Michele Emiliano durante la presentazione della sua lista civica "Con Emiliano"

di Lino DE MATTEIS

Trascinato dall’uragano Meloni, il centrodestra si è preso anche la Puglia, gettando una pesante ipoteca sulle prossime elezioni regionali, che si terranno tra tre anni, passando prima dalle comunali di Brindisi, l’anno prossimo, e da quelle di Bari, tra due. Tre anni non sono tanti, il tempo necessario perché il centrodestra pugliese possa organizzarsi e preparare il ribaltone al ventennale dominio del centrosinistra alla Regione Puglia, approfittando della sponda di un governo amico a Roma. Molti voti grillini sono già ritornati all’ovile, ma il centrodestra punterà soprattutto a recuperare i voti di quell’elettorato centrista che, nel frattempo, ha trovato casa nel civismo messo in piedi in questi anni da Michele Emiliano, una rete di consenso personale intorno alla sua figura di governatore pugliese. Per molti ex esponenti di destra il richiamo della foresta potrà essere forte e allora il civismo emilianiano, che ha già cominciato a mostrare la sua fragilità proprio con le elezioni del 25 settembre scorso, potrà diventare il tallone d’Achille del centrosinistra.

Emiliano ha sempre giustificato il suo proselitismo civico con la necessità di allargare il consenso del centrosinistra, coinvolgendo frange della società civile altrimenti non raggiungibili. Motivazione nobile se contenuta entro certi limiti di decenza. Una volta lasciata la tessera del Pd, l’attivismo di Emiliano nel costruire la sua rete elettorale personale – arrivando perfino a prefigurare una sua lista civica nazionale – ha debordato dai limiti della decenza pescando, senza ritegno, tra esponenti politici con chiari trascorsi nel centrodestra. Da Alessandro Delli Noci a Saverio Tammacco, da Anita Maurodinoia a Massimo Cassano, da Francesco Schittulli a Simone Di Cagno Abbrescia, da Fabrizio D’Addario ad Alfredo Borzillo, da Gianni Stea a Rocco Palese, per non parlare degli amministratori comunali, come il sindaco di Nardò, Pippi Mellone, … la lista è lunga.

Le elezioni politiche di domenica scorsa hanno cominciato a mostrare la fragilità del progetto di Emiliano, che, se da una parte ha accresciuto il suo potere e consenso elettorale, dall’altra va a scapito del centrosinistra e del Pd in particolare. Per nulla grato degli sforzi imbarazzati del governatore di sdoganarlo, cercando di far dimenticare i suoi trascorsi politici con Casa Pound, il sindaco di Nardò, Mellone, ha mollato il suo più importante sponsor politico (Emiliano lo ha sostenuto in campagna elettorale contro il candidato sindaco del Pd a Nardò) e, dopo essere stato sul punto di candidarsi con FdI, si è comunque apertamente schierato con la destra nel voto di domenica. Ma a mollare Emiliano è stato anche un altro pezzo da novanta della politica pugliese, Massimo Cassano, direttore generale dell’Agenzia per le politiche del lavoro della Regione Puglia (Arpal), che si è candidato con il Terzo polo di Calenda e Renzi. Già deputato di FI-Pdl e con un lungo curriculum di attività politica con la destra, Cassano promuove nel 2018 la lista civica “Puglia popolare”, con cui finisce poi per appoggiare il governatore Emiliano, da cui ha avuto l’incarico all’Arpal.

Il civismo senza una precisa connotazione politica, di destra o di sinistra, è solo il migliore espediente per camuffare di apparente nobiltà becere operazioni trasformistiche e di potere. Come la ventennale permanenza del centrosinistra alla Regione Puglia, prima con Vendola e poi con Emiliano, ha finito con l’attirare nell’ammaliante rete clientelare e di potere di Emiliano esponenti del centrodestra desiderosi di… fare qualcosa, così potrebbe succedere che la prospettiva di una vittoria del centrodestra alla Regione, sotto l’ombra di un solido e duraturo governo Meloni a Roma, spinga a ritornare nei ranghi alcuni esponenti di centrodestra attualmente in libera uscita. Da questa più che concreta possibilità, l’ipotesi che possa iniziare a crollare il castello del civismo emilianiano, trasformando quello che doveva essere un punto di forza per il centrosinistra nel suo punto di maggiore debolezza.

Fuori dalle stanze dei bottoni e la prospettiva di una lunga opposizione al governo Meloni, mette in crisi anche l’altra gamba su cui poggia il management politico di Emiliano, quella rappresentata dai grillini, che, nella specificità pugliese, rappresentano per il governatore quasi una sorta di variante del suo civismo. Forti dall’essere il primo partito pugliese, gli uomini di Conte pretendono già dal governatore maggiore rappresentatività alla Regione, naturalmente a scapito del centrosinistra. Un vero paradosso, poiché, pur non essendo nella coalizione di centrosinistra che ha eletto il governatore nelle ultime regionali, il M5s è stato coinvolto nel governo della Regione personalmente da Emiliano per consolidare il suo potere personale e la sua maggioranza. Emiliano insiste per un’alleanza strutturale con il partito di Conte, a cui ha dato qui la possibilità di lucrare elettoralmente posizioni di potere, ma la palesata inaffidabilità della linea politica del M5s, né di destra né di sinistra, e la scontata partecipazione in solitaria ai prossimi appuntamenti elettorali, come è avvenuto in Sicilia, porterà i grillini a sottrarre ancora voti al centrosinistra, favorendo di fatto il centrodestra lanciato alla conquista anche della Regione Puglia.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it