Giovanni SECLÌ*

Il Salento leccese, dagli oltre cento centri urbani, ha bisogno di una Metropolitana di superficIe auspicata da decenni, per promuovere la mobilità pubblica che decongestioni quella privata ipertrofica e inquinante. Ma ciò va realizzato non guardando al passato, ma attenti alle concrete situazioni attuali e alle novità tecnologiche.

Invece l’evocazione seducente di “metropolitana di superficie”, viene declinata nella scelta di resuscitare la obsoleta linea ferroviaria sud-est, grazie alla magia della elettrificazione. Pertanto all’unisono, forze politiche e sociali, chiedono di integrare i 130 milioni di euro stanziati, con altri 50, per la realizzazione solo della prima tratta (Lecce-Otranto) di tale progetto vecchio di 30 anni, totalmente inadeguato rispetto alle attuali esigenze della utenza, allo sviluppo urbanistico dei centri interessati, alle novità eco-tecnologiche!

Proprio tale datazione pluridecennale dovrebbe indurre enti pubblici e amministratori a rivederlo radicalmente. Trenta anni fa l’elettricità su gomma l’ibrido e l’idrogeno erano assenti: ora “circolano” da anni – anche con gli autobus – sulle strade non solo del mondo tecnologicamente avanzato e di varie regioni e città italiane ma anche in Puglia (Taranto e non solo) . Ignorate però nel Salento leccese. Riproporre l’elettrificazione di una linea ferroviaria costruita oltre un secolo fa, funzionale fino all’inizio degli anni ‘60, poi sempre più obsoleta e ormai senza utenza, manifesta l’incapacità della classe dirigente di progettare il territorio, investendo risorse pubbliche significative, con una visione attenta al presente e aperta al futuro, ormai in atto.

Elettrificazione ingiustificata anche sul piano ecologico, data la attuale sostenibilità ambientale dei bus elettrici, ibridi, all’idrogeno, in grado di svolgere un servizio di trasporto pubblico improntato alla prossimità rispetto all’utenza, alla velocizzazione e flessibilità di gestione. Priorità strutturali totalmente improponibili per una metropolitana adattata su una linea ferroviaria inadatta: che rischia di restare per la provincia di Lecce una nuova “cattedrale deserta”: nata su un “binario morto”!

Quante centinaia di attuali milioni di euro sono stati spesi o dissipati negli ultimi 40 anni, con politici salentini alla guida del dicastero dei trasporti, per ammodernare ciclicamente le ferrovie Sud-est, senza riuscire a fermare l’emorragia dell’utenza e a rendere efficiente e vitale l’infrastruttura?

IL Salento deve far tesoro del più negativo monumento allo spreco delle risorse pubbliche: Il filobus di Lecce, emblema di una concezione di mobilità pubblica urbana datata (realizzato troppo tardivamente a Lecce, quando tale modalità di trasporto altrove era ormai desueta), dispendiosa (ancor più nell’esercizio passivo), soprattutto totalmente inefficiente e quindi inutilizzato.

Tale scenario di arretratezza tecnologica e progettuale, di spreco delle risorse pubbliche, di inadeguatezza nel rispondere al bisogno di mobilità pubblica, etc. si ripresenterà su scala provinciale, con la realizzazione della metropolitana di superficie a sud di Lecce, denominata “Elettrificazione Salento”. Resta invece condivisibile e giustificata l’elettrificazione della tratta Sud-est che collega Lecce a Martina Franca, quindi con l’entroterra delle altre due province salentine e con Taranto. Ma su tutto il territorio della provincia di Lecce, a sud del capoluogo, l’elettrificazione si configura come un inutile spreco di risorse, con tempi di realizzazione assai lunghi: a partire dal 2023 si attiverebbe la prima tratta Martina Franca- Lecce, ma fra quanti anni le tratte leccesi…? Come potrà competere con una mobilità su gomma, pubblica e privata, sempre più sostenibile ecologicamente, di prossimità all’utenza e flessibile? Il trasporto pubblico su gomma nel Salento ha marginalizzato totalmente – per la velocità e prossimità di collegamento – già da diversi decenni quello su rotaia, soprattutto nel trasporto degli studenti, che fino ad allora ne erano i principali utenti.

La linea Sud-est, a sud di Lecce, “collega” solo metà dei 97 comuni della provincia. Le stazioni sono ancora ubicate dov’erano un secolo fa; ma i centri abitati sono cresciuti a dismisura, in genere sempre più lontani da esse, pertanto ora sempre più decentrate (a parte soltanto Tricase, Copertino e Galatone). Per dodici comuni (tra cui Ugento, Presicce-Acquarica, Aradeo, Alessano, Poggiardo, e quelli sulla Maglie-Otranto) lo scalo è, e resterà, distante alcuni km, in aperta campagna! Per raggiungere le stazioni della auspicata metropolitana gran parte dei cittadini dovrebbero percorrere con mezzi privati tragitti urbani anche di diversi km…! Altro che trasporto pubblico velocizzato, resterebbe assai più lento di quello su gomma, richiesto per recarsi individualmente al luogo di destinazione. A meno di rimodulare completamente la linea ferroviaria da elettrificare, con un nuovo tragitto a all’interno dei centri urbani e diverse nuove stazioni, per rendere efficiente la metro su ferro: servirebbe questo – con quali costi e in quanti decenni? – altro che il “riammodernamento del look delle stazioni”, evocato da qualche giovane parlamentare locale, per sedurre i cittadini …! Tranne la Lecce-Maglie, la linea Sud-est è generalmente “tortuosa”, (il “gomito” di Novoli per la ionica Lecce-Gagliano; lo zig zag della Lecce- Gallipoli e della Casarano Gallipoli), con l’impegno di un kilometraggio quasi doppio rispetto a quello stradale. La velocità dei cento km/h è raggiungibile solo su poche tratte più lunghe, in quanto in genere i paesi sono a un tiro di schioppo…

Molti dei grandi centri urbani della Provincia (Copertino, Nardo, Galatone, Galatina, Maglie) distano da Lecce e tra loro al massimo 15 minuti su strada, assai meno di quanto potrebbe in futuro offrire la rigida metropolitana, che comunque lascia l’utente in stazioni lontane rispetto alla destinazione individuale. Otto paesi (tra cui i popolosi Monteroni, Carmiano, San Cesario, Lizzanello-Merine) fanno parte dell’interland del capoluogo: per essi è prioritaria una rete di mobilità di area metropolitana, peraltro già auspicata dai sindaci dei comuni interessati, che ovviamente sarebbe affidata agli autobus urbani del capoluogo. Ben 45 paesi a sud di Lecce sono e resteranno tagliati fuori dai collegamenti ferroviari, quindi dalla metropolitana su ferro! Anch’essi hanno diritto ad una mobilità pubblica efficiente e veloce!

Per ultimo la maggiore velocità delle locomotive elettriche o delle altre promesse ad idrogeno (sulla tratta ionica) sulla vecchia linea ferrata sarà ulteriormente neutralizzata dal binario unico: quante lunghe soste nelle varie stazioni, per coincidenze tra treni in direzione opposta …? L’elettrificazione della linea ferroviaria Sud-est nel leccese (a partire dalla Lecce-Maglie-Otranto prima tratta dalla promessa prossima cantierizzazione), con scali del tutto periferici ai centri urbani, pertanto non sarà competitiva con il trasporto su gomma con vettori ibrido, all’idrogeno o elettrici, non sarà in grado di rivitalizzare una linea morta.

Purtroppo tale progetto non ha coinvolto il territorio né le sue istituzioni, né si è attivato un dibattito pubblico, né interpellati gli esperti. Solo qualche esultanza dai sindaci “elettrificati”, altre recriminazioni da quelli esclusi, silenzio da quelli dei comuni non serviti dal ferro. Ma nessuna richiesta di una pianificazione generale che coinvolgesse l’intero territorio provinciale finalizzata alla realizzazione in tempi brevi di un sistema di mobilità su gomma ecosostenibile, dai collegamenti più veloci e frequenti tra i principali centri e verso il capoluogo, attraverso l’acquisto di nuovi autobus ecologici, come da poco avvenuto per Taranto. Eppure l’esperienza vincente di Salento-in-bus, che collega solo in estate i principali centri urbani e quelli balneari della provincia con autobus ancora inquinanti (anche dai turisti snobbati i treni) dovrebbe insegnare qualcosa…!

La metropolitana pubblica di superficie in provincia di Lecce va realizzata, ma con le seguenti condizioni che la rendono fruibile da una ampia utenza, che sono del tutto precluse all’attuale linea ferroviaria pur elettrificata, idrogenizzata e velocizzata:

a – collegare tutti (e non solo il 55 %) dei centri urbani leccesi;
b – attivare tragitti di prossimità con l’utenza;
c – tempi di percorrenza competitivi, considerando le reali partenze e destinazioni finali degli utenti;
d – linee dirette, quindi assai più veloci, tra i principali centri (Gallipoli, Galatina, Nardo, Copertino etc) e tra essi e il capoluogo.

Tutto ciò può essere soddisfatto solo da una metropolitana su gomma, con autobus elettrici, all’idrogeno o ibridi, ormai dai costi competitivi. Solo i 50 milioni ultimamente promessi dalla Regione permetterebbero di acquistarne almeno 120, attivando da subito un servizio efficiente: si risponderebbe anche alle necessità immediate, imposte dalla pandemia, di riqualificare il servizio pubblico su strada. Invece tra quanti anni potremo brindare all’elettrificazione attivata, ma con costi lievitati, e anche l’impatto ambientale della palinificazione; oltre il danno la beffa di una sua utilizzazione solo per scopi turistici, in quanto snobbata per la mobilità quotidiana di massa, che “rischia” di essere soddisfatta sempre più dai vettori ecosostenibili privati. Quindi senza che si sia creata un’infrastruttura competitiva con la mobilità privata, una delle criticità soprattutto della vivibilità urbana!

La linea Sud est leccese resti una testimonianza del passato legata alla fruibilità turistica o complementare. Una struttura rigida e decentrata non potrà mai assolvere la funzione di vettore della mobilità pubblica e di massa, che richiede flessibilità, velocità, prossimità, rese possibili -in modo sostenibile per l’ambiente e l’impegno finanziario- dal trasporto su gomma ormai ecosostenibile.

Si chiede pertanto di azzerare il progetto di elettrificazione della rete ferroviaria Sud-est, nelle tratte a sud di Lecce e di sostituire l’acquisto già preventivato di locomotive con bus all’idrogeno per una metropolitana di superficie efficiente e rispondente ai bisogni di mobilità pubblica dell’intero Salento.

*Forum ambiente e salute Lecce