Adelmo GAETANI
Terra d’Otranto, Grande Salento, Sud Puglia, Area jonico-salentina, Città policentrica jonico-salentina o, semplicemente, basterebbe il toponimo Salento per indicare la convergenza storica e socio-economica del Sud Puglia con le sue tre Province di Brindisi, Lecce e Taranto?
Sul tema, nei secoli, la battaglia politica e culturale è stata a tratti aspra, in alcuni brevi periodi di confronto costruttivo, ma quasi sempre è diventata ostaggio di cavillose argomentazioni da parte di improvvisati o interessati causidici dei tempi andati e dei nostri tempi.
Così il Salento c’è e non c’è, appare e scompare mentre se ne parla, come in un gioco di magia. Il Sud Puglia rimane senza identità e le tre Province, slegate nel loro isolamento, raccolgono meno di quanto seminano dal momento che non sfruttano sinergie reali e potenziali, mentre albergano stancamente nel limbo del potere decisionale di una Regione, che, pur rimanendo il punto di riferimento istituzionale, sembra avere l’occhio, un po’ strabico, costantemente acceso sugli interessi delle aree prossime alle dinamiche regionali, più coese per vocazione o scelta. Come dimostrano gli impegni disattesi da mezzo secolo, nel disinteresse del Governo pugliese, per la realizzazione della Bradanico-Salentina, la superstrada che doveva collegare Lecce e Taranto, il cui progetto è rimasto sulla carta con gravi conseguenze sul processo di sviluppo dell’intera area.
Naturalmente, non è la questione nominalistica al centro della riflessione, da quel punto di vita si può discutere all’infinito senza mai trovare una convergenza ottimale e condivisa. Si parla, invece, dell’opportunità di indicare con chiarezza un’identità – attraverso un toponimo semplice, quanto noto e diffuso – che possa rendere più efficace e spendibile il messaggio, soprattutto nella comunicazione esterna ai territori di riferimento. Tutto con vantaggi facilmente intuibili in termini di conoscibilità in Italia e all’estero che, in particolare, trainerebbe l’export in molti settori produttivi (l’agroalimentare, ad esempio) e aiuterebbe l’economia legata al movimento turistico in costante crescita ma che avrebbe bisogno di un ulteriore scatto, possibile a condizione che l’offerta sappia mettere a sistema ricchezze naturali, storiche e paesaggistiche di Brindisi, Lecce e Taranto per creare un grande e attrattivo polo turistico che raccordi il mare, la collina, la campagna, le Città d’arte, i presidi storico-culturali, il fascino dei piccoli centri abitati che sanno d’antico.
Tutto questo può diventare la leva di uno sviluppo duraturo e sostenibile.
I riflettori su un nome unificante del Sud Puglia, si sono riaccesi nei giorni scorsi dopo la pubblicazione sul Nuovo Quotidiano di Puglia di una “scoperta” in chiave storica di Lino De Matteis (autore del volume “Il Grande Salento”).
Qual è la novità emersa? Nel 1820 il Parlamento del Regno delle Due Sicilie approvò una nuova Costituzione che divideva la Puglia in tre Province: Salento (prima Terra d’Otranto), Terra di Bari (prima Peucezia) e Daunia (prima Capitanata). Il toponimo Salento (che comprende Brindisi, Lecce e Taranto), oltre due secoli fa, compare ufficialmente in una Costituzione approvata dopo un lungo e controverso dibattito parlamentare che aveva visto tra i protagonisti il deputato leccese Giovanni Maruggi.
Un precedente che sicuramente fa storia, ma non automaticamente trasferibile al presente, anche perché l’auspicato raccordo tra le tre Province Sud Puglia – nella staticità dell’attuale assetto istituzionale – si presenta come le due facce della stessa medaglia: da un lato troviamo l’urgenza di una integrazione progettuale e operativa che rimetta in moto la macchina di territori contigui dal punto di vista geografico, ma ancora alla ricerca di una visione socio-economica unitaria; sull’altro lato c’è la questione nominalistica che può essere approfondita anche alla luce delle novità emerse sul piano storico, riavviando un confronto costruttivo tra Istituzioni locali, corpi intermedi, associazioni imprenditoriali, sociali e culturali per arrivare insieme a una conclusione condivisa.
La domanda da porsi oggi e alla quale va data una risposta è semplice: dove vogliono andare le tre Province e come vogliono dialogare con un mondo globale che conosce e apprezza il locale solo se questo si presenta con una sua massa critica e si fa riconoscere attraverso un nome – come tutti i nomi conseguenza delle cose – che indichi una precisa destinazione, quasi fosse un destino.
A 99 anni e a pochi mesi dalla scomparsa, l’ultimo, forte appello dell’on. Urso Giacinto: «Sono sempre stato e continuo ad essere un sostenitore attento della necessità del Sud Puglia di trovare un coordinamento di visione e di azione. Parlare della convergenza tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto non può essere considerata una moda, ma un doveroso impegno. Dobbiamo pensare ad un lungo processo di cambiamento che, a sua volta, necessita di un gigantesco rinnovo culturale per riflettere e ricordare fatti, eventi, passaggi di una storia comune senza la quale sarebbe impossibile riconoscere e valorizzare le diverse articolazioni che compongono il sistema Puglia. Forse i giovani possono smuoverci, dare una mano, far sentire la loro voce. I territori oggi sono muti e non c’è uno sguardo né indietro verso la storia passata, né avanti perché il buio è pesto. Ma non possiamo più stare a guardare».
Ha scritto T. S. Eliot: «Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi». Sicuramente i territori di Brindisi, Lecce e Taranto non sono luoghi deserti, ma è difficile avere dubbi che da queste parti ci sia bisogno di costruire con mattoni nuovi.


















