Michele Emiliano

di Lino DE MATTEIS

Un emendamento introdotto all’ultimo momento, nell’ultima seduta utile prima della pausa estiva, a firma di tutti i capigruppo e approvato all’unanimità dall’assemblea regionale, grillini compresi, ha ripristinato un privilegio della casta, abolito otto anni fa dalla stessa assemblea, che riassegna, con effetto retroattivo, ai consiglieri regionali pugliesi una lauta liquidazione di fine mandato. Il “regalo di Ferragosto” che si sono fatti i consiglieri regionali, e che costerà un bel po’ di miliardi alle casse della Regione e, quindi, alle tasche dei pugliesi, non riguarderà solo i componenti dell’assemblea regionale ma anche assessori e presidenti di giunta. «A far data dal primo gennaio 2013, a coloro che hanno ricoperto le cariche di consigliere regionale o di componente della Giunta regionale, spetta l’assegno di fine mandato, anche se cessati dalla carica nel corso della legislatura», si legge nell’emendamento approvato. In sostanza, quindi, riguarderà anche il presidente della giunta regionale, Michele Emiliano, assente, a quanto pare, al momento del voto dell’assemblea.

Nonostante le critiche pubbliche sollevate dal provvedimento, sulla vicenda Emiliano ha scelto un imbarazzante silenzio, probabilmente sperando che questa eccezionale calura agostana faccia dimenticare presto agli elettori pugliesi quanto è avvenuto: il governatore non dice cosa pensa dell’assegno di fine mandato o se, in qualche modo, ne era a conoscenza; non parla della circostanza della sua assenza dalla votazione; evita dichiarazioni ufficiali, si gira dall’altra parte, fa finta di niente. Un’assenza totale, nonostante la base grillina pugliese sia in rivolta e ha chiesto l’intervento del leader pentastellato, Giuseppe Conte, contro i suoi rappresentati in Consiglio, che hanno disinvoltamente votato a favore, immemori delle loro battaglie per la moralizzazione della politica (esclusa solo la consigliera Antonella Laricchia, che, pur essendo assente anche lei, ha fatto sapere che, se fosse stata presente, avrebbe votato contro).

Corriere del Mezzogiorno, 8 agosto 2021

Una nota, solo una piccola nota sul Corriere del Mezzogiorno, dell’8 agosto 2021, riporta a tal proposito alcune indiscrezioni attribuite a fonti vicine al governatore: «Le critiche lo hanno spaventato e per questo fa sapere quello che è successo. Il presidente della Regione, Michele Emiliano, dice di non saperne nulla e che la norma votata dal Consiglio regionale per reintrodurre l’indennità di fine mandato ai consiglieri regionali non è stata voluta da lui. Il governatore deve essere rimasto molto impressionato dalle critiche che stanno investendo i consiglieri e l’istituzione nel suo complesso. Il governatore evita di fare dichiarazioni ufficiali. Tuttavia dal suo entourage filtra la ricostruzione di quello che è successo nell’ultima seduta del Consiglio, il 27 luglio. “Emiliano – dicono i suoi collaboratori – era assente al momento del voto. Ma soprattutto era all’oscuro dell’emendamento firmato da tutti i capigruppo, e presentato all’ultimo momento su una legge che non aveva attinenza con lo stesso”. Emiliano ora si dice “stupito e fortemente amareggiato” per quanto accaduto. La norma reintroduce l’indennità di fine mandato (uno stipendio, poco meno di diecimila euro lordi per ogni anno). E, fatto singolare, rende la liquidazione retroattiva: varrà per tutti i consiglieri che sono stati in carica dal primo gennaio 2013, quando venne abolita».

Ma, sulla base di queste poche indiscrezioni stampa, se rispondono al vero, vengono spontanee alcune considerazioni. È ben strano che un presidente di Regione non abbia nulla da dire su un provvedimento di tale portata, che riassegna dei privilegi in un periodo particolarmente difficile a causa del Covid, che ha impoverito buona parte dei contribuenti. Pur se legittima, appare strana anche la sua assenza al momento del voto, un’assenza su cui pesa, comunque, la responsabilità politica di dire pubblicamente che cosa avrebbe votato se fosse stato presente, come ha fatto la consigliera grillina Laricchia, a meno che non si voglia lasciar pensare che “chi tace acconsente”. È vero che il provvedimento è stato preso dal consiglio regionale e non dalla giunta da lui presieduta, ma risulta difficile credere che fosse all’oscuro, che non ne sapesse niente, che i capigruppo della sua maggioranza non gli abbiano comunicato preventivamente le loro intenzioni. Difficile credere soprattutto che gli abbiano taciuto i capigruppo delle liste civiche da lui direttamente dipendenti, come “Con”, dallo stesso Emiliano da poco trasformata nel suo movimento politico. Insomma, è strano che, se da una parte alla Regione non si muove foglia che Emiliano non voglia, il governatore venga tenuto all’oscuro di decisioni politicamente rilevanti prese della sua maggioranza e approvate all’unanimità dei presenti nell’assemblea regionale.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it