Lino DE MATTEIS
Il 2026 sarà l’anno dei Giochi del Mediterraneo, che avranno come epicentro Taranto, ma che, inevitabilmente, interesseranno tutto il “Tacco d’Italia”, non solo per le discipline sportive, che si svolgeranno anche sui campi di Brindisi e Lecce, ma perché trasformeranno l’intero Salento in un grande albergo diffuso, per ospitare le migliaia di persone, tra delegazioni atletiche, tifosi e turisti, che approfitteranno dell’evento per visitare il sud della Puglia. Uno scenario, questo, che dovrebbe spingere istituzioni pubbliche e organizzazioni private ad attrezzarsi con tempo, per presentare il territorio salentino come un’unica “destinazione turistica”, estendendo i benefici del “brand Salento”, accreditato ormai fortemente a livello nazionale e internazionale, a tutte e tre le province di Brindisi, Lecce e Taranto.
La penisola salentina, oltre che per la sua storia, è, per sua stessa natura geografica, un’ideale “destinazione turistica”, se si considera che, per le limitate dimensioni, un turista, indipendentemente da dove scegliere di risiedere, può raggiungere, facilmente, in giornata, qualsiasi altro suo luogo. La fruibilità e accessibilità al territorio è, infatti, uno dei requisiti fondamentali per essere riconosciuti come “destinazione turistica”. Un’opportunità logistica che andrebbe sfruttata fino in fondo, per rendere ancora più competitivi i territori delle tre province salentine. Territori che, insieme, possono offrire un variegato ventaglio di eccellenze attrattive, storiche, ambientali, folkloristiche e gastronomiche, come nessun altro. Un pacchetto di opportunità turistiche senza eguali, se solo fossero presentate insieme, in modo organico e complementare.
Un territorio, come la penisola salentina, ha bisogno, infatti, di mettere a sistema la sua offerta turistica complessiva, articolando i suoi attrattori d’eccellenza in una proposta organica, che li renda ancora più forti e competitivi. Per questo è necessario avviare un processo di marketing comune del territorio, a partire dai prossimi appuntamenti importanti, come la Borsa internazionale del turismo (Bit), che si svolgerà a Milano, dal 10 al 12 febbraio 2026, utilizzando proprio l’evento dei Giochi del Mediterraneo come biglietto da visita unitario, e proponendo un pacchetto di accoglienza e di iniziative unico, sullo sfondo dell’immagine di un affascinante territorio. Per semplificare, basterebbe anche solo un depliant, un opuscoletto, con gli eventi più importanti (feste, fiere, sagre, concerti …) che nei giorni dei giochi si svolgeranno nelle tre province, per dare ai turisti una panoramica di quello che potrebbero fare, stando qualche giorno nel Salento.
Costruire insieme un unico brand, lanciare un’unica immagine promozionale, un marchio comprensivo di tutto il territorio, un “Salento d’amare”, “da visitare”, “da vivere”, quello che si vuole, insomma, potrà solo avvantaggiare tutti, arricchendo l’offerta turistica. Offrire servizi comuni, come un biglietto unico per tutti i tipi di trasporto pubblico (urbano ed extraurbano) e tariffe taxi calmierate e unitarie nelle tre province, per raggiungere porti, aeroporti e stazioni ferroviarie. Un percorso di marketing che andrebbe avviato subito da enti e istituzioni, a partire dai tre comuni capoluogo, dalle Province, dalle Camere di commercio, associazioni datoriali e imprenditori privati del settore turistico. L’offerta di un Salento unitario come “destinazione turistica” alla Borsa del turismo internazionale di Milano non avrebbe pari, data la risonanza già acquisita dal “brand Salento”.
La competitività localista, all’interno di uno stesso fazzoletto di terra, appena 7mila kmq, quanto misurano le tre province salentine messe insieme, danneggia tutti, perché fa perdere di vista il valore attrattivo dell’insieme. La Regione Puglia ha, da tempo, rinunciato alla sintesi promozionale, che dovrebbe valorizzare le tre aree storiche pugliesi, la Terra d’Otranto, la Terra di Bari e la Capitanata.  Per questo, se, da un lato, occorre invertire la tendenza alla parcellizzazione del territorio pugliese da parte delle politiche turistiche della Regione Puglia, dall’altro, è anche necessario che siano i territori stessi a organizzarsi e coordinarsi per autopromuoversi insieme.
I territori, da parte loro, invece, utilizzano gli strumenti messi a disposizione dalla Regione in senso troppo restrittivo e localistico, come la più recente iniziativa delle “Destination management organization” (Dmo), che, tradotto in pugliese, vuol dire semplicemente “Organizzazione di gestione della destinazione”, un’organizzazione, pubblica e privata, cioè, che dovrebbe promuovere e gestire l’attività turistica di un territorio. Le province più attive e dinamiche in questo campo si stanno già muovendo per proprio conto, come quella di Lecce. Camera di commercio, Comune capoluogo e Provincia di Lecce hanno, infatti, di recente, avviato la procedura per mettere su una “Dmo Salento”, appropriandosi, però, di un brand che appartiene anche a Brindisi e Taranto.
Si sta, cioè, ripetendo, di nuovo, quanto avvenuto alcuni anni fa, con il marchio “Salento d’amare”, promosso dalla Provincia di Lecce, e riferito solo al suo territorio. Una sorta di “appropriazione indebita” del toponimo “Salento” che, di fatto, ne limita la portata, escludendo le altre due province, Brindisi e Taranto, e contribuendo all’idea distorta che “il Salento è solo quello della provincia di Lecce”. Una mutilazione storico-territoriale che, non solo alimenta tra i salentini l’acuirsi della rottura dell’identità comune, ma contribuisce, di fatto, a limitare le potenzialità turistiche di un Salento, che, invece, dovrebbe riconoscersi, e proporsi, unitariamente.
Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it