Particolare della carta di Herman Moll (1654-1732), «A new map of Italy», stampata a Londra nel 1714.
Il ragno che parlava inglese: una nota in una mappa del 1714 rivela quanto il fenomeno fosse già allora un’attrazione internazionale. La genealogia del tarantismo collocato nella città ionica era l’elemento identitario che definiva la percezione della Terra d’Otranto.


Vincenzo SANTORO

Nel dibattito sulla centralità di Taranto e del suo territorio all’interno della parabola storica del tarantismo – che nelle ultime settimane ha trovato su queste pagine numerosi contributi di notevole interesse e autorevolezza – recenti acquisizioni sembrano apportare ulteriori elementi alla questione.

Una mappa rivelatrice
La più clamorosa è probabilmente quella di un dettaglio, finora mai notato, presente in una mappa di Herman Moll, A new map of Italy, stampata a Londra nel 1714. Di origini olandesi o forse tedesche, Moll fece una lunga e brillante carriera nella capitale inglese come cartografo ed editore, collaborando frequentemente con altri operatori del fiorente settore e guadagnandosi una reputazione tra gli intellettuali suoi contemporanei, tanto che arrivò a essere menzionato per nome nel celebre romanzo di Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver (1726). Le sue opere, note per la loro bellezza formale, continuarono a essere apprezzate per molto tempo dopo la sua morte e oggi rimangono pregiati oggetti da collezione.

Un’annotazione decisiva
Tornata all’attenzione degli studiosi locali grazie alle preziose ricerche di Nazareno Valente, che cura uno spazio social dedicato a questi temi, la mappa – che a suo tempo ebbe una significativa diffusione – contiene un elemento particolarmente interessante: accanto a Taranto compare una lunga annotazione in inglese, traducibile come «i ragni chiamati Tarantule hanno preso il loro nome da questa Città, perché ce ne sono in abbondanza nel suo territorio. La loro puntura è molto pericolosa: fa piangere, ballare, tremare, vomitare, ridere, svenire, e morire, se chi viene morso non è alleviato dalla musica che lo fa danzare e con quell’esercizio dissipa il veleno».

Immaginario internazionale
Dal momento che, nell’economia complessiva dell’opera, un testo così esteso è riservato solo a «grandi attrazioni» italiane (come l’Etna, il Vesuvio, città colpite da calamità naturali o il santuario di Loreto frequentato da pellegrini «da tutta Europa»), ciò dimostra quanto il tarantismo fosse oggetto di forte attenzione anche internazionale, contribuendo a definire l’immagine della Puglia agli occhi degli osservatori stranieri e a ribadire la centralità di Taranto e zone limitrofe nella storia di tale fenomeno.

La fonte gesuitica
In questo Moll potrebbe aver avuto come fonte di ispirazione l’allora famosissimo erudito gesuita Athanasius Kircher (1602-1680), che aveva rivolto l’attenzione al tarantismo in diversi dei suoi ponderosi e fastosi trattati, assumendo la tesi della «centralità» tarantina, riportando una cospicua quantità di informazioni – a volte decisamente stravaganti – e allegando una inquietante mappa della Puglia meridionale su cui incombono terribili ragni.

[L’Edicola 12.12.2025]

L’Edicola 12.12.2025