La maggioranza politica di centrosinistra alla Regione Puglia non esiste più. Esiste solo una coalizione di potere costruita dal presidente Michele Emiliano intorno a sé e fondata sulle clientele e sui rapporti di vassallaggio. Un gran bazar degli interessi personali che il governatore gestisce a proprio piacimento e con grande maestria giocando la carta ambigua del civismo. Il più recente acquisto, il capogruppo di Forza Italia, Stefano Lacatena, è solo l’ultimo di una lunga serie di esponenti di centrodestra giunti alla corte dell’imperatore delle Puglie: da Alessandro Delli Noci a Saverio Tammacco, da Anita Maurodinoia a Massimo Cassano, da Francesco Schittulli a Simone Di Cagno Abbrescia, da Fabrizio D’Addario ad Alfredo Borzillo, da Gianni Stea a Rocco Palese, per non parlare degli ingaggi minori nei comuni pugliesi, come il sindaco di Nardò, Pippi Mellone. Il disagio per una gestione che di politico non ha più nulla l’ha espresso Pier Luigi Lopalco, che, dopo aver lasciato il suo incarico di assessore alla Sanità perché non se la sentiva di «accettare scelte mosse da un atteggiamento populista», ha lasciato anche la lista civica con cui era stato eletto “Con”, espressione diretta di Emiliano, perché non riesce proprio «ad accettare il trasformismo come una regola di governo». Il ruolo incontenibile di Emiliano, anche da parte del più grosso partito di centrosinistra, il Partito democratico, pone un problema etico nella gestione della massima istituzione regionale e politico di tenuta della democrazia in Puglia.

L.d.M.