• Città spartana per eccellenza, Taranto, con la sua “chora” jonica, è la capitale indiscussa della Magna Grecia, uno dei percorsi raccontati nella guida IL GRANDE SALENTO DA SCOPRIRE Un viaggio insolito nel Tacco d’Italia attraverso quindici itinerari tematici, il volume curato da Lino De Matteis, per le Edizioni Grifo, in vendita nelle edicole di Brindisi, Lecce e Taranto in abbinata col “Nuovo Quotidiano di Puglia” (208 pagine a colori, euro 8,80 + il prezzo del quotidiano).

Il Salento comprende una delle più importati aree della Magna Grecia, quella vasta parte dell’Italia meridionale che venne colonizzata dai greci, dal VIII secolo a.C. sino all’avvento dei romani. Taranto è la capitale indiscussa della Magna Grecia, “città spartana” per eccellenza, che porta già nel nome il sigillo della sua origine greca. Secondo la leggenda, il toponimo deriva da Taras, figura mitologica, figlio di Poseidone e della ninfa Satyra. Il nome Taras compare sulle monete magno-greche, risalenti al periodo di massimo splendore della città spartana, e sulla Mappa di Soleto, considerata la più antica carta geografica occidentale dell’età classica.

Leporano, Parco archeologico Satùro

Secondo la mitologia, ci sarebbe stato un primo insediamento sulla costa leporanese fondato da Taras, che volle dedicare a sua madre Satyria o a sua moglie Satureia, chiamandolo Satyrion, oggi Parco Satùro. Sulla base della cronologia classica, l’insediamento fu fondato dagli spartani nel 706 a.C.: lo storico Eusebio di Cesarea parla dell’arrivo dello spartano Falanto, figlio del nobile Arato e discendente di Eracle, alla guida di un gruppo di compatrioti detti “parteni”, giovani emarginati nella madrepatria. In un primo momento, si stabilirono sul promontorio di Satùro, oggi marina di Leporano, e, successivamente, spostarono il loro insediamento più a nord, a cui diedero il nome di Taras, nei territori dell’attuale Taranto, dopo averli sottratti alle popolazioni indigene dei messapi.

Leporano, Parco archeologico di Satùro

Taranto fu tra le più importanti città della Magna Grecia. La colonia spartana, grazie alla sua posizione strategica, alla fertilità del suo territorio e al commercio, si affermò come fiorente centro culturale, economico e militare, che diede i natali a intellettuali come Archita, Aristosseno, Livio Andronico, Leonida, Eraclide di Taranto, nonché ad atleti le cui gesta divennero leggendarie in tutto il mondo greco, come Icco e il cosiddetto Atleta di Taranto. Sede della scuola pitagorica tarantina, la seconda più importante dopo quella di Crotone, all’apice del suo sviluppo, raggiunse la piena egemonia sulle altre colonie greche del Sud Italia e venne scelta come sede della Lega Italiota, alleanza politico-militare di alcune città magno-greche. Fu l’ultima a cadere, nel 272 a.C., in seguito all’espansione di Roma. Pur sconfitta e sottomessa all’impero romano, continuò a esercitare una grandissima influenza culturale sul resto dell’Italia meridionale e sulla stessa Roma, entrando a far parte dell’immaginario collettivo del tempo come luogo contraddistinto da opulenza e da ingenti bellezze naturali, celebrate da Orazio e numerosi altri autori. Nel periodo normanno, fu capitale del Principato di Taranto, che, durante i suoi 377 anni di storia (1088-1465), includeva i territori delle attuali province di Brindisi, Lecce e Taranto.

Taranto, Colonne doriche

Tre le testimonianze storiche sopravvissute ai secoli, ci sono tre di particolare rilievo, emblemi viventi della gloriosa epoca della Magna Grecia tarantina: il Tempio di Poseidone, l’Ipogeo Bellacicco e le Necropoli greco-romane. Il Tempio di Poseidone, conosciuto anche come Tempio Dorico, è il più antico della Magna Grecia ed è l’unico luogo di culto greco all’aperto, ancora liberamente visibile nel Borgo Antico, nei pressi di Palazzo di Città. Il tempio è datato al VI secolo a.C. e di esso sono sopravvissute solo due colonne di ordine dorico, oltre ad una base con tre tamburi o rocchi. Le colonne doriche sono diventate l’emblema delle radici elleniche di Taranto.

Taranto, Ipogeo Bellacicco, Museo spartano

L’Ipogeo Bellacicco, la struttura, che ospita anche il Museo Spartano, nel Palazzo de Beaumont Bonelli, è la più antica testimonianza storica di Taranto risalente a 65 milioni di anni fa, con successive tracce di epoca magno-greca, bizantina, medievale, fino al XVIII secolo, quando fu costruito il palazzo nobiliare che lo ospita. L’ipogeo, con un accesso diretto alla battigia del lungomare, è interamente restaurato e fruibile ai visitatori.

Taranto, Museo archeologico MarTa, la Tomba dell’atleta

Ma il vero scrigno che raccoglie i più importanti reperti storici del territorio, e non solo della Magna Grecia, è il Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MarTa), dove si possono ammirare i famosi Ori di Taranto e la Tomba dell’Atleta, del V secolo a.C..  Il “MarTa” è il più importante sito museale delle testimonianze storiche della colonizzazione ellenica dell’Italia meridionale. Fondato nel 1887, si trova in Corso Umberto I, nella sede dell’ex convento di San Pasquale di Baylon. Nelle sale del museo si trovano esposti, tra l’altro, i famosi Ori di Taranto, una delle più grandi collezioni di manufatti della Magna Grecia, e la Tomba dell’Atleta, attribuita ad un uomo vissuto nel V secolo a.C..

Taranto, Palazzo di Città, veduta dal Castello aragonese

A Taranto ci sono anche importanti simboli di epoche successive, come il Castello Aragonese, palazzi storici e chiese importanti, come la Cattedrale di San Cataldo, con la sua cripta, e la Chiesa di San Domenico; ci sono tradizioni popolari che sopravvivono, come la Settimana dei Misteri; ci sono opere dell’ingegno umano che lasciano stupefatti, come il Ponte Girevole; e ci sono bellezze naturali suggestive, come il Mar Grande e il Mar Piccolo.

Taranto, Castello aragonese

Il Castello Aragonese, detto anche Castel Sant’Angelo, di fronte al Palazzo di Città, si trova sull’estremo angolo dell’isola su cui sorge il Borgo Antico della città. La Rocca, il primo nucleo, fu costruito, nel 916, dai bizantini per difendersi da saraceni e dalla Repubblica di Venezia. Nel 1486, Ferdinando II d’Aragona lo fece ampliare, conferendogli l’attuale struttura. Nel 1491, fu aggiunto, sul lato che guarda al Mar Grande, il Rivellino di forma triangolare. Il castello fu ultimato nel 1492. Oggi è sede della Marina Militare.

Taranto, Ponte girevole

Il Ponte Girevole è un capolavoro unico di ingegneria meccanica. Il ponte collega l’isola del Borgo Antico alla penisola del Borgo Nuovo. Inaugurato nel 1887, misura 90 metri e sovrasta il canale navigabile che unisce il Mar Grande al Mar Piccolo. Veniva azionato da turbine idrauliche alimentate da un grande serbatoio posto sul Castello aragonese, capace di 600 metri cubi di acqua che in caduta azionavano le due braccia del ponte. Nel 1958, venne introdotto un funzionamento di tipo elettrico ma mantenendo inalterati i principi ingegneristici.

Intorno a Taranto, si estende una vasta area pianeggiante racchiusa dall’arco delle colline joniche, che, come un grande e naturale teatro greco, comprende quella che, all’epoca, rappresentava la chora jonico-tarantina, l’insieme dei territori che producevano le derrate alimentari per il sostentamento della polis. Tracciando un ideale semicerchio, l’area si può considerare delimitata dai comuni di Massafra, Crispiano, Montemesola, Grottaglie, San Marzano di San Giuseppe, Sava e Maruggio. Arrivando oggi nei Comuni racchiusi in quest’area, si è accolti da imponenti segnali stradali che indicano l’ingresso nel territorio della Magna Grecia tarantina, le cui testimonianze sono disseminate un po’ dovunque: dal sito archeologico di Satùro, nella Marina di Leporano, a quello di Pezza Petrosa, tra Grottaglie e Villa Castelli; dal Tempio di Dioniso di Pulsano all’insediamento di Torre Castelluccia, presso il Lido Silvana, nella Marina di Pulsano; dalle necropoli di Monte Sant’Elia, a San Giorgio Jonico, a quelle di Monteiasi e Lizzano; dalle monete di Carosino e Fragagnano ai ritrovamenti di Maruggio, Massafra e Sava, ecc..

Taranto, Museo archeologico MarTa, Cariatidi di Vaste

Dalle alture delle colline joniche si gode una visione panoramica della grande pianura che circonda Taranto, scorgendo insieme i due mari che la bagnano e, purtroppo, anche i fumi del siderurgico. I centri storici dei Comuni di quest’area sono scrigni preziosi da scoprire: dal castello di Grottaglie, nel cuore del quartiere delle ceramiche, a quelli di Massafra, Leporano, Maruggio, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Jonico, San Marzano di San Giuseppe e Torricella; dal palazzo di Carosino a quelli di Fragagnano, Lizzano, Montemesola e Sava; dalle masserie di Crispiano, nelle terre dei briganti, alle grotte di Statte e alle cave di San Giorgio Jonico. Torri costiere, muretti a secco, pajare, casali, dimore storiche fanno da cornice a distese di terra coltivata a uliveti, vigneti e agrumeti, marcando una civiltà contadina e religiosa che si esprime ancora attraverso tradizioni tipiche come le Tavole di San Giuseppe, i presepi viventi, i riti della Settimana Santa, il carnevale, le focare dei grandi falò; le sagre del vino, come quella di Carosino; il festival dei baffi a Montemesola; la gara di braccio di ferro a Pulsano; le feste patronali, immancabili in tutti i Comuni, veri e propri momenti in cui la comunità si ritrova insieme; le rievocazioni storiche, come la Giocosa Battaglia a Grottaglie.

Grottaglie, Porta San-Giorgio

Un viaggio tra i Comuni della chora tarantina non può non toccare alcuni di essi per la loro importanza o per le tipicità che rappresentano. Obbligatoria una visita a Grottaglie, più nota come “Città della ceramica”. Suggestivo il quartiere delle ceramiche, che si è sviluppato lungo la gravina di San Giorgio, alle spalle del Castello Episcopo, all’interno del quale si trova il Museo della Ceramica.

Lasciando Taranto, in direzione di Matera, prima di immergersi nell’affascinante territorio delle gravine tarantine, sulla strada per Statte, si incontrano i resti di un’importante opera di epoca romana: l’Acquedotto del Triglio, così detto perché da Crispiano convoglia le acque delle sorgenti del Monte Crispiano verso la Valle del Triglio, fino a Taranto. Un’opera straordinaria, anche se gli archi attuali sono, in parte, un rifacimento di quelli originali. Merita una visita la città di Massafra, che si erge maestosa, col suo Castello medievale affacciato sulla vallata che declina verso lo Jonio, estremo contrafforte di quell’arco delle colline joniche, che racchiude la chora jonico-tarantina.

Foto Eduardo De Matteis