Nardò, Portoselvaggio (Ph Claudio Longo)
  • Nel basso Salento, a sud di Gallipoli, si incontra la dorsale delle Serre salentine, con sentieri che si inerpicano tra boschi e colline, da cui si godono stupende panoramiche fino al mare: è uno dei percorsi raccontati nella guida IL GRANDE SALENTO DA SCOPRIRE Un viaggio insolito nel Tacco d’Italia attraverso quindici itinerari tematici, il volume curato da Lino De Matteis, per le Edizioni Grifo, in vendita nelle edicole di Brindisi, Lecce e Taranto in abbinata col “Nuovo Quotidiano di Puglia” (208 pagine a colori, euro 8,80 + il prezzo del quotidiano).
Sannicola, Abbazia di San Mauro

L’arco dei paesi delle Serre Salentine si distende dai territori di Nardò-Galatone sino al Capo di Leuca.  Se sulla fascia jonica le serre si affacciano su pianure digradanti verso la costa, sul versante adriatico le alture scendono a picco sul mare tra Otranto e il capo di Leuca. Il punto più alto è la Serra dei Cianci, che raggiunge 201 metri, nel comune di Alessano. Le Serre Salentine sono caratterizzate da terrazzamenti coltivati, grazie alla presenza di pozzi che hanno favorito nel tempo gli insediamenti umani, dando origine a numerosi centri abitati di piccole o piccolissime dimensioni, molto vicini gli uni agli altri.

Nardò, Santa Caterina

Addentrarsi lungo i sentieri delle Serre Salentine, significa scoprire un Salento nascosto, lontano dalle meravigliose spiagge; un paesaggio costellato di rocce affioranti e pietre che raccontano del sudore dei contadini per rendere fertile la terra; pietre che diventano pajare e muretti a secco, dichiarati patrimonio dell’umanità, che incastonano le campagne  e serpeggiano silenziosi tra filari di ulivi e viti; un territorio misterioso e affascinante, ricco di storia, che ha lasciato le sue tracce nella Grotta delle Veneri, a Parabita, dove sono state rivenute due statuette femminili scolpite in osso risalenti al Paleolitico, e nelle tombe di Alezio, l’antica Alytia, importante centro della civiltà messapica.

Paradossalmente le Serre Salentine hanno nel centro marinaro di Gallipoli, la loro attrattiva più nota, che, da una parte, penetra nelle acque del mare Jonio e, dall’altra, si apre a raggiera verso l’entroterra collinare. Dai rilievi dell’antica Abbazia di San Mauro, nel comune di Sannicola, le Serre Salentine si allungano, intervallate da pianori, verso i rilievi di Parabita, Racale e Casarano, fino a prolungarsi verso Supersano, Ruffano, Alessano e Santa Maria di Leuca.

Nardò, Santa Caterina, Torre dell’Alto

Il comune più nord è Nardò, città di antichissime origini, con il barocco del suo centro storico, che si sviluppa intorno a piazza Salandra e alla guglia dell’Immacolata, e le numerose chiese, come la Basilica cattedrale di Santa Maria dell’Assunta, la Chiesa di San Domenico, quella dell’Immacolata, di Santa Teresa. Non mancano gli edifici civili da ammirare, come il Teatro comunale, il Sedile, il Palazzo dell’Università e il Castello Acquaviva col suo giardino, oggi sede del Comune, il Tempio dell’Osanna e la Fontana del Toro. Il territorio di Nardò fa parte del Parco naturale di Porto Selvaggio, dove i sentieri attraversano boschi e pinete, costeggiando le scogliere della Baia di Uluzzo. Un senso di vertigini può cogliere trovandosi sull’orlo della Dannata, un precipizio sul mare, così detto per via di una fanciulla che vi si lanciò per sfuggire ad un matrimonio non desiderato. Scendendo lungo la costa, le Serre Salentine offrono stupendi panorami sul mare Jonio, come quello delle località balneari di Santa Caterina, Santa Maria al Bagno, Conchiglie e Rivabella. Tra queste due ultime località, dalla Chiesetta di San Mauro la vista spazia sulla città di Gallipoli e sul suo faro, che spunta sull’isola di Sant’Andrea.

Gallipoli, spiaggia della Purità

La “città bella” o “perla dello Jonio”, come viene chiamata Gallipoli, presenta degli scorci suggestivi guardando il mare dalle viuzze del centro storico. L’impianto urbanistico della città vecchia è dovuto a motivi militari e climatici: la ristrettezza e sinuosità delle stradine era un’ottima difesa contro i nemici e riparava dai venti e dalla calura estiva. Nel centro storico non esistono piazze, perché si è sfruttato ogni centimetro pur di poter edificare entro la cinta muraria, costruita a partire dal XIV secolo e ammodernata nel Cinquecento. Le strade del centro storico si incrociano nella Piazza del Duomo, con la grande e barocca Cattedrale di Sant’Agata, che rappresenta la parte più alta del borgo antico e vi si arriva percorrendo via Antonietta De Pace, dalla riviera Armando Diaz, davanti al vecchio Mercato ittico. La città vecchia, abbarbicata su un grande scoglio e racchiusa dalle mura urbiche, ha la singolarità di possedere la spiaggia della Purità, che rappresenta una delle principali attrattive in periodo estivo. Il Ponte Papa Giovanni Paolo II, che costeggia il castello, collega la zona antica alla terraferma, davanti alla Fontana Greca, dove si è sviluppata la città moderna. Il Castello aragonese, circondato quasi completamente dal mare, è del XIII secolo, costruito in epoca bizantina, e ha subito numerosi rifacimenti: nel 1522 venne costruita la cortina di levante, denominata Rivellino, staccata dal perimetro della fortezza e isolata nelle acque. L’accesso al Rivellino è consentito mediante un ponte levatoio in legno ancora esistente. Gallipoli è stata la “città dell’olio lampante”, avendo primeggiato in Europa, dal XV al XIX secolo, per la produzione e il commercio dell’olio usato per l’illuminazione urbana. Nel ‘700, furono costruiti ben 35 frantoi, in via Antonietta De Pace si può visitare un grande frantoio ipogeo del 1600, interamente ristrutturato, ospitato nel sottosuolo di Palazzo Granafei.

Sannicola, Montagna spaccata

Nell’entroterra, alle spalle di Gallipoli, si trova Alezio, l’antica città messapica, che conserva importanti tracce delle sue origini nel Museo civico messapico, di via Kennedy, nel settecentesco Palazzo Tafuri. Inaugurato nel 1982, dopo i rinvenimenti nel centro abitato di tombe messapiche, il museo è stato dichiarato monumento nazionale. Conserva corredi funerari provenienti dalle tombe scoperte in città e dalla necropoli di Monte d’Elia (IV-III secolo a.C.). Antistante al museo c’è il parco archeologico all’aperto, che espone diverse tipologie di tombe messapiche. Tra gli oggetti più emblematici, divenuti simbolo della città, c’è la famosa trozzella messapica aletina, un vaso in terracotta caratterizzato dai manici adorni con quattro rotelline.

Ancora più nell’entroterra si trova Tuglie, il cui territorio comprende la località di Montegrappa, col santuario della Madonna di Montegrappa. Avventurandosi tra le viuzze della città vecchia si possono scoprire cortili, pozzi, archi, portici e focaliri, vecchi camini, soprattutto nel pittoresco rione Santa Lucia. Fuori dal centro abitato si incontrano i menhir, che, insieme alle grotte carsiche, raccontano di antichi insediamenti umani. Alcuni menhir sono ancora nella loro originaria collocazione e prendono il nome delle contrade in cui si trovano, come Monte Prino, Nove Croci, Caruggio, Scirocco.

Seguendo la dorsale che collega Sannicola, Tuglie, Parabita e Matino si arriva a Casarano. Nel Medioevo le serre rappresentavano un buon rifugio dalle incursioni dei pirati lungo le coste: a Casarano, per sfuggire ai saraceni che saccheggiarono la loro città, gli abitanti trovarono riparo sulla Serra Campana, dove, per lo scampato pericolo, vi costruirono una piccola chiesa dedicata alla Madonna della Campana, divenuta loro protettrice. Da vedere la Chiesa di Santa Maria della Croce, in via Casaranello, esempio di architettura paleocristiana, con mosaici del V secolo nella zona presbiteriale e affreschi di epoca bizantina.

Alessano, Marina di Novaglie

Ad Alliste, c’è la serra della Madonna dell’Alto, che, ben visibile dal mare, è stata per secoli un faro naturale per i naviganti. Lungo la dorsale che tocca i comuni di Supersano, Ruffano, Taurisano, Specchia, Presicce e Alessano sono possibili percorsi affascinanti tra dirupi, terrazzamenti, boschi, uliveti e vigneti attraversati da muretti a secco. Ad Alessano le serre raggiungono la loro massima altezza con la Serra dei Cianci. Nel paese che ha dato i natali a don Tonino Bello, vale la pena una passeggiata nel centro storico, in particolare nel quartiere detto Ghetto degli ebrei, e, fuori dal centro abitato, sulla strada per Marina di Novaglie, al villaggio rupestre di Macurano, simbolo della cultura dell’olio per la presenza di due frantoi ipogei ancora utilizzati, trappeto Sauli e trappeto Santa Lucia.

Supersano, Bosco delle Serre

Supersano è ricca di siti archeologici, con i menhir Coelimanna e Parco Rimembranze, il casale di San Giacomo di Sombrino, la Motta di Specchia Torricella e gli scavi archeologici in località Scorpo. Tra le aree naturali da visitare c’è il bosco della Serra Mucurone, attraversato da antiche strade campestri, dette tratturi.  Da non perdere la cripta supersanese, una delle poche non ipogee, scavata nel costone tufaceo della serra sulla strada provinciale per Casarano. La cripta, denominata della Coelimanna o Virgo Manna Coeli, si trova nei pressi del cimitero comunale ed è affiancata al Santuario della Madonna di Coelimanna, edificato nel 1746. A Ruffano si può fare una puntatina sulla collina della Madonna della Serra, sopra i 175 metri, ricca di macchia mediterranea e fauna. Sul rilievo sorge l’omonima chiesa e una torre di avvistamento del XVI secolo, che, dopo essere stata adibita a vari usi, è stata recuperata e destinata a Centro visita e aula didattica del Parco Naturalistico Bosco Occhiazzi-Madonna della serra. A Specchia, uno dei più bei borghi d’Italia, si possono visitare i frantoi ipogei, che costituiscono una monumentale testimonianza di architettura industriale e della vita sociale ed economica del Salento tra XV-XIX secolo. Nell’agro di Specchia si trova la Masseria Cardigliano, meglio conosciuta come Borgo Cardigliano, ubicato sulla cresta di una serra. Tricase è ricca di aree naturali che ricadono nel Parco naturale Costa Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase. Da non perdere la Quercia dei cento cavalieri, risalente al XIV secolo, lungo la strada per Tricase Porto, il cui tronco ha una circonferenza di 4,25 metri e la chioma occupa una superficie di circa 700 metri quadrati. La leggenda vuole che sotto la sua chioma trovò riparo Federico II insieme ai suoi 100 soldati.

Otranto, Punta Palascia
Gagliano del Capo, il Ciolo

La dorsale delle Serre Salentine arriva a toccare l’altra sponda della penisola, interessando la costa adriatica da Otranto fino a Santa Maria di Leuca, con scogliere a picco sul mare. Da Otranto, scendo giù lungo la costa, si incontrano tra le più belle località del Salento: da Porto Badisco, con la preistorica Grotta dei Cervi, a Santa Cesarea Terme, con le sue ville e le terme; da Castro, con la zona archeologica e la Grotta della Zinzulusa, a Tricase Porto; da Marina Serra a Marina di Novaglie; dallo spettacolare ponte del Ciolo a Gagliano del Capo alle grotte di Leuca. Suggestiva anche una passeggiata lungo le “vie del sale”, sulla costa di Corsano, dove un tempo si raccoglieva il sale marino.

Foto Eduardo De Matteis