Francesco Mandoi

Come la volta precedente, le parlamentarie 5s si dimostrano la foglia di fico per coprire la “vergogna” che dà al capo politico la decisione finale sui candidati, almeno quelli destinati nei posti con qualche possibilità di essere eletti. Conte, che intanto si è blindato per un posto sicuro in Parlamento come capolista in ben quattro regioni, tra cui la Puglia, non solo si riserva la “valutazione di compatibilità” dei candidati ma, indipendentemente dalle primarie, sceglie a suo insindacabile giudizio sia i capilista dei listini proporzionali (in Puglia lui stesso alla Camera e il suo fedelissimo tarantino Mario Turco al Senato) sia i candidati nei collegi uninominali. Dietro di loro nei listini, ma con scarsa o nulla possibilità di elezione, finiscono in ordine di arrivo i primi tre più votati alle parlamentarie. Insomma il partito di Conte prende forma a sua immagine e somiglianza anche in Puglia, ipotecando i posti contendibili per i suoi pretoriani, mentre i 5s pugliesi si illudono di partecipare alle scelte che contano … contenti loro!
il metodo rigido delle parlamentarie 5s combinato con l’esigenza politica della parità di genere ha evidenziato quanto questo meccanismo possa stridere con il rispetto delle regole democratiche, come dimostra il caso di Francesco Mandoi, la cui candidatura è rimasta vittima proprio della parità di genere. Francesco Mandoi, pm antimafia, magistrato di grande spessore culturale, competente e credibile, è risultato terzo nella votazione delle parlamentarie regionali per il listino del Senato, con 580 voti, dietro a Gisella Naturale (1.470) e Antonio Salvatore Trevisi (1.331), conquistandosi quindi di diritto la candidatura come quarto nel listino col capolista imposto da Conte, Maro Turco. Essendo Turco un maschio, con Gisella Naturale al secondo posto e poi Trevisi al terzo veniva fin qui rispettata la parità di genere. L’alternanza si è però inceppata al quarto posto, dove, secondo le votazioni delle primarie, ci sarebbe dovuto essere Mandoi. Ma per rispettare le “quote rosa” due maschietti di seguito non andavano bene, per cui è stato necessario saltare Mandoi per far posto alla prima candidata femmina disponibile, Maria Lorusso (557), che, pur avendo preso meno voti di Mandoi, è rientrata così nel listino dei candidati ufficiali al Senato del M5s in Puglia.
È evidente che i principi delle “quote rosa” e parità di genere possono essere rispettati solo quando si tratta di scelte politiche discrezionali, ma entrano in conflitto con la democrazia quando si vogliono applicare rigidamente alterando perfino i risultati elettorali liberamente espressi dagli elettori.

L.d.M.