Michele Emiliano

«Il presidente della Puglia, violando una legge già in vigore, continua a partecipare in maniera sistematica e continuativa alla vita di partito nonostante la sanzione della sezione disciplinare nel 2019, confermata dalla Cassazione nel 2020».

di Lino DE MATTEIS

Se la riforma della Giustizia varata dal governo passerà anche in Parlamento, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, non potrà tornare ad esercitare la funzione di pubblico ministero o di giudice. Cessata la carica elettiva, Emiliano, conserverà, dunque, il posto di lavoro, ma non potrà più svolgere la funzione giurisdizionale e, se deciderà di restare in magistratura, verrà collocato fuori ruolo presso il ministero della Giustizia o altre amministrazioni statali. Si chiuderà, insomma, l’effetto delle “porte girevoli” tra giustizia e politica. Con la nuova riforma, se fosse stata in vigore all’epoca della sua discesa in campo, Emiliano non si sarebbe potuto neanche candidare in Puglia, poiché ora è previsto che i magistrati, che scelgono di entrare in politica, non potranno candidarsi nelle regioni in cui hanno esercitato la loro funzione di giudice e di pubblico ministero nei tre anni precedenti.

Ma su Emiliano aleggia un altro “conflitto d’interessi” con la magistratura. È sotto gli occhi di tutti che Emiliano agisce in Puglia come capo politico a tutti gli effetti: non solo partecipa alle riunioni del Partito democratico quando il partito deve trattare questioni che lo riguardano, ma è anche il “mandante politico” di un suo movimento che ha l’obiettivo di federare il civismo, sia in Puglia che in Italia. Emiliano però, proprio in quanto magistrato in aspettativa, non potrebbe svolgere attività partitica e per questo, anzi, ha dovuto rinunciare alla tessera del Pd, dopo essere stato sanzionato dal Csm nel 2019, sanzione confermata dalla Cassazione nel 2020. La questione dell’incompatibilità è stata sollevata l’altro ieri, 11 febbraio, dal quotidiano di Claudio Cerasa, “il Foglio”, con un articolo di Annarita Digiorgio titolato “Le regole che arriveranno e quelle che ci sono. Ma che dice il Csm su Emiliano?”. Nel sommario è descritto senza mezzi termini il tema centrale: «Il presidente della Puglia, violando una legge già in vigore, continua a partecipare in maniera sistematica e continuativa alla vita di partito nonostante la sanzione della sezione disciplinare nel 2019, confermata dalla Suprema Corte di Cassazione nel 2020».

Ancora più esplicito l’articolo de “il Foglio” nell’attacco del pezzo: «Mentre si torna a discutere di fermare le porte girevoli tra politica e magistratura – scrive Annarita Digiorgio –, c’è un pm che continua a violare persino una legge già in vigore: quella che vieta ai magistrati di partecipare in maniera sistematica e continuativa alla vita di partito. È Michele Emiliano, che è già stato sanzionato dal Csm per la sua iscrizione al Partito democratico mentre è in aspettativa dalla magistratura. Sanzione della sezione disciplinare nel 2019, confermata dalla Suprema Corte di Cassazione nel 2020 che respinse il ricorso del governatore pm. Eppure Emilianoda allora continua a violare tale principio. Lunedì il partito regionale si è riunito per decidere il ritiro degli assessori Pd dalla giunta dopo che il governatore ha nominato assessore alla sanità al posto di Lopalco un ex assessore della giunta Fitto, parlamentare di Forza Italia fino al 2018…».

Una circostanza evidentemente anomala, quella della presenza di Emiliano alla riunione del Pd regionale, che avevamo segnalato anche noi, su questa rivista, martedì scorso, con un corsivo dal titolo “Emiliano, un alieno alla riunione del Pd pugliese”. Una presenza costante la sua, ogni qualvolta il Pd regionale deve parlare della presidenza della Regione. Una sorta di commissariamento politico del partito, apertamente tollerato ed accettato dal suo segretario regionale, Marco Lacarra, e dalla schiera di fedelissimi del governatore. Ma se già desta meraviglia la subordinazione al governatore dei dem notoriamente emilianisti, ancora più stupore desta il silenzio di quei democratici che pure si battono per far recuperare indipendenza ed autonomia politica al Pd nei confronti di Emiliano, chiedendo che venga eletto un nuovo segretario al congresso del partito che, prima o poi, dovrà tenersi in Puglia.

A parte il Pd, sul rapporto complicato che Emiliano ha con il suo ruolo di magistrato in aspettativa tace però anche l’opposizione di centrodestra, ben addomesticata dallo stesso governatore con aperture politiche e incarichi. L’ultima la nomina ad assessore alla Sanità di Rocco Palese, che, pur non appartenendo più a Forza Italia, sembra aver aperto una linea di credito politico verso i forzisti pugliesi, prefigurando quello che potrebbe essere un laboratorio politico per future alleanze nazionali. Insomma “il re è nudo” in Puglia, ma nessuno lo vede e a ricordarcelo deve essere un quotidiano nazionale d’opinione come “il Foglio”. Un silenzio che suona tanto come un connivente inciucio.

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il Foglio, 11 Febbraio 2022
Le regole che arriveranno e quelle che ci sono. Ma che dice il Csm su Emiliano?

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it