di Lino DE MATTEIS
Ci risiamo. È la terza volta, nell’ultimo ventennio, che rischia di naufragare il tentativo delle tre province salentine di allearsi per raggiungere obiettivi comuni alla crescita dell’intero territorio. Aspettative e speranze di brindisini, leccesi e tarantini stanno nuovamente sul punto di essere soffocate, di essere trasformate, per l’ennesima volta, in illusioni da una classe politica che non riesce a portare a termine ciò che di importante ha pur messo in moto. Il 29 gennaio prossimo scadrà il triennio di validità del Protocollo d’intesa “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro”, senza che sia stato realizzato neppure il masterplan previsto dallo stesso protocollo, il piano operativo cioè con le priorità da perseguire insieme.
Un’agonia che però può essere fermata dagli stessi Enti sottoscrittori dell’intesa con atto formale che sancisca la loro volontà di prolungare la validità del protocollo, secondo quanto prevede l’art. 5 sulla sua durata: “Entro la data di scadenza, le Parti verificheranno l’opportunità di prorogare per accordo scritto, da predisporsi anche tramite scambio di specifiche dichiarazioni di volontà a mezzo pec o altro, la durata, anche alla luce delle prospettive e dei risultati conseguiti”. Purtroppo, dopo tre anni, bisogna prendere atto che i risultati sono praticamente inesistenti, ma resta la necessità di mantenere viva la prospettiva di dare uno strumento utile allo sviluppo del territorio. Resta intatto, infatti, quello spirito confederativo che, periodicamente, torna ad alimentare le attese di un Grande Salento unito, più forte ed autorevole all’interno della Puglia, in grado di dare una adeguata prospettiva di crescita alla penisola salentina.
Un ruolo fondamentale spetta al rettore dell’Università del Salento, Fabio Pollice, coprotagonista del protocollo d’intesa, che ha assunto l’impegno di far elaborare il masterplan, presiedendo il “tavolo interistituzionale” previsto dal protocollo stesso. Un lavoro certamente non facile e complesso, che è stato avviato all’inizio di quest’anno con la presentazione della piattaforma telematica per la raccolta di idee, progetti e proposte e con la presentazione del cronoprogramma dei lavori. Poi, nella scorsa primavera, si sono svolti alcuni tavoli tecnici su temi specifici. I lavori dovevano essere conclusi con una riunione plenaria in presenza di tutti i soggetti interessati, pubblici e privati, propedeutica alla stesura del “Masterplan Terra d’Otranto”, che era prevista per la fine dell’estate. Ciò non è ancora avvenuto e il lavoro svolto fino ad ora sarà inutile se resterà senza una conclusione. Se c’è ancora, quindi, la volontà di arrivare in fondo, si prenda allora altro tempo rinnovando la durata del protocollo.
Quasi tutti i sottoscrittori dell’intesa sono ancora al loro posto: il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, quello di Taranto, Rinaldo Melucci, che nel frattempo ha assunto anche la carica di presidente della Provincia ionica, il presidente della provincia di Lecce, Stefano Minerva, e il rettore dell’Unisalento, Pollice. Solo a Brindisi c’è stato un turnover politico con l’ingresso del nuovo sindaco, Pino Marchionna, e del nuovo presidente della Provincia adriatica, Toni Matarrelli, subentrati a Riccardo Rossi. Spetta a loro dimostrare lungimiranza politica, manifestando formalmente la volontà di prorogare l’accordo, per consentire che si concluda almeno il lavoro di elaborazione del masterplan, sotto il coordinamento dell’ateneo salentino.
La collaborazione tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto è più che mai utile e necessaria, anche in relazione alle risorse europee del PNRR. È fondamentale “stabilire modalità di collaborazione coordinata e continuata fra gli Enti sottoscrittori, per garantire una programmazione d’area”, sancisce il protocollo, che indica anche che “le tematiche di riferimento sono legate alla gestione e allo sviluppo del territorio”, con particolare riferimento alle infrastrutture di collegamento, all’ambiente, agricoltura, turismo, ecc. Gli Enti sottoscrittori “sono consapevoli che la pianificazione strategica per lo sviluppo dei territori è uno dei principali temi per le amministrazioni pubbliche locali e migliorerebbe l’utilizzo delle risorse finanziarie disponibili”, per questo “si impegnano a rispettare i principi di prossimità, coesione territoriale, sussidiarietà e multilevelgovernance”. Collaborazione imprescindibile, per esempio, per realizzare la superstrada Taranto-Lecce, il raccordo ferroviario con l’aeroporto di Brindisi, la 275 Maglie-Leuca, infrastrutture che non riguardano i singoli territori ma che sono essenziali per la crescita delle tre province insieme.
Il protocollo, dunque, prevede nobili principi, ma spetta alla politica realizzarli e renderli concreti. Bisogna dare atto ai soggetti sottoscrittori di aver promosso, tre anni fa, uno straordinario strumento di collaborazione per il territorio, ma su di loro cade anche la responsabilità di dargli gambe, non lasciandolo diventare “libro dei sogni”, illudendo ancora i salentini, come è già avvenuto con i protocolli d’intesa del 1999 e 2007, sottoscritti dagli allora presidenti delle tre Province. Questa volta, oltre alle Province, sono coinvolti anche i Comuni capoluogo e l’Ateneo salentino, il massimo delle istituzioni locali, che insieme possono fare la storia, possono scrivere un nuovo e importante capitolo sulla trama di quel sentimento confederativo che non è mai morto, dalla tripartizione fascista del territorio ad oggi, ma che non riesce a dare frutti.


















