Michele Emiliano

Ipocrisia non è fare politica, come è diritto di ciascun cittadino fare, magistrati compresi, ma fare finta di rispettare le regole che vietano di appartenere ad un partito rinunciando alla tessera e continuare poi a partecipare alla vita di partito.

di Lino DE MATTEIS

Nei giorni scorsi, commentando la riforma della giustizia varata dal governo Draghi, il governatore pugliese Michele Emiliano ha detto una cosa condivisibile e una che lascia molto pensare, in una sua intervista pubblicata, il 13 febbraio scorso, dal Corriere del Mezzogiorno, col titolo “I giudici in politica? Con la riforma stop a un sistema ipocrita. Io sempre imparziale”.

Corriere del Mezzogiorno del 13 febbraio 2022

La cosa condivisibile: «L’attuale sistema chiede al magistrato che viene eletto in politica solo di non fare la tessera del partito nelle cui liste viene eletto e, secondo la giurisprudenza del Csm, questo basterebbe a salvaguardare il prestigio della magistratura, incredibile a dirsi, nel caso in cui il magistrato rientri in servizio». È vero, come dice Emiliano, non è sufficiente che un magistrato prestato alla politica non abbia la tessera di partito per conservare la sua indipendenza, ma deve anche agire di conseguenza, durante il suo mandato elettorale o incarico di governo, non partecipando ad attività di partito.

La cosa che lascia pensare: «Nel mio caso – dice Emiliano – sono da quasi vent’anni prima sindaco e poi presidente della Regione e membro del gruppo consiliare Pd e anche vicepresidente della conferenza della Regioni su mandato del Pd. E poiché non ho più la tessera del Pd questo basterebbe a tutelare la mia imparzialità per il caso in cui rientrassi in servizio». Gli incarichi citati da Emiliano, sono incarichi istituzionali e, quindi, compatibili col suo essere magistrato in aspettativa. È evidente, però, che per essere e apparire imparziali non basta non avere la tessera di partito, ma occorre anche non svolgere attività di partito, perché, altrimenti, sarebbe semplicemente un aggirare lo spirito della norma.

Giustamente, aggirare la norma, sarebbe una vera e propria “ipocrisia”, come sostiene Emiliano, criticando l’attuale sistema delle “porte girevoli”: «La riforma taglia la testa al toro e dice che se sei diventato un politico e quindi uomo di parte, non puoi più fare il magistrato. La riforma dice che la politica inquina l’imparzialità se non nella sostanza, almeno nell’immagine esterna del magistrato e gli impedisce di proseguire. Per fortuna la riforma non licenzia il magistrato di rientro dal mandato elettorale, ma lo inserisce in ruolo equivalente nella organizzazione dello Stato. Si può non essere d’accordo, ma l’ipocrisia del sistema attuale finalmente sparisce».

In realtà, i magistrati in aspettativa, per motivi elettorali o incarichi di governo, possono tranquillamente, come ciascun altro cittadino, svolgere le loro funzioni istituzionali e fare politica, nel senso più nobile e alto del termine, intervenire a dibattiti e convegni, promuovere iniziative culturali e sociali ecc., ma non possono svolgere attività partitica. Non basta, però, rinunciare solo alla tessera di partito per avere la coscienza tranquilla, se poi si partecipa alle attività di partito, si interviene alle riunioni di partito nella sua sede o, addirittura, si fonda, si promuove e ci si mette alla testa di un soggetto politico con l’obiettivo di partecipare alle prossime tornate elettorali… come in realtà ha fatto fino ad ora Emiliano. Un comportamento evidentemente ipocrita, come dice il governatore, anche quando si autoassolve definendosi “sempre imparziale”.

Il governatore pugliese, in quanto magistrato in aspettativa, non può svolgere attività partitica e per questo, anzi, ha dovuto rinunciare alla tessera del Pd, dopo aver ricevuto una sanzione disciplinare dal Csm nel 2019, sanzione confermata dalla Cassazione nel 2020. Con la riforma Cartabia, se verrà approvata dalle Camere, si chiuderà l’epoca delle “porte girevoli” per i magistrati che svolgono incarichi elettivi o governativi: non potranno più tornare a fare i pubblici ministeri o i giudici. Finalmente, quindi, anche Emiliano verrebbe “liberato” da quella sorta di “conflitto d’interessi”, che si porta appresso, tra il suo essere ancora magistrato e il suo irrefrenabile attivismo da leader di partito in Puglia, come, qualche giorno, fa ha ricordato l’articolo de “Il Foglio” dal titolo “Le regole che arriveranno e quelle che ci sono. Ma che dice il Csm su Emiliano?“.

Insomma, caro Emiliano, l’ipocrisia non è fare politica, come è diritto di ciascun cittadino fare, magistrati compresi, ma fare finta di rispettare le regole che vietano di appartenere ad un partito rinunciando alla tessera e continuando poi a fare vita di partito.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it