La crisi ucraina ci è servita a capire quanto siano stati deleteri i “no-a-tutto”, soprattutto quelli sulle fonti rinnovabili che ci hanno resi dipendenti dal gas russo. Si sa che la demagogia del “no-a-tutto” porta voti, tanti voti, una marea di voti, come è stato con il no-Tap nel Salento per i grillini. Il gioco è semplice: si assecondato e alimentano le pulsioni rancorose dei territori interessati in cambio di voti, ma si ostacolano e impediscono soluzioni realistiche dei problemi che interessano l’intera collettività.
L’energia rinnovabile è una cosa buona e giusta si sostiene unanimemente, ma quando si tratta di individuare un sito su cui collocare un impianto fotovoltaico o eolico ecco che, immancabilmente, scatta la reazione del territorio. Una reazione che la letteratura moderna sintetizza nell’acronimo “nimby” da “not in my back yard”, che vuol dire “non nel mio giardino”. Insomma, fatelo pure dove volete ma non vicino casa mia. Nel Salento l’emblema più recente di questa posizione è stato il gasdotto Tap di San Foca, ancora tenacemente contrastato dal primo cittadino di Melendugno. Oggi, a parte il trascurabile impatto ambientale, tutti si rendono conto di quanto sia stato importante realizzarlo, non solo per l’Italia ma per l’intera Europa.
In Puglia la burocrazia e la paura di irritare pezzi di elettorato tengono bloccati 400 progetti che riguardano la produzione di energia rinnovabile. Ma due, in particolare, sono quelli diventati il nuovo vessillo dei nimbysti pugliesi: gli impianti eolici offshore che si vorrebbero realizzare nel canale d’Otranto, uno al largo di Brindisi l’altro al largo di Santa Cesarea-Castro. La storia si ripete: alla necessità ambientale e strategica di produrre energia rinnovabile si contrappone quella della tutela paesaggistica, che essendo più immediata, vicina e percepita, fa maggiore presa sulla popolazione locale.
Paladino contro il parco eolico offshore nel basso Salento è il consigliere regionale di opposizione Paolo Pagliaro, che si è messo alla testa della protesta, anche se ha apprezzato il parco eolico inaugurato di recente a Taranto, sostenendo che bisogna “valutare caso per caso”. Ma con grande sorpresa, a quanto si legge dalle cronache dei giornali, una mozione di Pagliaro contro l’offshore del basso Salento, è stata firmata anche dall’assessore regionale allo Sviluppo, il leccese Alessandro Delli Noci, che, insieme agli altri assessori regionali leccesi, quello all’Ambiente, Anna Grazia Marschio, al Lavoro, Sebastiano Leo, e alla Sanità, Rocco Palese, non hanno partecipato alla votazione con cui ieri il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità l’indirizzo politico di dare il via alla realizzazione di impianti per l’energia rinnovabile in Puglia. La mozione approvata dall’Assemblea ha evitato l’imbarazzo di mettere ai voti la mozione firmata dal consigliere del centrodestra Pagliaro e dall’assessore Delli Noci, esponente di spicco della lista civica di Emiliano, “Con”.
Palese era assente giustificato e l’assessorato di Leo non è legato direttamente alla tematica, ma l’assenza di Delli Noci e Maraschio, che rappresentano due assessorati interessati al tema della produzione di energia rinnovabile in Puglia, ha suscitato non poche perplessità ed è stato stigmatizzato dai consiglieri regionali Fabiano Amati, Paolo Campo, Michele Mazzarano e Ruggiero Mennea: «Governare è assumere decisioni, anche difficili, ed è soprattutto compito dei componenti della Giunta regionale, i quali non possono limitare il loro mandato al territorio di residenza o disertare gli appuntamenti quando le scelte rischiano di generare contrasti».
L.d.M.


















