Melpignano, una edizione precedente della Notte della Taranta
  • C’è una enclave di Comuni nel cuore del Salento dove sopravvivono ancora tradizioni e lingua grika, la Grecìa salentina è uno dei percorsi raccontati nella guida IL GRANDE SALENTO DA SCOPRIRE Un viaggio insolito nel Tacco d’Italia attraverso quindici itinerari tematici, il volume curato da Lino De Matteis, per le Edizioni Grifo, in vendita nelle edicole di Brindisi, Lecce e Taranto in abbinata col “Nuovo Quotidiano di Puglia” (208 pagine a colori, euro 8,80 + il prezzo del quotidiano).

Nel cuore del basso Salento si trova un’enclave di Comuni ellenofoni, in cui sopravvive, come forma dialettale, la lingua neogreca del griko. Un’isola linguistica che affonda le sue origini nella colonizzazione bizantina, tra l’VI-IX secolo, quando molti villaggi, all’interno di un quadrilatero che oggi collega Otranto, Vernole, Galatina e Maglie, hanno iniziato a praticare la religione greco-ortodossa e hanno poi avuto per secoli cultura e lingua greca. I Comuni che insistono in quest’area possono essere considerati facenti parte della Grecìa Salentina, anche se, in realtà, il nucleo ellenofono vero e proprio è ristretto a soli nove: Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino, che, con l’aggiunta dei non ellenofoni Carpignano Salentino, Cutrofiano e Sogliano Cavour, costituiscono l’“Unione dei Comuni della Grecìa Salentina”.

Calimera, Chiesa di San Vito, rito della-pietra (Foto Claudio Longo)

A partire dall’XI secolo, con la conquista normanna e le successive dominazioni angioina, aragonese e spagnola, il clero e i monaci cattolici soppiantarono gli ortodossi. Gradualmente cambiarono le abitudini di vita e pure la lingua greca fu progressivamente abbandonata, fino quasi a scomparire. Solo a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, i Comuni ellenofoni si sono alleati per valorizzare e promuovere la cultura, le tradizioni e la lingua grika, dando vita al “Consorzio dei Comuni della Grecìa Salentina”. Poi, nel 1996, è stata costituita l’“Associazione dei Comuni della Grecìa Salentina” e, nl 2001, da ultimo, è stata istituita l’“Unione dei Comuni della Grecìa Salentina”.

I centri storici di questi borghi sono impregnati di storia e, percorrendo le stradine che li attraversano, tra vicoli, piazzette e case a corte, non è difficile imbattersi in qualche anziana cummare che parla il griko. Fino a qualche decennio fa, durante la Settimana Santa, i paesi della Grecìa Salentina erano accomunati dalla tradizione del canto de “I passiuna tù Cristù”, un componimento in griko che descrive la passione di Gesù: i cantori, accompagnati da musicisti e da un piccolo coro, si recavano di paese in paese, di masseria in masseria, a cantare le strofe del componimento, alla fine del quale chiedevano un’offerta in denaro o in natura. Grazie ad alcune associazioni culturali è stato possibile salvare l’antico cantico, che oggi viene eseguito all’interno delle Chiese.

Un evento identitario dell’area grecanica è diventato, negli ultimi decenni, il concertone de “La Notte della Taranta”, il festival di musica popolare che si svolge ogni anno, ad agosto, nel comune di Melpignano, dove si conclude un tour di concerti minori nei Comuni della Grecìa, che toccano anche il capoluogo di Lecce. Preceduto dalla fama del “Canzoniere Grecanico Salentino”, il primo e più importante gruppo di musica popolare salentina fondato, nel 1975, da Rina Durante, il primo concerto de “La Notte della Taranta” si tenne nel 1998 per volontà dell’allora sindaco di Melpignano, Sergio Blasi. Attualmente l’evento, che raccoglie centinaia di migliaia di spettatori, è gestito dalla Fondazione “La Notte della Taranta”, fondata nel 2008.

Calimera, Stele greca

Un itinerario lungo i paesi ellenofoni può partire da Calimera, che già nell’origine del suo nome trova il legame più forte con la grecità: il toponimo Calimera, infatti, deriva dal greco kalimera, che significa “buon giorno”, dal greco kallà meréa. Per suggellare le sue origini, il piccolo comune salentino ha stretto amicizia con la capitale greca Atene, che, nel 1960, gli ha donato una stele greca in marmo attico proveniente dal Museo nazionale di Atene, ora esposta nei giardini comunali. In paese si conserva la chiesetta bizantina della Madonna di Costantinopoli, mentre la Chiesa Madre fu edificata, alla fine del Seicento, in luogo della chiesa greca precedente. Suggestiva la particolarità della Chiesetta di San Vito, che sorge fuori dal centro abitato: aperta solo il giorno di Pasquetta, presenta all’interno un grande masso con un foro nel mezzo, attraverso il quale passano le persone per propiziarsi fertilità e benessere, secondo un antichissimo rito pagano.

Melpignano, Convento dei Domenicani

Un altro paese ellenofono salentino che porta nel nome il suo legame con il mondo greco è Castrignano dei Greci, la cui origine risalirebbe al periodo della Magna Grecia. Sotto il dominio dei bizantini, Castrignano divenne un casale fortificato con un castello. Della presenza bizantina non rimangono tracce, se non in alcune usanze e nella lingua locale. La Chiesa Madre dell’Annunziata fu costruita, nel 1878, sulle fondamenta di una preesistente del XVI secolo, che comprendeva un altare dedicato alla Madonna di Costantinopoli e una fonte battesimale per immersione secondo il rito greco.

Martignano, Parco delle Pozzelle

Oltre alla visita al Castello Gualtieri, è interessante anche una puntatina nella zona delle pozzelle (in griko ta fréata), serbatoi di acqua piovana scavati nella roccia friabile. Un vero e proprio Parco delle pozzelle si trova anche a Martignano, situato nella parte più bassa del paese, dove le acque piovane si raccolgono con più facilità. Qui le pozzelle sono chiamate anche “pozzi di San Pantaleo”, patrono del paese, perché, secondo la leggenda, riuscì a sfuggire ai suoi persecutori rifugiandosi nelle cavità comunicanti tra di loro. A Melpignano vale una visita il Convento degli Agostiniani (XVI secolo), nel cui spazio antistante si svolge ogni anno il concertone de “La Notte della Taranta”. All’interno della chiesa è presente ancora il coro cinquecentesco, mentre il convento conserva i resti del chiostro del 1644 e un pozzo su cui è scolpita l’aquila a due teste.

Corigliano d’Otranto, Arco Lucchetti

Profondi legami con la dominazione bizantina ha anche il comune di Corigliano d’Otranto, dove, secondo la testimonianza dello storico Leandro Alberti, nel 1525 si parlava solo la lingua greca. Lo stesso toponimo farebbe riferimento al termine greco-bizantino “choríon”, da “chóra”, che significa villaggio. Caratteristica una passeggiata nelle stradine del centro storico che portano al Castello dei Monti (XV secolo), che resistette al terribile attacco turco del 1480, oggi ospita il Museo multimediale della Grecìa Salentina. Il comune di Martano è il più grande dei borghi ellenofoni. Il suo centro storico ha la particolarità di essere attorniato dalle torri, dal castello e dalle mura con un fossato, tanto da sembrare un’entità a sé stante, chiamata “Terra” dai locali. Le due torri fanno parte del Castello, realizzato, nel XV secolo, da Fernando d’Aragona. Interessanti la Chiesa Madre, sorta nel Cinquecento al posto della precedente chiesa greca, e alcuni palazzi nobiliari costruiti tra il Cinquecento e il Settecento, come Palazzo Moschettini.

Soleto, la Guglia di Raimondello Orsini del Balzo

Una tappa da non perdere è Soleto, che, prima ancora di essere una città greca, è stato un importante centro messapico. Testimonianza della cultura greca è la Chiesa di Santo Stefano, realizzata nel Trecento, al cui interno si trovano numerosi dipinti bizantini, con un doppio strato di pitture di varie epoche (XIV-XV secolo). Accanto alla Chiesa di Santa Maria Assunta si trova la cosiddetta Guglia di Raimondello, un grande campanile senza campana, eretto per scopi ornamentali, esempio di arte gotica nel Salento. Sulle sue origini circola la leggenda secondo la quale il campanile fu costruito in un’unica notte da quattro diavoli. In realtà, la Guglia fu costruita tra il Trecento ed il Quattrocento, per volere di Raimondello Orsini del Balzo, da cui prende il nome.

Sternatia, Complesso dei Domenicani

Tra i Camuni ellenofoni, Sternatia è quello dove la lingua grika è più diffusa e parlata ancora dai più anziani. Anche per questo borgo la grecità si ritrova nel suo toponimo: secondo il glottologo tedesco Gerhald Rohlfs, l’etimologia è da ricercare nella parola di origine greca “sterna”, ossia cisterna, per la presenza in loco di quattro grandi cisterne. Caratteristico il centro storico nel quale si possono trovare numerose case a corte, portali bugnati e il baronale Palazzo Granafei, preziosa residenza monumentale dell’inizio Settecento, al cui interno si trova un frantoio ipogeo del Cinquecento.  Nel centro storico, a cui si accede attraverso la Porta Filia, si incontrano l’antico Convento dei Domenicani, la Cripta di San Sebastiano, la Chiesa Madre dell’Assunta.

Zollino, la tradizionale Scèblasti cotta in casa (Foto Eduardo De Matteis)

A Zollino testimonianza del legame con la cultura bizantina è la Chiesa di San Lorenzo, sulla strada per Martano, dove un tempo c’era il Casale di Apigliano, oggi non più esistente, che scavi archeologici accreditano come un vero e proprio chorion, villaggio bizantino già dal IX secolo. Caratteristica la presenza anche in questo Comune delle “pozzelle”, pozzi-cisterna scavati nella roccia, in cui si raccolgono le acque piovane. Da non perdere, durante l’estate, la sagra della scèblasti, il tipico pane condito del posto, cotto secondo la tradizione nel forno a legna, e che in griko significa “senza forma”.

Galatina, Basilica di Santa Caterina d’Alesandria

Tra i Comuni non ellenofoni è d’obbligo una puntata a Galatina, il centro più popoloso dell’area della Grecìa Salentina, patria del dolce più famoso del Salento: il “Pasticciotto”. Da vedere la Chiesetta di San Paolo (XVIII secolo), nota anche come “cappella delle tarantate”, oggi sconsacrata, teatro del fenomeno del “tarantismo”, descritto dall’etnologo Ernesto De Martino. In questa chiesetta, durante i festeggiamenti dei santi patroni di Galatina, San Pietro e San Paolo, il 29 giugno, si recavano le “tarantate”, donne vittime del morso della tarantola, per chiedere la grazia a San Paolo, esibendosi in danze esorcistiche al suono dei tamburelli, pregando e bevendo l’acqua del pozzo attiguo alla chiesetta, oggi chiuso per motivi igienici. La Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, monumento nazionale dal 1870, rappresenta uno dei più importanti monumenti dell’arte romanico e gotica in Italia, edificata nel XIV secolo per volontà di Raimondello Orsini del Balzo, per custodire la reliquia del dito di Santa Caterina d’Alessandria, che lui stesso portò a Galatina di ritorno dalle Crociate. Alla morte di Raimondello, la moglie Maria d’Enghien decise di far affrescare l’edificio, chiamando, nei primi decenni del XV secolo, artisti e maestranze di scuola giottesca. Oggi la chiesa galatinese è paragonata alla Basilica di San Francesco d’Assisi.