La città di Brindisi, pur rientrando nella rete più ampia (chiamata “Comprehensive”), resta esclusa dalla rete europea centrale “Core” della Ten-T, così come da quella intermedia (“Extended Core”), perdendo così la possibilità finanziamenti europei importanti per le infrastrutture. Con il voto di venerdì scorso, il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) degli stati membri ha votato a favore dell’accordo che era stato raggiunto a fine dicembre tra lo stesso Consiglio, la Commissione Ue ed il Parlamento europeo. Accordo per il quale il capoluogo brindisino non rientra in nessuno dei nove corridoi che costituiscono la più importante rete di collegamenti europea. Il prolungamento del corridoio Baltico-Adriatico, infatti, si ferma a Bari, nonostante fossero arrivati alcuni input per poter prolungare ulteriormente quest’asse. Un emendamento approvato dalla commissione “Tran” (quella che si occupa di infrastrutture e trasporti), ad esempio, aveva chiesto di inserire la tratta Bari-Lecce, via Brindisi, nella rete “Extended Core”, anche due commissioni del Parlamento italiano (Infrastrutture e Politiche Europee) avevano inviato un proprio documento al Consiglio per chiedere il prolungamento del Baltico-Adriatico sino a Lecce.
il Consiglio europeo (in cui siedono gli Stati membri) ha confermato dunque la decisione del negoziato inter-istituzionale sulla riforma del network europeo dei trasporti. Nessuna novità anche sul fronte del Corridoio dei Balcani occidentali, che ha incorporato il vecchio corridoio VIII: sulla rete infrastrutturale, proprio Brindisi aveva ospitato un vertice con i ministri degli Esteri di Italia, Albania, Macedonia del Nord e Bulgaria, da cui era scaturita la richiesta che Brindisi diventasse un cardine del sistema infrastrutturale che va dal mar Nero sino al mar Adriatico. Già in precedenza, inoltre, non era stata presa in considerazione neanche l’ipotesi di un prolungamento del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo, che arriva a Bari e Taranto.
Ci vorrà ancora qualche settimana prima dell’ok definitivo di tutto il Parlamento europeo, visto che ad oggi il passaggio in plenaria (ultimo in ordine di tempo) è stimato per aprile prossimo. Si tratta di tappe che, salvo cambiamenti dell’ultima ora, che ad oggi appaiono improbabili, non dovrebbero portare a delle modifiche dell’intesa inter-istituzionale.



















