Mentre l’Italia e l’Europa si attaccano al tubo di gas del Tap per far fronte al fabbisogno energetico messo a rischio dalla crisi Ucraina, c’è chi, come il sindaco di Melendugno, Marco Potì, ritiene che quella infrastruttura «era e continua a essere inutile, pericolosa e dannosa… il Tap non ha risolto e non risolverà alcun problema e non raggiungerà alcuno dei suoi obiettivi… prima di parlare di raddoppio della capacità, mi domando: ma dove vanno quei sei miliardi di metri cubi di gas che la società dichiara che arrivano in Italia e che rappresenterebbero il 9-10% del fabbisogno italiano?… e se vogliamo parlare di aspetti geopolitici o di obiettivi militari, nulla vieta anche per un sindaco di un territorio, sede di una infrastruttura energetica, di mettere sul tavolo anche il pericolo di diventare un obiettivo militare». A parte il fatto che il gasdotto non tocca il centro abitato di Melendugno e che di obiettivi militari ce ne sarebbero di ben più importanti, con queste dichiarazioni, rilasciate in un’intervista pubblicata oggi dalla “Gazzetta del Mezzogiorno”, bisogna riconoscere a Potì il grande coraggio di andare controcorrente, al punto da sembrare un marziano non in grado di capire le umane esigenze energetiche e la crisi che sta vivendo l’intero continente europeo. Una contrarietà assoluta e reiterata all’infrastruttura che forse può servire ad acquietare i suoi elettori, illusi che si potesse davvero fermare l’opera, ma che certamente non riesce a coprire il grave danno prodotto al suo territorio per il rifiuto di chiedere e ottenere le ingenti compensazioni che pure la società interessate avevano messo sul tavolo.
L.d.M.
«Tap e guerra sono due cose diverse»: parla il sindaco di Melendugno


















