Adriana Poli Bortone e Carlo Salvemini

Lino DE MATTEIS

Dei tre capoluoghi del Grande Salento, Lecce è il solo che sabato e domenica prossimi andrà al voto per il rinnovo dell’amministrazione comunale. La competizione tra il sindaco uscente Carlo Salvemini e la candidata del centrodestra Adriana Poli Bortone sembra aver assunto le sembianze di un confronto generazionale: tra una città giovane e protesa in avanti, verso il futuro europeo della sostenibilità ambientale, economica e sociale e una città che guarda al passato, alla nostalgia del tempo che fu e alla fissità aristocratica della città barocca. Un confronto generazionale che non scaturisce dalla pur notevole differenza anagrafica tra i due candidati, ma dal confronto programmatico e dalle caratteristiche che ha assunto la campagna elettorale.

Le scelte politiche vanno ponderate sui problemi sostanziali di un’amministrazione comunale e non sulle polemiche elettorali scatenate per aspetti secondari ed effimeri dilaganti sui social. Qualche buca per le strade o filo d’erbaccia, per esempio, si incontrano oggi come si incontravano ieri, quando sulla poltrona di primo cittadino era seduta la Poli Bortone. Il raffronto andrebbe fatto, piuttosto, tra l’esteticamente deplorevole eredità dei filobus lasciata dalla Poli Bortone, con la selva di pali e l’ombreggiante reticolo di fili che deturpano la città e le piste ciclabili di Salvemini. Se i filobus erano una scelta già allora superata dai tempi è innegabile che le ciclovie, pur impattanti in certe circostanze, mettono in sintonia il capoluogo salentino con le scelte ecologiche europee per una mobilità sostenibile.

Nessun sindaco è perfetto. L’empatia o antipatia delle persone hanno certo un peso nelle relazioni umane, ma gli aspetti caratteriali degli amministratori non possono distogliere l’attenzione dai problemi sostanziali e dai risultati ottenuti. Non si può, per esempio, ignorare che l’amministrazione Salvemini ha rimesso sulla strada della sostenibilità economica il bilancio comunale in predissesto finanziario, dimezzandone l’enorme deficit lasciato in eredità dal centrodestra; ha evitato la bancarotta di una delle più importanti partecipate comunali, la Lupiae, salvando posti di lavoro; ha reso efficiente la Sgm, l’altra società partecipata dal comune di Lecce; ha accresciuto la raccolta differenziata… Temi che, certamente, non sono adatti ad infiammare le polemiche delle tifoserie sui social, ma che, per la vita dei cittadini, sono molto più importanti della presunta difformità della copia della statua di Sant’Oronzo.

Il confronto vero nelle urne sarà allora tra una città che sta cambiando, che ha una visione e un progetto per il futuro, che guarda alla sostenibilità economica e che si pone il problema del cambiamento climatico oppure una città che guarda al passato, che vorrebbe riaprire al traffico il centro storico, indifferente al risanamento finanziario e pronta a offrire qualche vantaggio immediato ai cittadini ma con il rischio di ritornare all’instabilità dei bilanci comunali; una città con un piano urbanistico che limita il consumo di suolo e che punta al recupero del patrimonio abitativo esistente, valorizzando spazi verdi e centri di aggregazione sociale, oppure il ritorno all’indiscriminato espansionismo urbanistico dei vecchi tempi; una città viva, animata da una crescente presenza turistica oppure una città isolata, chiusa in sé stessa, “falsa e cortese” come recita un antico soprannome malevolmente attribuito ai leccesi; una città che vuole essere punto di riferimento di un’area metropolitana più vasta oppure una città ripiegata su sé stessa, come se intorno ci fosse il deserto…

Lasciando da parte, dunque, gli specchietti per le allodole di alcuni post elettorali e le polemiche faziose sui social, il voto di sabato e domenica servirà per capire se veramente Lecce è cambiata o se torneranno a prevalere le nostalgie del secolo scorso.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it