• L’intervento del rettore dell’UniSalento Fabio Pollice pubblicato oggi dalla Repubblica edizione di Bari

di Fabio Pollice*

L’Università del Salento ha avanzato la proposta, a fine 2019, di un Masterplan il cui riferimento territoriale non è mai stato il “Grande Salento”, ma la “Terra d’Otranto”. E questo per due ordini di ragioni.

La prima è che l’obiettivo condiviso da tutti gli Enti promotori – oltre a UniSalento, i Comuni e le Province di Lecce, Brindisi e Taranto – è stato quello di sviluppare un progetto d’integrazione territoriale, creando un sistema di coordinamento sovraprovinciale, ma all’interno dell’attuale quadro istituzionale e nel rispetto delle prerogative dell’Ente regionale. Peraltro nel linguaggio geopolitico il termine “grande”, quando riferito a un progetto territoriale, riflette assai spesso un intento autonomistico ed egemonico; intento che non trova alcun riscontro all’interno della nostra idea di Masterplan che si presenta, al contrario, come uno strumento di orientamento e di coordinamento strategico.

La seconda è per rimarcare la comune matrice identitaria delle tre province, un tempo unite nella Terra d’Otranto e ancora oggi caratterizzate da evidenti legami di reciprocità. Questo territorio, estremo lembo sudorientale della Penisola, si presenta oggi come un sistema urbano polinucleare ed equipotenziale, caratterizzato da un buon livello di complementarità e di integrazione funzionale, come già evidenziato qualche anno fa dalla Società Geografica Italiana nell’ambito di uno studio sul riordino amministrativo. Ebbene, può a pieno titolo sostenersi che questa integrazione, ove supportata da una politica di infrastrutturazione che ne migliorasse la connettività territoriale, potrebbe crescere in maniera significativa e portare a un notevole incremento della competitività degli attori economici e del territorio nel suo complesso, determinando altresì un aumento dell’attrattività territoriale nei confronti di iniziative imprenditoriali e investimenti produttivi di matrice esogena.

L’adozione di un piano di coordinamento territoriale di livello sovraprovinciale non contribuirebbe soltanto a promuovere l’integrazione delle reti di trasporto, ma anche all’integrazione dei sistemi produttivi locali, portando a un’intensificazione dei legami sinergici tra le diverse componenti territoriali con effetti propulsivi sulle performance competitive dell’economia locale e sul suo livello di internazionalizzazione. L’esigenza di un coordinamento strategico si avverte in maniera ancor più pressante in una fase come quella attuale, caratterizzata da un proliferare di iniziative tese a intercettare le risorse del PNRR, ma prive della necessaria coerenza sistemica. Lo sviluppo del nostro territorio non sarà determinato dal numero degli investimenti e/o dalla quantità delle risorse investite, ma da come queste si integreranno in un sistema economico-territoriale coerente e sostenibile, in grado di mettere in valore le vocazioni territoriali. In assenza di un coordinamento territoriale, molte iniziative rischiano infatti di andare in sovrapposizione, quando non addirittura in competizione le une con le altre, vanificando gli investimenti che ne sono alla base.

Il Masterplan della Terra d’Otranto è stato concepito, sin dalla sua presentazione, come un piano d’indirizzo delle politiche di sviluppo di questo territorio, ma anche come strumento capace di restituire alle comunità locali una visione condivisa del proprio futuro e del futuro del proprio territorio. Una visione in cui queste comunità possano riconoscersi e che possa orientarne l’agire individuale e collettivo; non per effetto di un potere regolativo, ma in ragione del processo partecipativo che ne è alla base e che prevede il coinvolgimento attivo di tutte le forze che operano nel territorio.

Con queste finalità l’Università del Salento, dopo aver analizzato il contesto territoriale nelle sue tendenze evolutive, già dalla tarda primavera di quest’anno ha sviluppato una piattaforma di consultazione che non soltanto consente di raccogliere e catalogare tutte le progettualità in itinere, ma anche di avviare una vera e propria consultazione territoriale organizzata su due distinti livelli. Il Masterplan si fonda infatti su un’attività di ascolto del territorio volta a raccogliere e integrare i progetti, le visioni, le idee, le istanze delle comunità locali attraverso un insieme organico di azioni che vanno dalla semplice ricognizione degli strumenti di pianificazione e dei progetti in itinere, alla consultazione degli attori territoriali attraverso l’organizzazione di tavoli tematici di confronto e forum di ascolto. Compito del Masterplan non è infatti quello di sovrapporsi agli indirizzi strategici degli attori locali, ma di integrarli in un progetto territoriale, organico e sostenibile, che metta in rete le iniziative locali, pubbliche e private, e individui le azioni più opportune per completare il quadro degli investimenti e giungere ad una configurazione sistemica dell’economia locale.

Confidiamo che questa attività di consultazione, propedeutica all’elaborazione della visione e delle linee strategiche del Masterplan possa essere avviata già in questo autunno con il concorso degli Enti territoriali che lo hanno promosso e sostenuto. Da questi attendiamo solo la costituzione di un ufficio di piano che possa supportare il lavoro dei nostri ricercatori. Come Ateneo abbiamo messo al lavoro un gruppo interdisciplinare composto da circa 40 ricercatori e ricercatrici pronti a raccogliere le istanze che verranno dalla società civile attraverso il processo di consultazione appena delineato, e a tradurle in un progetto di sviluppo capace di restituire una prospettiva di sviluppo alla Terra d’Otranto, riscattandola da una condizione di marginalità che ne sta determinando lo spopolamento e che di certo non ne riflette né le potenzialità territoriali, né la determinazione del suo popolo.

*Rettore dell’Università del Salento