Il ras politico delle Puglie, il governatore Michele Emiliano, ha nuovamente soggiogato ai suoi voleri il Pd pugliese, partito di cui, per altro, non è più neanche iscritto. Enrico Letta (segretario nazionale), Marco Lacarra (segretario regionale) e Francesco Boccia (responsabile enti locali e commissario per il congresso regionale) hanno ceduto ai suoi condizionamenti politici, lasciandogli piazzare i candidati a lui più fedeli, come il suo capo di gabinetto Claudio Stefanazzi, anche a costo di snaturare l’identità del partito sempre più svuotato dal suo civismo personalistico.
Quella di Emiliano non è stata solo una corsa ad accaparrarsi le pedine più sicure dei capilista, quelle dei candidati “quasi eletti”, per altro sacrificando l’unica donna papabile, la presidente del Consiglio regione, la salentina Loredana Capone, costretta al ruolo di comparsa, all’ultimo posto del listino regionale per il Senato. Il diktat di Emiliano è stato anche e soprattutto un regolamento di conti politico vero e proprio e alla luce del sole, una vendetta politica personale contro i suoi più attivi oppositori, che guarda caso si trovano proprio nel collegio salentino di Brindisi-Lecce.
Qui nel Salento risiedono infatti il senatore leccese Dario Stefàno (che era arrivato perfino ad autosospendersi dal Pd per protestare contro l’appoggio dato da Emiliano al candidato sindaco neretino di Casa Pound contro il candidato del Pd) e il consigliere regionale brindisino Fabiano Amati, la voce più attiva dell’opposizione interna al Pd regionale contro l’eccessiva soggezione del partito ai desiderata di Emiliano.
Il Salento è stato sempre la spina nel fianco del governatore, accusato sovente dai salentini di eccessivo baricentrismo, per cui il governatore non poteva perdere questa occasione per regolare i conti con quest’area territoriale, facendo fuori i suoi più acerrimi oppositori e sostituendoli con i suoi fedelissimi. E così è stato, facendo fuori Dario Stefàno da una più che naturale candidatura a Palazzo Madama, dove è stato autorevole presidente della “Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari” ed è attualmente presidente della “Commissione Politiche dell’Unione Europea”, per fare posto a Francesco Boccia come capolista al Senato.
Pur essendo stata sempre in sintonia col governatore pugliese, Emiliano ha fatto “sacrificare” anche l’altra autorevole rappresentante dem salentina, la presidente del Coniglio regionale Loredana Capone, la cui candidatura come capolista alla Camera appariva più che scontata e ben accetta da tutto il Pd salentino. Sacrificio necessario per poter candidate come capolista il suo braccio destro Claudio Stefanazzi.
La vendetta di Emiliano si abbatte anche su Taranto, che, come Brindisi, resta senza candidati del territorio, per la presenza del consigliere regionale ed ex assessore Michele Mazzarano, più volte apertamente critico contro il governatore. E un’altra vittima illustre salentina è stata l’epidemiologo ed ex assessore alla Sanità pugliese Pier Luigi Lopalco, che, dopo essere stato proposto come fiore all’occhiello della sua giunta nella gestione della pandemia, ha lasciato Emiliano per evidenti incomprensioni e divergenze sulla gestione della cosa pubblica. Lopalco era stato proposto al Pd da “Articolo Uno” come uno dei candidati più illustri su cui potevano contare i pugliesi, ma è stato sacrificato anche lui per lasciare spazio ai pretoriani del governatore, premiati con inaudita arroganza.
L.d.M.


















