La necessità della svolta energetica, imposta prima dall’emergenza ambientale e poi dalla crisi Ucraina, può essere una straordinaria occasione da non perdere per rilanciare il ruolo del Grande Salento come l’hub d’Italia dell’autonomia energetica nazionale. Pur se legittimo, appare invece, talvolta surreale il dibattito scatenato da una parte dell’ambientalismo nostrano, dei “no-a-tutto”, dei “né-né”, dei “sì-ma-però”, adeguatamente alimentato da quella parte della politica che preferisce la facile demagogia per raccattare qualche voto in più. In questa materia il populismo si presta a dominare sovrano, rivestito dalla sindrome Nimby: “sì è giusto accrescere le fonti rinnovabili di energia e renderci autonomi dal gas russo, ma gli impianti fateli da un’altra parte, non qui davanti a casa mia”.
In nimbysmo nostrano riguarda indifferentemente sia le fonti di energia rinnovabile, come nel caso del contestato impianto offshore previsto nel Canale d’Otranto, dove i venti soffiano costantemente, sia la necessità di ricorrere urgentemente a navi gassiere per affrancarci dal gas russo e cercare di porre fine quanto prima alla guerra in Ucraina. Mentre comuni come Ravenna hanno già dichiarato di essere disponibili ad accogliere le navi gassiere, il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, ha invece fatto sapere di essere contrario, restando coerente in questo con il suo antecedente diniego anche ad ospitare un rigassificatore a terra. Insomma strada sbarrata dai nimbysti salentini a qualsiasi soluzione venga proposta sul proprio territorio.
Eppure, proprio qui nel Salento, c’è il più clamoroso esempio di quanto sia stata sbagliata e perdente l’opposizione al gasdotto Tap. Non solo quella struttura non ha creato danni al turismo non avendo intaccato l’estetica della costa di San Foca, con il tubo che passa al di sotto del fronte mare, ma la sua operatività si è rivelata di estrema e vitale importanza, per l’Italia e l’intera Europa, rappresentando una delle principali fonti alternative di approvvigionamento energetico alternativo a quello russo. Per la sua conformazione geografica, il Grande Salento si presta a diventare il principale hub energetico d’Italia, sia ospitando a Brindisi o a Taranto le navi gassiere sia con il parco eolico offshore nell’Adriatico, che si andrebbe ad aggiungere a quello già operativo a Taranto, e con l’altro gasdotto in programma ad Otranto.
La vicenda del gasdotto Tap ci insegna però anche un’altra cosa: non ripetere l’errore fatto dall’amministrazione comunale di Melendugno, il cui atteggiamento ostile ha di fatto bloccato ad oggi anche le consistenti compensazioni territoriali che pure erano state previste. Certo occorre vigilare per ridurre al minimo l’impatto ambientale, ma bisogna che ci siano anche adeguati vantaggi per quei territori che si offrono di accogliere i nuovi impianti energetici per diversificare l’approvvigionamento. Per questa responsabile disponibilità è giusto chiedere e ottenere adeguate compensazioni per i Comuni che si prestano a contribuire all’autonomia energetica nazionale.
L.d.M.


















