di Lino DE MATTEIS

Ancora non è del tutto chiaro il progetto di riforma delle Soprintendenze archeologiche annunciato nelle sue linee generali dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ma c’è un principio di fondo che lo ispira che non si può non condividere: la necessaria omogeneità nelle valutazioni e decisioni dei vari soprintendenti. «È mia intenzione mettere mano a una riforma organica delle Soprintendenze perché non è accettabile la disomogeneità delle decisioni», ha detto di recente il ministro Sangiuliano, durante un’audizione alle Commissioni Cultura di Camera e Senato sulle linee programmatiche del suo dicastero. «Se un palazzo del ‘700 ricade in una provincia italiana – ha spiegato – ha un trattamento, se ricade in un’altra provincia ha un trattamento diverso. Sul territorio nazionale i comportamenti devono essere omogenei».

Ma c’è un altro aspetto della sua riforma che riguarda la razionalizzazione delle sedi delle Soprintendenze e che potrebbe incontrare le resistenze dei territori. Per restare a noi, la situazione qui presenza una sua peculiarità: c’è una Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Lecce e Brindisi, con sede a Lecce; e c’è una Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, con sede a Taranto, che, oltre alle funzioni proprie, svolge anche quelle di Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Taranto.

Non è ancora chiaro come il ministro intenda procedere nella sua opera di razionalizzazione, ma il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha, giustamente, già messo le mani avanti, inviando ufficialmente una lettera al ministro Sangiuliano, affinché la sede dirigenziale della Soprintendenza del Patrimonio Subacqueo resti nella città di Taranto. Nel comunicato stampa del sindaco del capoluogo ionico, in cui si dà notizia della lettera inviata al ministro, si fa riferimento alla “proposta di riorganizzazione delle sedi operative che determinerebbe l’accorpamento dell’importante presidio tarantino alle Soprintendenze di Lecce e Brindisi”.

L’ufficializzata indiscrezione non chiarisce però se l’accorpamento riguarderebbe sia le competenze sul patrimonio culturale subacqueo nazionale sia quelle archeologiche e paesaggistiche per la provincia di Taranto o solo una delle due. Sulle prime la richiesta di Melucci è sacrosanta, poiché è giusto che le competenze sul patrimonio subacqueo restino a Taranto, antica capitale della Magna Grecia e attuale metropoli mediterranea. «La proposta di riorganizzazione degli uffici centrali e territoriali del Ministero della Cultura – sostiene il primo cittadino – rischia di ridurre la presenza istituzionale nella città ionica, limitando la Soprintendenza ad una semplice sede operativa, svilendo in tal modo il suo ruolo».

Sull’accorpamento delle competenze archeologiche e paesaggistiche, affinché ci possa essere una omogeneità di comportamenti in tutta la penisola salentina, è necessario che le tre province di Brindisi, Lecce e Taranto trovino un’intesa e facciano al ministero una proposta unitaria su quella che deve essere la sede principale, con gli uffici periferici nelle altre due province. La storia comune del Grande Salento ha bisogno di una visione d’insieme, non può essere sminuzzata e frantumata da particolarismi che ne sminuirebbero la portata. L’emblema di questa unità risiede proprio nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto, nel quale sono raccolti i più importanti reperti archeologici e le più significative testimonianze della storia comune di Brindisi, Lecce e Taranto.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it