- Il Salento rappresenta il territorio ideale per affrontare la sfida della modernità e della globalizzazione. L’area vasta metropolitana della “grande Città jonico-salentina”, come la definì l’urbanista Guido Radaelli, rappresenta, infatti, la dimensione ideale per la sperimentazione delle “economie di aggregazione”. Ma ci vuole la buona volontà di tutti.
di Lino DE MATTEIS

La si chiami come si vuole, “città jonico-salentina”, “area metropolitana”, “super-provincia”, “macro-provincia”, “sub-regione”, “regione salentina”, “regione urbana” …, stiamo parlando dello stesso territorio, stiamo parlando della storica “Terra d’Otranto”, la cui area geografica comprendeva i territori delle Province di Brindisi, Lecce e Taranto, e che oggi, più modernamente, viene indicata come “Grande Salento”. La modernizzazione e la ripresa post-Covid ci lanciano la sfida delle “città intelligenti”, delle “economie aggregate”, delle “reti sistemiche”, delle “cooperazioni programmatiche” per rendere competitivi territori omogenei, condannando alla marginalità campanilismi e isolazionismi autarchici. Per costruire un futuro unitario occorre conoscerne le potenzialità e riscoprire l’identità comune salentina, insidiata, appena un secolo fa, dalla suddivisione in tre province voluta dal fascismo. La penisola salentina è una e indivisibile, pur nella pluralità di eventi storici ed esperienze culturali ed economiche che l’hanno attraversata.
Il Salento rappresenta, per la sua dimensione e conformazione geografica, il territorio ideale per affrontare la sfida delle “città intelligenti”. L’area vasta metropolitana della “grande Città jonico-salentina”, come la definì anni addietro l’urbanista Guido Radaelli, rappresenta, infatti, la dimensione ideale per la sperimentazione delle “economie di aggregazione”, di cui ha parlato il giornalista Sigfrido Ranucci, in una puntata della sua trasmissione “Report”, su RaiTre. Ma è una sfida che, per avere successo, dev’essere compresa, sostenuta, amata e voluta, prima, dal sentimento popolare e, poi, condivisa e perseguita dalla classe dirigente salentina, in particolare dai sindaci dei comuni capoluogo, dai presidenti di Provincia e dall’Università del Salento, oltre che dai consiglieri regionali e parlamentari del territorio.
Un segnale importante in questo senso è venuto, all’inizio dello scorso anno, prima dell’esplodere della pandemia del Covid-19, dal protocollo d’intesa “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro”, sottoscritto dai tre sindaci dei comuni capoluogo Carlo Salvemini (Lecce), Riccardo Rossi (Brindisi), Rinaldo Melucci (Taranto), dai rispettivi presidenti di Provincia, Stefano Minerva, lo stesso Riccardo Rossi, Giovanni Gugliotti, e dal rettore dell’Università del Salento, Fabio Pollice, con il quale si condividono fondamentali linee programmatiche e un percorso pratico, che assegna alla regia dell’Ateneo salentino il compito di coordinare il “tavolo tecnico” che dovrà portare alla definizione di un masterplan comune sullo sviluppo del territorio. Non era mai successo, nella storia recente del Grande Salento, che le massime istituzioni locali raggiungessero un tale livello di sintonia politico-programmatica.
«La regione urbana jonico-salentina possiede da sempre, potenzialmente, la morfologia di una città policentrica, perfezionabile e ristrutturabile in un’unica grande Città jonico-salentina. Questa struttura policentrica è determinata dall’insieme costituito dalle maggiori città – Brindisi, Lecce, Taranto – e dagli insediamenti minori sparsi nelle pianure salentine, sulle colline (le Murge) e lungo le coste adriatiche e joniche; ed è dimostrata dalle interconnessioni da tempo antico e dalle nuove intrecciabili relazioni», così scriveva l’urbanista di fama internazionale Giulio Redaelli, nel 1983, analizzando le caratteristiche dell’area territoriale del Grande Salento.
«Stiamo entrando nell’era delle città intelligenti. Quello che conta succede nelle grandi aree metropolitane, in tutto il mondo. Ogni metropoli diventa un nodo di scambio con le altre aree del globo, risorse e competenze si connettono, ma a una condizione: bisogna essere in tanti e fare massa critica», raccontava Ranucci nella trasmissione “Report”. E se le dimensioni e i grandi numeri non ci sono? «Si possono creare», spiegava il conduttore, facendo anche degli esempi: «Nizza e quarantanove comuni vicini si agganciano, uniscono i propri budget, si considerano un’unica metropoli e si danno obiettivi comuni. A Chemnitz, in Germania, sono bastati dei tram che si trasformano in treni – quando serve – per creare una grande area metropolitana che vede crescere attività e occupazione. Che cosa accadrebbe se anche in Italia si alleassero città grandi e piccole per raggiungere i grandi numeri, darsi degli obiettivi e puntare a crescita e benessere?».
Ecco. Il futuro del Salento è in questa aggregazione, che lo potrebbe far diventare un’area metropolitana di livello mondiale nel cuore del Mediterraneo. Ranucci ha citato come esempi la città francese di Nizza (344mila abitanti) e quella tedesca Chemnitz (243mila abitanti), per dimostrare che i due centri, aggregandosi rispettivamente con i comuni vicini, hanno creato una “città intelligente”. Numeri che impallidiscono di fronte al potenziale di aggregazione delle tre province di Lecce, Brindisi e Taranto. Queste sì in grado di fare “massa critica” con quasi due milioni di abitanti, due grandi porti complementari (Taranto e Brindisi), tre aeroporti (Brindisi, Grottaglie e Galatina), un distretto aerospaziale, il più grande siderurgico d’Europa, attività industriali e di ricerca, una Università del Salento, un terziario in ripresa e un agroalimentare già affermato, un turismo d’eccellenza, cultura e tradizione di primordine, ecc..
Mettendo in rete le risorse e le potenzialità di cui dispongono i 148 Comuni che compongono le tre province salentine e sfruttando i vantaggi geografici, che rendono strategico il territorio della penisola, si potrebbe realizzare veramente una “città intelligente” nel cuore del Mediterraneo: una “città policentrica” crocevia dei traffici marittimi commerciali potenziati dal raddoppio del Canale di Suez, una piattaforma logistica collegata con l’Africa, il Medio Oriente e l’Europa. Il futuro tecnologico e globalizzato richiede come necessaria questa proiezione programmatica, una visione lungimirante che la classe dirigente salentina deve saper cogliere. L’“economia di aggregazione” è un’opportunità che bisogna saper coltivare, cominciando a interconnettere tra di loro le infrastrutture del territorio salentino e accrescendo i collegamenti con l’esterno.
Non è la prima volta che se ne parla. Negli ultimi decenni, a più riprese, si è sviluppato, sui media e tra le forze politiche e sociali salentine, il dibattito sulla necessità che le province del sud della Puglia si unissero per rappresentare al meglio gli interessi del territorio. Un obiettivo che, però, senza la coscienza di una comune identità, si è sempre infranto sugli scogli degli individualismi politici e dei campanilismi amministrativi. Eppure leccesi, brindisini e tarantini, sono appartenuti alla stessa regione storico-geografica di “Terra d’Otranto” per quasi otto secoli, dal XII al XX secolo, attraversando insieme le vicessitudini dei vari regni che si sono succeduti nel sud d’Italia, dal Regno di Sicilia al Regno di Napoli, dal Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia. Pur cambiando, nel tempo, denominazione, da “Giustizierato di Terra d’Otranto” a “Provincia di Terra d’Otranto” e, poi, a “Provincia di Lecce”, l’area territoriale comprendeva sempre le tre attuali province, prima del loro smembramento durante il ventennio con la costituzione della Provincia di Taranto (o Provincia dello Jonio), nel 1923, e, successivamente, della Provincia di Brindisi, nel 1927, lasciando alla Provincia di Lecce l’attuale dimensione amministrativa.
A parlare di “Subregione culturale” era stato già, nei primi anni Novanta, il professore Ennio Bonea. L’idea ispiratrice del “Grande Salento” era già insita anche nell’iniziativa editoriale che, nel 1979, diede vita al “Quotidiano di Brindisi, Lecce, Taranto”, voluto dal socialista tarantino Claudio Signorile e dal liberale leccese Ennio Bonea. Fu grazie all’intuizione politica di Claudio Signorile che per la prima volta nasceva nella Puglia meridionale, a sud di Bari, un giornale quotidiano che intendeva dare voce e rappresentare insieme le tre Province di Brindisi, Lecce e Taranto. L’intento culturalmente unificante del territorio trovò esplicita manifestazione anche in una serie di inserti del “Quotidiano”, curati da Antonio Maglio, che, tra gli anni ’80 e ’90, tracciarono per la prima volta uno spaccato storico-antropologico omogeneo della popolazione jonico-salentina, amalgamando i Comuni delle tre province in un unico ordine alfabetico e sottraendoli alla fredda suddivisione amministrativa delle Province di appartenenza.
Anche se non esplicitamente citata, l’idea del “Grande Salento” si ritrovava, nel 1999, insita nell’iniziativa intrapresa dai presidenti dell’epoca della Provincia di Brindisi (Nicola Frugis), di Lecce (Lorenzo Ria) e di Taranto (Domenico Rana) di elaborare insieme un’“Agenzia unica per lo sviluppo dell’area jonico-salentina”. Facendo, invece, esplicito riferimento al “Grande Salento”, ci riprovarono, nel 2006, i presidenti Michele Errico (Brindisi), Giovanni Pellegrino (Lecce) e Gianni Florido (Taranto), arrivando perfino ad elaborare la bozza di un protocollo d’intesa per la istituzione di un “tavolo” permanente di concertazione tra le tre Province e a stilare un elenco comune di priorità da sottoporre alla Regione: “Infrastrutture logistiche e di trasporto: le priorità del Grande Salento per la programmazione regionale 2007/2013″.
Nel 2010, il “Movimento Regione Salento”, fondato da Paolo Pagliaro, provava a dare forma istituzionale all’idea del “Grande del Salento”, promuovendo un referendum per la istituzione di una nuova Regione comprendente le tre Province di Brindisi, Lecce e Taranto. Pur avendo raccolto le firme necessarie, il referendum per l’istituzione della “Regione Salento” non venne autorizzato dalla Cassazione. L’iniziativa di Pagliaro trovava fondamento nella convinzione che l’area jonico-salentina, unitariamente intesa, è considerata una dimensione ottimale dalla Società Geografica Italiana che, nel 2015, ha proposto uno studio sul riordino territoriale nazionale, che prevede una trentina di “Enti di prossimità” in Italia in sostituzione delle Regioni, delle Province e di numerosi altri enti territoriali.
Nel 2012, il dibattito sulla necessità di unire le tre Province salentine venne, di fatto, rilanciato dal governo di Mario Monti, che, impegnato nella riduzione della spesa pubblica, propose la riduzione delle Province italiane, attraverso opportuni accorpamenti. Ma, l’anno dopo, con la caduta del governo Monti, quel dibattito si interruppe bruscamente. Nel 2014, col governo di Matteo Renzi, in attesa della loro completa abolizione, la legge Delrio svuotò e depotenziò le Province, riducendole ad enti di secondo livello e tagliando loro drasticamente i finanziamenti. La vittoria del “no” al referendum costituzionale, svoltosi il 4 dicembre 2017, ha conservato le Province nell’ordinamento costituzionale, lasciandole però nel limbo nel quale le aveva poste la legge Delrio.
Ma di “Grande Salento” si continua ancora a parlare con la pubblicazione, nel 2016, della guida turistica della Glocal Editrice, “Il Grande Salento”, uno strumento di cultura e conoscenza del territorio, che, per la prima volta e in modo originale, propone insieme le tre Province con una serie di itinerari tematici che le percorrono in modo trasversale, e, nel 2017, con la pubblicazione del libro di Luigino Sergio “L’utopia del Grande Salento”, Edizioni Kurumuny, che rilancia l’idea di un’unica Provincia jonico-salentina. L’idea di una macro-provincia, all’interno di una riforma territoriale nazionale che preveda le macro-regioni, è stata sostenuta dal giornalista Adelmo Gaetani sul “Nuovo Quotidiano di Puglia”. Nel 2018, ha iniziato le pubblicazioni sul web la rivista online ilGrandeSalento.it, che dispone anche di una pagina e di un gruppo pubblico omonimi su Facebook. Più volte, con interviste e interventi, è tornato sul tema un “grande saggio” della politica salentina come l’on. Giacinto Urso, i cui accurati appelli affinché questa terra sappia trovare il coraggio e la forza di rimettersi insieme in cammino, sono culminati con una appassionata “Lettera aperta sul Grande Salento”, pubblicata sul “Quotidiano” nell’aprile del 2019.. Lo storico quotidiano pugliese, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, ha raggruppato, dal dicembre 2019, in un unico inserto, “Salento”, le notizie delle tre province di Lecce, Brindisi e Taranto.
Con la firma del protocollo d’intesa “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro”, va dato merito ai tre sindaci, ai tre presidenti di Provincia e al rettore dell’UniSalento, di aver rimesso in moto e riavviato un positivo processo unitario. Ma questo non basta! Oltre a definire concretamente e presto il masterplan per lo sviluppo del territorio, la vera svolta è riuscire a dare continuità al processo unitario, sottraendolo alla caducità della politica e all’alternanza delle maggioranze alla guida degli enti locali. È questa la vera sfida: individuare forme e modi che riescano a restare punti di riferimento permanenti anche per i futuri amministratori, affinché non si ricominci ogni volta da zero. Un ruolo fondamentale potrà giocare il rettore Fabio Pollice, se, d’intesa con gli enti promotori, riuscirà a rendere permanente il “Tavolo tecnico di coordinamento interistituzionale”, composto dai rappresentanti dei vari organismi istituzionali del territorio, rendendolo un centro permanente di consultazione, analisi e proposta. Una sorta di “cabina di regia”, un organismo tecnico-politico super partes, una camera di compensazione delle spinte campanilistiche ed interessi elettoralistici, in grado di dare input unitari al territorio.


















