Col combinato disposto tra taglio dei parlamentari e l’attuale legge elettorale ad essere sacrificati sono la rappresentatività e articolazione democratica dei territori, il pluralismo nei partiti e l’autonomia dei parlamentari militarizzati dalle segreterie dei partiti.

di Lino DE MATTEIS

Ciò che abbiamo toccando con mano negli ultimi giorni per la definizione delle candidature è solo un piccolo assaggio della riduzione di democrazia che avremo con il prossimo Parlamento in conseguenza del combinato disposto tra taglio dei parlamentari e legge elettorale. I territori saranno meno rappresentati e i pochi parlamentari che saranno eletti, essendo stati “nominati” dalle oligarchie politiche, vedranno ridotta la loro autonomia, così come invece garantito dalla Costituzione, dovendo rispondere in coscienza solo ai loro elettori. La loro presenza in Parlamento, proprio perché pochi, verrà sottoposta ad un controllo “militarizzato” da parte delle segreterie dei partiti. Sarà questa la conseguenza più evidente della riforma costituzionale che riduce gli attuali 630 deputati a 400 e che porta i 315 senatori a 200.

Taglio parlamentari. Ormai è evidente a tutti che la riduzione dei parlamentari riduce l’articolazione pluralista e la rappresentatività democratica dei territori: meno seggi e territori più vasti allontanano gli eletti dagli elettori. Il taglio dei parlamentari è stata una scelta populista e demagogica voluta dai grillini e alla quale non sono stati capaci di opporsi gli altri partiti per paura di subire la critica di essere una “casta”. Se veramente si voleva risparmiare sui costi della politica si potevano tagliare gli stipendi dei parlamentari o eliminare una delle sue Camere. Oggi invece, con l’estensione per la prima volta del voto per Palazzo Madama anche ai diciottenni, si avranno due Camere perfettamente uguale, identiche che serviranno solo a complicare l’iter dell’approvazione delle leggi.

Legge elettorale. Col taglio dei parlamentari la Puglia perderà ben 22 rappresentanti: da 62 scenderanno a 40 (solo 27 deputati e 13 senatori per rappresentare quasi 4 milioni di cittadini). L’impegno che i partiti presero quando votarono il taglio dei parlamentari fu che avrebbero dovuto cambiare anche la legge elettorale, il così detto “rosatellum” con cui si andrà invece a votare il 25 settembre prossimo. La legge elettorale non è stata cambiata, anche perché, probabilmente, fa comodo alle oligarchie politiche “nominare” già in anticipo gli eletti indicando la scaletta con cui i candidati compaiono nei listini bloccati plurinominali e designando i candidati nei collegi uninominali. Senza preferenze viene sottratta ai lettori anche la possibilità di scegliere democraticamente tra i candidati indicati dal proprio partito.

Un taglio sciagurato dei parlamentari, una pessima legge elettorale e due Camere parlamentari fotocopia danno il senso di quanto in Italia la politica sia diventata ancora più distante dalla società sotto la spinta populista e demagogica che ha voluto punire la casta partitocratica tagliando i parlamentari a spese della democrazia rappresentativa e lasciando che i segretari dei partiti nominino i loro pretoriani in Parlamento. Senza la possibilità che i cittadini scelgano i loro rappresentanti, la politica italiana sarà sempre più ostaggio di ristrette oligarchie partitiche.

Un distacco dalla società civile che trova la cartina di tornasole nella pratica ormai diffusa, a destra e a sinistra, che vede i leader dei partiti, i big della politica, i catapultati per un seggio sicuro rifuggire dalla competizione e dal coraggio del confronto elettorale, dalla lotta sul campo per la ricerca diretta del consenso degli elettori. Quasi tutti i maggiori esponenti politici sono infatti candidati come “capilista”, magari in più collegi e in diverse circoscrizioni, per blindare la loro elezione. In pochissimi rischiano nei collegi uninominali. Come dire che ormai alle oligarchie politiche piace giocare facile per un posto sicuro in Parlamento, confidando sulla fedeltà degli elettori al loro partito e al loro gesto estremo di turarsi il naso e votare solo il simbolo.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it