Fernando DURANTE
Il parroco di Castrignano dei Greci, don Salvatore Farì, sostituisce il nottolino d’ingresso alla chiesetta di San Leonardo, nell’omonimo rione, alla periferia del paese, vietando, in questo modo, l’utilizzo del luogo di culto alla gente del quartiere. Ancor più, sarà impossibile far celebrare la messa vespertina al vecchio sacerdote del paese, già parroco di Cannole, oggi in pensione, don Salvatore Bellisario. Ed è bufera fra le due fazioni di parrocchiani formatesi. Una, è a favore della chiusura disposta dall’attuale parroco, l’altra a sostegno dell’apertura della chiesetta. Per quanto, i frequentatori del luogo di culto sostengono che, il sacerdote in pensione sia in possesso dell’autorizzazione a celebrare la santa messa, firmata dal precedente vescovo otrantino, monsignor Donato Negro, oggi a riposo. Autorizzazione che consentirebbe a don Bellisario di celebrare il sacro rito, nella chiesa di San Leonardo, nei giorni feriali, esclusi il sabato e la domenica. E questo accadeva ogni sera nella chiesetta. Luogo in cui sono annessi anche locali per lezioni di catechismo ed altri incontri di socializzazione fra parrocchiani. È stato aperto fino al giorno precedente la festa del santo a cui è dedicata.
Ad una nostra richiesta di conoscere le motivazioni della chiusura, don Salvatore ci ha risposto con una poesia del greco Seneca dal titolo: “Silenzio: la migliore risposta”. Abbiamo anche tentato di sentire la curia per conoscerne la posizione ufficiale sulla vicenda, contattando il segretario del vescovo, don Stefano Antonaci. Ci ha risposto che, “sono ad Assisi con il vescovo, monsignor Francesco Neri, per l’assemblea episcopale, non sono in grado, al momento, di conoscere i termini esatti della questione”.
Qualche parrocchiano molto vicino al parroco ha sostenuto che la decisione di chiudere la chiesa, sostituendo il frutto della serratura, sarebbe scaturita a seguito dell’arrivo di pesanti bollette di pagamento di luce e gas. Somme inspiegabili se fossero state impiegate per il normale utilizzo del luogo. A quel punto, il parroco avrebbe scoperto che erano molte le chiavi in possesso di parrocchiani che, ipoteticamente, avrebbero potuto fruire del consumo delle utenze per scopi differenti da quelli religiosi a cui erano destinati. La soluzione scelta è stata quella di sostituire il nottolino, scatenando la protesta dei frequentatori di quel luogo, per lo più avanti con gli anni. Ma, la decisione sembra irrevocabile: la chiesetta chiusa era e chiusa dovrebbe rimanere. Il clima in parrocchia non è dei più sereni. C’è gente, che non si saluta più. Altra, posizionata su fronti opposti, che evita gli incontri, una volta amichevoli, che non si scambia la parola. Il paese è profondamente diviso fra chi sostiene la decisione di chiusura da parte del parroco, altri che la contestano.


















