di Lino DE MATTEIS
Il Pd pugliese vive una profonda lacerazione tra chi vuole ridare al partito una sua autonomia politica e chi, invece, vuole continuare a sostenere incondizionatamente il governatore Michele Emiliano, che non è più iscritto al Pd e sta promuovendo un suo partito personale con le liste civiche. Dopo la sospensione da Roma delle procedure congressuali, che stavano per incoronare nuovamente, senza alcun dibattito, il segretario uscente Marco Lacarra, sotto accusa per essere troppo filo-governatore, si è riaperta la fase congressuale per chi vorrebbe trovare una figura nuova e condivisa di segretario, in grado di rilanciare l’iniziativa politica autonoma del partito. Ma Lacarra, nonostante sia una figura divisiva, non intende rinunciare alla candidatura, forte del sostegno dell’estabilishment, dal presidente della Regione al sindaco di Bari, Antonio Decaro, e all’ex ministro e responsabile nazionale enti locali del Pd, il deputato Francesco Boccia.
La partita è oggettivamente complicata per il ruolo di traino elettorale che fino ad ora ha rappresentato Emiliano per il centrosinistra, ma, pur tuttavia, per il Pd è vitale ritrovare l’iniziativa politica per affiancare e orientare le scelte della Giunta regionale. Per i dem, infatti, è diventato inevitabile dipanare i grovigli che appannano il ruolo e l’identità del partito, come quello del rapporto con la nascente federazione delle liste civiche voluta da Emiliano, quale presupposto di un suo partito personale in vista delle prossime scadenze elettorali. Un’iniziativa carica di incognite e di ambiguità, a partire dal ruolo dell’ex eurodeputato ed ex senatore del Pd Giovanni Procacci, assurto a consigliere politico di Emiliano e gran cerimoniere dell’evento che domani vedrà nascere la federazione civica “Insieme per la Puglia”.
Negli ultimi tempi, il Pd, partito su cui si regge la maggioranza alla Regione, ha consentito troppo ad Emiliano di navigare a vele spiegate nelle acque confuse del civismo e delle alleanze variabili, che, se soddisfano le ambizioni del governatore, certo inquinano l’identità politica del maggior partito di centrosinistra. A subirne le nefaste conseguenze elettorali delle disinvolte scelte di Emiliano è stato proprio il Pd, come nel caso di Nardò dove il governatore ha sostenuto apertamente il sindaco di destra Pippi Mellone, risultato poi eletto, che correva contro quello sostenuto dal Pd. Nardò non è naturalmente il solo caso, per non parlare poi della rete di poltrone ed incarichi assegnati personalmente dal governatore ad esponenti provenienti dal centrodestra.
Il “civismo” che, in passato, al tempo della “partitocrazia” onnivora delle istituzioni pubbliche, ha rappresentato un elemento di rinnovamento della politica, oggi, con la crisi dei partiti politici, tende a diventare l’incubatore del peggior trasformismo ed espressione di politiche qualunquistiche per assecondare sete di potere personale e interessi di parte. Esempi clamorosi e recenti non mancano: a Taranto, esponenti dei “Popolari” ed elementi vicini a “Con”, entrambe liste civiche di Emiliano, hanno partecipato alla “congiura dei 17” che ha fatto cadere la giunta di centrosinistra del sindaco Melucci; e a Manfredonia la lista “Con” ha apertamente sostenuto il candidato alternativo al centrosinistra, contribuendo alla sua vittoria. Uno smacco che ha perfino stizzito il benevolo Boccia per i “giochini delle civiche”, minacciando “risposte dure” da parte del Pd.
Lo strapotere di Emiliano, uomo solo al comando della Puglia, ha mostrato, nelle ultime settimana, qualche scricchiolio, come hanno dimostrato le recenti dimissioni dell’assessore alla Sanità, l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, fiore all’occhiello della giunta di Emiliano, e quelle dell’assessore alla Cultura, Massimo Bray, ufficialmente per motivi di salute. Due pezzi da novanta che davano lustro al governo regionale e che ora il governatore, che nel frattempo ha assunto personalmente le deleghe, sta trovando difficoltà a sostituirli adeguatamente. Per non parlare del rinnovo del Piano casa che, qualche giorno fa, il Consiglio regionale ha approvato all’“insaputa” di Emiliano non molto favorevole. Lo stesso stop dato alle procedure del congresso regionale del Pd non è un buon segnale per Emiliano.
Se questo è il quadro, il Pd si trova di fronte ad un bivio da cui dipenderà la sua futura connotazione politica: continuare ad essere eterodiretto da Emiliano, col rischio di essere ulteriormente svuotato dal suo civismo, o riprendere l’iniziativa e l’autonomia politica per contenere e indirizzare le scelte del governatore, che senza il Pd non potrebbe governare la Regione. Qualcosa si sta muovendo, come il recente appello di alcuni autorevoli esponenti del Pd per chiedere a Lacarra di fare un passo indietro e che si trovi un candidato condiviso. La pattuglia dei rinnovatori si va allargando e conta nomi eccellenti come i consiglieri regionali Fabiano Amati, Paolo Campo, Ruggiero Mennea, Donato Pentassuglia e Michele Mazzarano, ma anche i parlamentari Dario Stefàno e Michele Borbo, l’ex assessore Gianni Giannini, l’ex presidente del Consiglio regionale Mario Loizzo, l’ex deputato Federico Massa, l’ex consigliere Sergio Blasi, Elisa Mariano, Antonella Vincenti, Salvatore Tomaselli, ed altri ancora.
La frattura è ormai profonda e insanabile, il Pd ha bisogno di una svolta che vada oltre Lacarra.


















