Lino DE MATTEIS
La tormentata vicenda della bradanico-salentina presenta risvolti diversi, come ha dettagliatamente evidenziato Adelmo Gaetani sulle pagine di Quotidiano, dopo la doccia fredda dell’Anas, che ha comunicato il blocco dei lavori per mancanza di fondi. Ma la morale della storia è una e una sola: senza l’unità propulsiva del territorio il Grande Salento resterà ancora per molto tempo la cenerentola pugliese. Senza coesione dal basso, le scelte strategiche sul suo sviluppo saranno una variabile accessoria sui tavoli regionali e nazionali. Senza un patto tra cittadini e istituzioni sulle priorità del territorio, saranno altri a deciderle sulla base di valutazioni funzionali ad altri interessi e visioni.
C’è da dire che, sulla necessità della statale 7ter a quattro corsie da Taranto a Lecce, negli ultimi mesi, si è registrato un positivo risveglio unitario del territorio: mediatico grazie a questo giornale, popolare con la costituzione di un comitato ad hoc, istituzionale con la mobilitazione dei Comuni del nord Salento e delle Camere di commercio, politico con la presa di posizione di consiglieri regionali e parlamentari. Una rinascita che, però, non è riuscita a superare quella barriera psicologica dei confini amministrativi che, storicamente, tiene lontane le province salentine, lontananza emblematicamente rappresentata proprio dall’assenza di quell’arteria stradale.
Alla meritevole compattezza dei Comuni del nord Salento, impegnati a rivendicare la necessità delle quattro corsie da San Pancrazio a Lecce, è mancato l’appoggio dei Comuni del tratto tarantino, da Manduria in poi, condizionati da un diverso stato di avanzamento dei lavori della stessa strada. Entrambi vittime dello steccato amministrativo tra le due province, che impedisce e frena la capacità di una comune visione strategica, vera causa per cui si è consentito che le decisioni prese, nei ultimi decenni, da Regione, Cipe e Anas ci consegnassero oggi una strada spezzatino, realizzata in momenti e con modalità diverse: tra San Pancrazio e Manduria una bella superstrada a quattro corsie già operativa; da Manduria verso Taranto una strada a due corsie parzialmente realizzata e non operativa; da San Pancrazio a Lecce senza neanche ancora una programmazione del tracciato.
C’è da rilevare che in questa battaglia per la superstrada bradanico-salentina è mancato un adeguato e convinto sostegno dei capoluoghi di Taranto e Lecce, cioè i due maggiori beneficiari di questa infrastruttura qualora venisse realizzata come era stata prevista. Il loro collegamento, con una strada a quattro corsie, completerebbe la triangolazione tra i tre capoluoghi del Grande Salento, determinando una vera e propria rivoluzione nella geopolitica regionale. La statale 7ter non interessa, infatti, solo la mobilità interna al territorio, ma è una infrastruttura che riguarda l’Italia meridionale, potenziando e migliorando i collegamenti sud-sud: la prosecuzione della bradanico-salentina verso la direttrice tirrenica, collegandola all’autostrada Roma-Salerno-Reggio Calabria, congiungerebbe più velocemente la penisola salentina alla Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia, accorciando anche le distanze con la stessa capitale Roma, senza dover passare da Bari.
Non basta che le amministrazioni dei due capoluoghi salentini si siano dette favorevoli alle quattro corsie, ma è necessario che Taranto e Lecce si pongano come capofila di questa battaglia, con il loro peso politico e forza d’impatto sui tavoli decisionali. Le città non sono isole che galleggiano nel nulla, ma organismi sociali viventi in un contesto articolato di altre realtà sociali ed economiche, con le quali è necessario interagire per trarne insieme beneficio, sviluppo e crescita. Occorre superare il localismo elettorale che, guardando solo al proprio centro abitato, alimenta individualismi e provincialismi, isolando le città e i territori. È indispensabile fare rete, stabilire sinergie e convergenze verso comuni obiettivi strategici, che servono a tutti, come le infrastrutture dei trasporti. Bisogna riprendere la strada del partenariato e dei protocolli d’intesa, come l’ultimo, quello “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro”, siglato, nel 2020, dai tre sindaci, dai presidenti di Provincia e dal rettore dell’ateneo salentino, ma colpevolmente lasciato nel cassetto.
Sul tema delle infrastrutture, vitali per togliere dall’isolamento geografico la penisola salentina, è necessario, dunque, che i capoluoghi rilancino l’iniziativa della bradanico-salentina, facendosi capofila di quella filiera politico-istituzionale che, dal basso, partendo dalla società civile, coinvolga enti, istituzioni e la rappresentanza politica locale, sia in Consiglio regionale sia in Parlamento, affinché si riapra la programmazione complessiva della statale 7ter, riprendendo il progetto originale delle quattro corsie. Il passaggio istituzionale fondamentale resta, comunque, il nodo della Regione Puglia: è a Bari che bisogna riabilitare il livello e l’importanza della baradanico-salentina come strada strategica primaria, rimediando all’errore compiuto nel 2014, quando il nucleo di valutazione regionale determinò la morte del progetto originale. Senza la pressione del territorio e senza la presa di posizione della Regione Puglia, il Ministero delle infrastrutture, il Cipe e l’Anas non prenderanno mai di loro volontà l’iniziativa per realizzare la bradanico-salentina a quattro corsie. È il territorio che deve farsi artefice del proprio destino.


















