tutta salentina, scaturita dall’esigenza di compensare campanilismi ritenuti traditi: attualmente, infatti, esiste una Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio competente per le sole province di Lecce e Brindisi, con sede a Lecce, e una Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, con sede a Taranto, che, oltre alle funzioni proprie relative al mare, svolge anche quelle di Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la sola provincia di Taranto.

Secondo quanto trapelato sulla stampa, la razionalizzazione del ministro Sangiuliano porterebbe ad una salomonica soluzione e a una equa attribuzione di competenze: a Taranto resterebbe l’esclusività del patrimonio culturale subacqueo, con competenza sul mare nazionale; a Lecce quella sull’archeologia belle arti e paesaggio per le tre province salentine, ma con una sede distaccata anche a Taranto. A confermare questo orientamento è il deputato tarantino di FdI Dario Iaia, dopo un’interlocuzione col ministro Sangiuliano: «La Soprintendenza del patrimonio subacqueo – ha detto Iaia – manterrà la propria sede a Taranto. Una novità riguarda invece le competenze: la Soprintendenza per il patrimonio subacqueo ha attualmente anche competenza su archeologia belle arti e paesaggio per il territorio della provincia di Taranto, ma, a seguito della riforma, quest’ultimo ramo sarà trasferito alla Soprintendenza di Lecce, Brindisi e Taranto, con sede a Lecce e Taranto».

Che la sede nazionale della Soprintendenza per il patrimonio culturale subacqueo resti a Taranto è la conferma più evidente dell’importanza storica e strategica del capoluogo ionico, già capitale della Magna Grecia e odierna metropoli mediterranea, con l’arsenale militare e un porto commerciale e turistico internazionale. Mentre, che la sede della Soprintendenza per l’archeologia belle arti e paesaggio sia a Lecce, con una diramazione a Taranto, se, da una parte, è un riconoscimento al ruolo storico avuto dal capoluogo salentino nell’antica Terra d’Otranto, dall’altra, la coabitazione degli uffici con Taranto è la presa d’atto di un legame storico-geografico che gli odierni confini amministrativi provinciali non possono cancellare.

L’affinità storica, antropologica e culturale dei territori brindisini, leccesi e tarantini ha due riferimenti simbolici concreti, a Lecce e Taranto, da cui non si può prescindere: l’Archivio di Stato di Lecce, che, sino ad un secolo fa, prima che il fascismo smembrasse il territorio della penisola salentina, ha rappresentato lo scrigno amministrativo unitario dell’antica Terra d’Otranto; e il Museo Archeologico Nazionale di Taranto nel quale sono oggi raccolti i più importanti reperti archeologici e storici provenienti dalle tre province di Brindisi, Lecce e Taranto. Documenti amministrativi e testimonianze archeologiche e storiche che legano alla radice l’esperienza antropologica di brindisini, leccesi e tarantini.

Per questo il tentativo di riforma delle Soprintendenze si presenta come una propizia ed equilibrata occasione di crescita per il Grande Salento. È necessario perciò che il tentativo non sia frenato da atavici e deleteri localismi, da sterili campanilismi e provincialismi che, frantumando gli interessi comuni, impediscono la crescita di tutti. Una riforma che va vista con la disponibilità di chi ha a cuore lo sviluppo dell’intero territorio, nella consapevolezza che solo l’unità lo rende forte e lo sottare a chi, dal di fuori, ha interesse che resti diviso e debole per i propri pascoli.

Occorre non cadere più nelle perniciose polemiche alimentate da interessi elettorali locali, ma contribuire a far cresce concretamente quello spirito collaborativo e confederativo più volte emerso, nell’ultimo secolo, dalla storica del Grande Salento. L’unità del territorio si costruisce anche così, gradualmente, cogliendo le occasioni che offre la cronaca e mettendo alla prova la propria disponibilità al raggiungimento di intese concrete. La geopolitica ha sempre condizionato l’evoluzione umana, e Brindisi, Lecce e Taranto non possono sottrarsi al destino comune imposto loro dalla geografia, dalla coabitazione cioè in una minuscola penisola. Ci vuole solo un po’ di buona volontà da parte di tutti, cittadini e istituzioni.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it