La presidente ellenica incontra la gente grica

Con una lettera indirizzata a tutti i paesi della Grecìa Salentina che l’hanno accolta, la presidente della Grecia, Katerina Sakellaropoulou, ha voluto esprimere il suo riconoscimento e vicinanza alla comunità ellenofona a conclusione della due giorni trascorsi nel Salento.

Selfie con la presidente greca

di Fernando DURANTE

Una appassionata lettera per ringraziare i comuni della Grecìa Salentina per i due «sconvolgenti» giorni vissuti nell’area ellenofona, in occasione dei primi vent’anni di vita dell’Unione dei comuni della Grecìa Salentina. Una missiva scritta con la penna del cuore e destinata a quelle dodici comunità dell’area ellenofona, firmata: Katerina Sakellaropoulou, presidente della Grecia. In questa, nomina una per una quelle dodici comunità che l’hanno accolta: Castrignano de Greci, Carpiniano Salentino, Soleto, Melpignano, Zollino, Martignano, Sternatia, Cutrofiano, Martano, Buongiorno, Corigliano d’Orranto, Sogliano Cavour, «strette in un profondo e indissolubile legame con la Grecia». Un modo per non dimenticare nessuno, per dire che li tieni tutti stretti nel cuore, per ringraziare per quello che ogni paese le ha riservato e che le ha strappato più di qualche lacrima. In particolare quando in uno slancio di affettuosità verso i bambini, a seguito del loro canto grico e le dediche nell’antica lingua ha detto: «vi abbraccerei tutti, uno ad uno», con qualche lacrima appena trattenuta.

«Partita per i paesi grecofoni di Kato Italia (dell’Italia meridionale) – attacca la missiva – con un piccolo bagaglio, sono tornata piena di affettuose scoperte. Mi ero portata solo alcune immagini da Polemonda, ed è iniziato uno sconvolgente viaggio in compagnia del fotografo Dimitris Mavrikios nei paesi di “Grekanos” pugliesi. Ho scoperto la presenza di canzoni scritte in greco ed eseguite da cantanti di grido, noti nella nostra patria, come la straziante canzone dell’emigrante – “Andramu Pai”, “Il mio uomo parte”, (canzone scritta e musicata dal calimerese, Franco Corlianò, notissima anche in Grecia, laddove è interpretata dalla più nota cantante folk, Maria Farantouri, nell’originale, “Andramu Pai” ndr)».

«Non avrei mai immaginato – prosegue la lettera – quello che, poi, ho scoperto al mio arrivo. Un mare di bandiere greche che sventolavano in ogni piazza dei dodici paesi, il “Kalos irtate” ad accoglierci ovunque, i volti dei bambini, dei giovani, degli anziani che brillano, accoglienti: questa è stata la mia Grecìa Salentina. Un’atmosfera trasparente che ci accoglieva con la musica degli inni nazionali. A Cutrofiano, in particolare, ci hanno attesi con la dolce melodia de il “Va pensiero”, dall’opera del “Nabucco”, di Verdi, eseguita dalla banda. Ci siamo commossi tutti in quel passaggio musicale in cui si canta, “o mia patria sì bella e perduta”. Il pensiero è volato al dramma che sta vivendo l’Ucraina. È stato un inno alla sacralità della patria, un appello a porre fine alla guerra in atto. In questo piccolo mondo di greco antico del Kato Italia (sud Italia) si trovano tutte le emozioni, l’amore, la nostalgia, il lutto, la Divina Passione, che si esprime attraverso la musica e le canzoni. In ogni paese ci hanno accolto le note delle bande di strada, con i bambini ci hanno cantato canzoni griche, le melodie ci hanno accompagnato ovunque. Ma il momento clou è stata la presentazione delle tradizionali cantate della Grande Settimana Santa (“I Passiuna- La Passione)”, in grico, cantata a Martano. Musicalità drammatica sconvolgente, il pathos greco classico, scritta nell’antica lingua degli antenati greci, indiscutibile prova della continuità greca nel sud Italia (Kato Italia), che affonda le sue origini nella Magna Grecia, giunta fino ai giorni nostri, per sola trasmissione orale. Nei borghi grecofoni ho visto la gente emozionarsi di fronte a queste cantate senza tempo, ho visto il volto della Grecia antica. Mi sono meravigliata di questi meridionali – italiani sui giornali, ma greci nel cuore, come dicono loro stessi, in quanto a lingua, tradizioni e cultura. Ho riconosciuto in ogni loro sguardo, il loro impegno a preservare questa cultura e nello stesso tempo stringere, ancora di più, il legame fraterno con il popolo greco. Nelle poche ore trascorse affianco ai nostri fratelli grecofoni, ho sperimentato l’etica simbiotica greca pabaleo, che non è altro che una generosa condivisione di vita, solidarietà al dolore e alla miseria dell’altro e sempre pronta ad essere se stessa. Quell’etica che porta la gioia nel cuore».