di Fernando DURANTE
«L’Unione dei comuni della Grecìa Salentina non esiste più da 12 anni». E’ questo l’amaro commento di Luigino Sergio, già sindaco di Martignano, già presidente dell’Unione ed esperto di riforme istituzionali, che, venerdì sera, nel corso di una conferenza nel proprio comune ha presentato il suo progetto di “Fusione dei comuni della Grecìa”, con la costituzione di un Comitato di supporto. In questo, sono presenti, fra gli altri 30 professionisti che lo compongono, Sandro Frisullo, già vicepresidente del Consiglio regionale; e Lorenzo Ria, già presidente della Provincia, sindaco di Taviano.
La presentazione ha suscitato le vibranti proteste da parte degli undici sindaci dei paesi grichi che fanno parte dell’Unione dei comuni dell’area denominata “Grecìa Salentina”, firmatari di un documento comune, prima firma, il presidente dell’Unione, Roberto Casaluci. In questo, i primi cittadini si dichiarano contrari all’iniziativa e la bollano, come «ipotesi fantomatica e inopportuna: una fuga in avanti non richiesta». A questo documento manca solo la firma del primo cittadino di Martignano, Luciano Aprile, paese di residenza di Sergio.
«Attaccano la mia iniziativa senza sapere di cosa parliamo», rileva il proponente del cambiamento, commentando il risentimento dei sindaci grichi. «Ho voluto iniziare il percorso dal basso, incontrando gli amministratori; perciò, ci siamo costituiti con i rappresentanti interessati alla proposta. Questo detta la Costituzione», sostiene Sergio. Poi, «andremo ad incontrare le popolazioni dei nove paesi grichi (le altre tre comunità, Carpignano Salentino, Cutrofiano e Sogliano Cavour, sarebbero stati aggiunti allo zoccolo originale) illustrando il contenuto della proposta. Che è molto complessa, va studiata e discussa fra le varie comunità e gli esperti, paese per paese». «In questa – continua Sergio –, le proposte, che richiamano maggiormente l’attenzione della gente, parlano della composizione amministrativa dell’ipotetica Fusione, con relativo risparmio di non poco conto, da parte dei cittadini. Per dire: si risparmierebbero stipendi per otto sindaci che oggi pesano sulle comunità per 19 milioni di euro annui, mentre, la Fusione ne richiederebbe cinque di milioni, con un unico sindaco, un municipio, un unico Consiglio comunale».
Sergio tocca un argomento sensibilissimo, di questi tempi, per tutti i cittadini, non solo quelli grichi, alle prese con il caro vita. Comunque, ogni Comune sarebbe rappresentato all’interno dell’assise, «al cui eletto spetterebbe l’onere di sostenere quelle caratteristiche di storia e tradizioni, proprie della propria comunità, che si reclamano e che la mia proposta non intende mettere in discussione».
Com’è oggi, continua Sergio, «l’Unione è morta, senza un solo servizio in comune, neppure appaltato, per quanto presente nello Statuto ed auspicato, senza progettualità». Alcuni progetti, invero, sarebbero stati presentati. Come la Polizia Municipale comune, fra gli altri, ma mai avviato a realizzazione, chiuso in qualche cassetto. Si pensi che, in alcune delle nove comunità non è presente nemmeno un agente di Polizia municipale. All’occorrenza si è costretti a prendere in prestito da un altro paese. Perciò, la proposta rileva, obiettivamente, problemi reali. Basteranno queste lacune per cancellare anni di storia locale comune e che aveva suscitato tante speranze nella gente? Ce lo dirà il tempo. Forse.


















