Pantaleone PAGLIULA
Ci troviamo ancora a metà luglio e siamo dentro alla terza ondata di calore della stagione. L’anticiclone africano si sta espandendo sull’Europa occidentale e la partenza così precoce di temperature altissime rischia perfino di insidiare il primato del 2003. Le acque del nostro mare Mediterraneo si stanno scaldando a un ritmo del 20% più veloce rispetto alla media globale degli altri oceani e la temperatura presenta anomalie già di 2-4°C sopra la norma. E’ difficile, con questo andazzo, sperare in un prosieguo più clemente e senza facili allarmismi, questa estate sarà probabilmente la peggiore in assoluto.
La Puglia, con picchi termici che sfiorano i 40°C, è nella morsa di una grave siccità e la Regione Puglia ha prorogato fino al 29 ottobre 2026 il divieto di usare l’acqua potabile per scopi non essenziali, da parte sua l’Acquedotto Pugliese ha avviato una campagna di riduzioni di pressione idrica nelle nostre abitazioni.
Il nostro approvvigionamento idrico regionale, oltre che da fonti esterne, come il fiume Sele in Campania e l’Ofanto, dipende da un’enorme falda profonda, in gran parte freatica, e da falde superficiali alimentate dalle precipitazioni che scorrono attraverso rocce calcaree e sfociano in mare tramite suggestive sorgenti costiere e fiumi sotterranei.
Le piogge cadute nella primavera di quest’anno hanno dato respiro alle campagne pugliesi e hanno consentito di ricostituire una parte importante delle riserve idriche, ma sarebbe un grave errore pensare che l’emergenza sia alle spalle dato che i cambiamenti climatici ci consegnano un’alternanza sempre più frequente tra precipitazioni intense e lunghi periodi di siccità.
In Puglia l’acqua c’è, ma non riusciamo a trattenerla. Il patrimonio idrico accumulato nella nostra Regione si disperde sotto la spinta delle temperature estreme e nelle condotte colabrodo che continuano a perdere intorno al 40,7 % di acqua immessa in rete. In cifre non arrivano nei nostri rubinetti 106 litri di acqua per abitante al giorno e 173 milioni di metri cubi ogni anno con un costo complessivo di circa 506 milioni di euro.
Da anni si ripetono le stesse analisi, si fanno convegni, si parla di piani, strategie e programmi ma ancora riusciamo a utilizzare solo una parte della risorsa acqua disponibile e paghiamo all’Acquedotto Pugliese una spesa media nel 2025 di 545 euro per una famiglia tipo di tre persone, superiore alla media nazionale di 528 euro e con un rincaro del 5% rispetto al 2024.
A differenza del resto della Puglia, nel Salento l’acqua piovana per la natura carsica e l’alta permeabilità del terreno si infiltra rapidamente nel sottosuolo calcareo e crea una riserva vitale, che in parte sfocia in mare tramite sorgenti costiere e fiumi sotterranei e in parte viene prelevata dalle falde idriche profonde sotterranee tramite una rete di pozzi gestiti da Acquedotto Pugliese e distribuita per le abitazioni e per l’irrigazione.
Oltre a questi pozzi gestiti dall’AQP nel nostro territorio l’acqua dal sottosuolo viene aspirata da una quantità innumerevole di trivellazioni, censite dall’ISPRA nel numero di circa 22.000 nel solo tacco, alle quali si sommano tanti altri pozzi sfuggiti alle statistiche e senza controllo. Per cui a causa di questo eccessivo sfruttamento questo immenso serbatoio sotterraneo di acqua è soggetto a un progressivo impoverimento e a un’intrusione di acqua salata nelle falde.
Come conseguenza di questo “l’acqua bene comune” diventa sempre più preziosa e cara per noi cittadini e per alcune colture agricole. In questi giorni, l’unione di alte temperature e siccità, alimentati drammaticamente dagli ulivi già secchi a causa della Xylella e dai rifiuti nelle campagne, fanno aumentare gli incendi che nella nostra Provincia hanno raggiunto un record di centinaia di ettari bruciati.
L’acqua è la più grande infrastruttura strategica del nostro Paese, una risorsa che genera sviluppo, produce energia, garantisce cibo, tutela il territorio e rappresenta un presidio di pace. Di fronte all’avanzare della siccità e della desertificazione non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze. Servono scelte immediate e investimenti concreti ed è quanto mai urgente la necessità di passare dall’emergenza alla programmazione, accelerando la realizzazione di nuovi invasi, completando le infrastrutture idriche e ammodernando la rete di distribuzione per garantire acqua alle imprese agricole e ai cittadini.
Oltre a questo nel Salento è fondamentale conservare, proteggere le falde acquifere dall’intrusione dell’acqua salata e dall’infiltrazione di nitrati, dovuta ai rifiuti abbandonati di varia natura malamente smaltiti nelle periferie delle città e dalle superfici agricole.
Quanto mai adesso è il momento di agire concretamente legando questa situazione dell’emergenza idrica all’effettivo impatto della modificazione del clima, non certamente continuando a trattare ogni emergenza come un paradigma assestante e passare definitivamente dalla gestione dell’emergenza alla programmazione realizzando gli invasi e le infrastrutture necessarie per rendere il sistema idrico regionale sostenibile e più resiliente ai cambiamenti climatici, garantendo una rete moderna di invasi e infrastrutture per conservare e difendere questo nostro patrimonio fondamentale anche nei periodi di maggiore stress climatico.
Fondamentale è che su questo problema vitale sia sempre viva la partecipazione consapevole e responsabile dei cittadini, una “cittadinanza attiva per l’acqua”, che difende i risultati del referendum popolare del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua bene comune e che segnala sprechi, promuove dibattiti e controlla le tariffe.


















