Calimera, la cappella dell’Addolorata di via Costantini

Fernando DURANTE

Neanche quest’anno, come accade da circa dieci, la messa per la ricorrenza di San Luigi, a Calimera, ha avuto luogo in quella che è stata la sua abituale cappella dell’Addolorata di via Costantini, pertinenza di una casa gentilizia, oggi, proprietà della famiglia di Renato Renna, medico del luogo. La proprietà ha spiegato alla gente che il rifiuto alla concessione del luogo per tenere il rito religioso sarebbe causato da una lite in atto fra lo stesso Renna e la curia.

Il fatto risale a circa dieci anni fa, appunto. Momento in cui, l’attuale proprietà ha cercato di rientrare in possesso di una tela di notevole valore, almeno affettivo e storico, risalente al 1759 (data incisa sull’architrave), raffigurante la Madonna dalle Sette spade che arricchiva la chiesetta, a conclusione di un restauro, senza riuscirci. Ma andiamo con ordine.

A proporre l’intervento di restauro era stata una precedente proprietaria (famiglia Licci) dell’immobile (a proprie spese), oggi, residente a Roma, nel corso di una visita nel luogo sacro. Anche l’attuale proprietario aveva concordato tale necessità. Perciò, dai due interessati, il quadro era stato portato presso una restauratrice accreditata dalla curia otrantina, nel rione Castromediano di Cavallino (Le).

Passato del tempo, Renna ha voluto vedere quali fosse lo stato dei lavori dell’intervento. Grande è stata la sorpresa del proprietario, nell’ascoltare che il quadro sarebbe stato ritirato da due sacerdoti della curia otrantina, accompagnati dalla ex proprietaria dell’immobile. Da quell’anno, non c’è stato verso di rientrare in possesso della tela.

Dall’amarezza alla rabbia, il passo è stato breve per Renna. «Al di là della proprietà della tela, oggetto di discussione fra la vecchia e l’attuale proprietà», accusa, «quella tela è un elemento caratterizzante l’identità del centro del paese, strettamente legato alla sua storia ed è essenziale che ritorni nel contesto di riferimento o, almeno, a Calimera». Peraltro, si dichiara disponibile, qualora se ne presentasse l’opportunità, di discutere con gli enti interessati (comune, parrocchia, curia e Sovrintendenza) le soluzioni migliori per proteggere la tela.

L’unica cosa che per la proprietà attuale non andrebbe bene, accusa ancora la proprietà, «è l’esproprio, di fatto, al paese, di elementi molto significativi della sua storia religiosa e civile». Peraltro, Renna avrebbe messo in atto diversi tentativi per rientrarne in possesso, non ultimo, quello di ricorrere all’accompagnamento presso la curia di un sacerdote, miseramente fallito. Perché, ritiene che il comportamento della curia «sia un esproprio alla comunità calimerese».

Per qualche anno dalla scoperta del ritiro del quadro da parte dei sacerdoti, sulla porta di accesso della cappella, Renna ha apposto un cartello scusandosi con la popolazione per la mancata concessione della cappella, «non per mancanza di rispetto verso la popolazione», aveva spiegato, «ma contro l’arroganza della curia». «Fino a quando la tela non ritorna al suo posto», aveva affisso un cartello sulla porta d’ingresso, «la cappella resterà chiusa ai fedeli». Così è stato.