Il destino della statale 7/ter riguarda l’intero Grande Salento, ma un ruolo fondamentale hanno i primi cittadini dei due comuni terminali dell’opera, Taranto e Lecce, i maggiori beneficiari della superstrada.

 

Lino DE MATTEIS

Correva l’anno 1846, nel verbale del 25 aprile del Consiglio distrettuale di Lecce, capoluogo dell’allora Provincia di Terra d’Otranto, si sottolineava il “bisogno di agevolare e rendere scorrevole il collegamento tra i Comuni dei distretti”, chiedendo, in particolare, al governo del Regno delle due Sicilie una strada che collegasse meglio Lecce con i distretti di Brindisi e Taranto. Quando poi, un secolo fa, nel 1923, Mussolini autorizzò la nascita della “Provincia dello Jonio”, la motivazione più pregnante della petizione autonomista dei tarantini al Parlamento italiano era fondata proprio sulla distanza dal capoluogo dell’allora Provincia di Lecce e sulla rete stradale inadeguata. La storia non è cambiata, e quella “lontananza” tra Taranto e Lecce continua ad essere freno allo sviluppo del territorio.

Grazie all’iniziativa di Quotidiano, si torna a prendere coscienza che Taranto e Lecce, nonostante l’importante ruolo dei due capoluoghi, sono ancora distanti come lo erano due secoli fa. La vergognosa vicenda della madre di tutte le incompiute pugliesi, la strada statale 7/ter, voluta nel 1937 proprio per collegare Taranto e Lecce, e poi, negli anni Novanta, inglobata come superstrada in un grande progetto infrastrutturale chiamato “Itinerario Bradanico-Salantino”, che doveva collegare la penisola salentina alla dorsale tirrenica, pone un problema di adeguatezza della classe politica ad affrontare e risolvere esigenze strutturali di così vasta portata.

Quando, nel 2014, il Cipe chiese alla Regione Puglia cosa ne pensasse dell’adeguamento a scorrimento veloce del tratto tra San Pancrazio e Lecce, il Nucleo di valutazione regionale diede parere negativo, non ritenendo importante un’arteria a quattro corsie. In seguito, l’intervento di ammodernamento della statale 7/ter è stato inserito in successivi finanziamenti del Cipe, ma dello scorrimento veloce non c’è stata più traccia. Tutti i nuovi finanziamenti sono, infatti, orientati sul ridimensionamento a strada extraurbana secondaria, a una sola carreggiata e a una sola corsia per senso di marcia. Ed è la situazione che si troveranno sul tavolo anche i sindaci convocati dall’Anas a Bari, il 29 gennaio prossimo, per definire il tracciato e le varianti. Mentre, nel tratto nord, tra Manduria e Taranto, è in stato di degrado e abbandono la bretella, sempre ad una carreggiata, che si ferma tra Sava e San Marzano.

Tutto fermo. Eppure, con la mozione n. 71 del 5 luglio 2022, il Consiglio regionale pugliese impegnava all’unanimità «la Giunta regionale a sollecitare l’Anas a rispettare il cronoprogramma per evitare la perdita dei finanziamenti previsti e a invitare il Nucleo di valutazione a rivedere la valutazione dell’analisi costi-benefici affinché si possa realizzare il definitivo completamento della S.S. 7-ter Bradanico-Salentina con la realizzazione della strada a quattro corsie Lecce-Taranto», ma nulla è nel frattempo avvenuto, nonostante lo stesso Consiglio regionale ritenesse quella strada obiettivo «imprescindibile per raggiungere due capoluoghi di provincia tanto importanti, sostenendo la richiesta di tutte le amministrazioni provinciali e locali».

E allora? È ora di dire “basta!”, come ha chiesto Adelmo Gaetani su queste stesse pagine. È ora che la politica dica cosa vuol fare, sia la Regione Puglia sia il Governo Meloni, del quale ci sono qui nel Salento due autorevoli esponenti, come il ministro Raffaele Fitto e il sottosegretario Alfredo Mantovano. La Bradanico-Salentina è una strada strategica fondamentale per lo sviluppo del sud della Puglia, in grado, se realizzata, di cambiare la geopolitica regionale, ridando a questo territorio, in cui risiede quasi la metà della popolazione pugliese, il ruolo che gli spetta. La necessaria presa di posizione della politica deve essere accompagnata e sostenuta da una corale richiesta dal basso, dai cittadini, come quelli che si stanno riunendo in assemblee pubbliche nei Comuni interessati dal tracciato o quelli che stanno sottoscrivendo l’Appello lanciato dal “Comitato 7/ter”, dalle organizzazioni di categoria (Camere di Commercio, Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Sindacati…), dalle associazioni di volontariato e dagli enti di formazione, come l’Università del Salento.

Un ruolo fondamentale devono e possono giocare i sindaci dei tre capoluoghi salentini, Lecce, Brindisi e Taranto, perché questa è una partita sulla quale, in concreto, si può misurare la volontà confederativa espressa col Protocollo d’intesa “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro”, che al momento, purtroppo, è rimasto sulla carta. Proprio le infrastrutture sarebbero dovute essere il cuore del masterplan previsto dal protocollo, del quale si sono perdute le tracce. In particolare, è importante che i primi cittadini dei due capoluoghi terminali dell’opera, Taranto e Lecce, dicano con forza che le due città hanno bisogno di essere collegate da una superstrada moderna. Alcuni sindaci dei Comuni intermedi stanno già prendendo posizione in questo senso, ma ci vuole l’autorevole presa di posizione del sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, e quello di Taranto, Rinaldo Melucci, anche se quest’ultimo, in queste settimane, impegnato con problemi di governance dell’amministrazione cittadina. Sono Taranto e Lecce a dover ribadire il loro diritto ad un collegamento veloce e moderno.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it