Dalla Regione trapela una certa irritazione alle legittime pretese dei territori che intenderebbero proporsi come sede per ospitare l’eventuale investimento da undici miliardi che la multinazionale Intel vorrebbe fare in Italia per la creazione di uno stabilimento di packaging, assemblaggio e confezionamento dei microchip. Se Intel decidesse di investire in Puglia, ma in ballo ci sono anche Veneto e Sicilia, avrebbe bisogno di almeno tre milioni di metri quadri di terreno (300 ettari) a basso rischio sismico e sgombro da fabbricati precedenti.
La decisione deve essere ancora presa e per questo, nell’eventualità di svolta positiva, i territori si propongono per accogliere l’insediamento industriale da un migliaio di posti di lavoro. Data la sua conformazione geografica, che, di fatto, coinvolge tre province, oltre alla disponibilità di energia per la presenza del gasdotto Tap e della centrale Enel, il Salento potrebbe avere ottime possibilità di candidatura. Per il consigliere regionale brindisino Fabiano Amati, infatti, «l’unica area di 300 ettari liberi da edificazione e con un aeroporto e un porto confinanti, elementi che certamente avvantaggerebbero la candidatura pugliese, si trova nell’Asi di Brindisi». E un incoraggiamento arriva dal deputato brindisino Mauro D’Attis, che sollecita: «Se la Provincia e il Comune di Brindisi, assieme agli attori istituzionali principali del territorio, hanno una proposta da fare, possono trasmetterla. Io la sosterrò e mi impegno a portarla all’attenzione del governo».
Anche altre province, come Lecce e Foggia, hanno una legittima aspirazione ad ospitare l’insediamento industriale Intel. Stupisce allora l’irritazione della Regione, trapelata sulla stampa pugliese, a queste avances dei territori, probabilmente spronati a farsi avanti per prevenire consuete scelte baricentriche, visto che, tra le molte ipotesi disegnate in questi giorni, si è affacciata anche quella che riguarda un’ampia disponibilità di terreni nell’area industriale di Bari, a ridosso della Merck Serono, verso Bitonto. L’irritazione della Regione potrebbe perciò trovare motivo proprio nel fatto che le avances dei territori avrebbero disturbato i piani della candidatura della città metropolitana, divenuta ormai l’asso pigliatutto di investimenti e finanziamenti in Puglia.
L.d.M.


















