
Lino DE MATTEIS
La mobilitazione dal basso c’è stata, ampia e vistosa. La presa di posizione dei sindaci interessati al percorso della Bradanico-Salentina, le centinaia di adesioni al “Comitato 7ter” e l’importante opera di sensibilizzazione civica fatta dal Quotidiano hanno focalizzato correttamente il problema. Ma tutto ciò non è sufficiente per cambiare il corso degli eventi, non bastano le dichiarazioni mediatiche dei primi cittadini o le loro richieste verbali di revisione del progetto rivolte, per altro, all’interlocutore sbagliato, essendo l’Anas solo un organo tecnico-esecutivo.
Occorre che sia esercitato pienamente il livello istituzionale, con atti formali dei sindaci attraverso cui chiedere alla Regione, e in particolare al governatore Michele Emiliano e all’assessora ai Trasporti, Anna Maurodinoia, di riconsiderare la sciagurata decisone del Nucleo di valutazione regionale, del 2014, di declassificare la Statale 7ter, da strada a quattro corsie a strada semplice a due corsie. Una richiesta in tal senso alla Giunta regionale è arrivata, un paio di anni fa, anche dal Consiglio regionale all’unanimità, che impegnava l’organo di governo regionale a rivedere con criteri diversi i dati sui costi/benefici del progetto e di inserire la superstrada Taranto-Lecce tra le opere prioritarie del Piano regionale dei trasporti. Richiesta, ad oggi, rimasta ignorata e sollecitata ora dai consiglieri regionali di centrodestra, che hanno chiesto in merito un’audizione urgente in Commissione trasporti.
Senza una richiesta formale alla Regione dei primi cittadini, meglio ancora se collettiva, e con la partecipazione di tutti i sindaci, sia del tronco sud sia di quello nord della Bradanico-Salentina, che si sono già espressi per la quattro-corsie, il 14 marzo prossimo, quando è stata aggiornata la Conferenza di servizi convocata dall’Anas a Bari, la situazione sarà esattamente quella lasciata il 29 gennaio. Per uscire dallo stallo, occorre che, nel frattempo, arrivi all’Anas un segnale ufficiale da parte della Regione sulla possibile revisione del progetto, in direzione del recupero di quello originale a quattro corsie.
Il tempo per farlo c’è se c’è la volontà di farlo. Ma bisogna fare presto. I primi cittadini direttamente interessati al percorso stradale, con in testa i sindaci dei due comuni capoluogo terminali dell’opera, Rinaldo Melucci per Taranto e Carlo Salvemini per Lecce, facciano partire, singolarmente o collettivamente, una richiesta urgente di revisione del progetto alla Regione. Solo nelle more di questa richiesta e in attesa di una eventuale risposta, potrà cambiare l’interlocuzione con l’Anas. Senza quest’atto formale il capo del Compartimento Anas di Puglia, l’ing. Vincenzo Marzi, non potrà che ribadire che in base ai dati in suo possesso non è prevista la quattro corsie.
Ma c’è pure il tempo perché si faccia sentire la grande assente di questa vicenda: la politica. Si esprimessero pubblicamente anche i consiglieri regionali di maggioranza del territorio, alcuni dei quali ricoprono incarichi istituzionali di rilievo, come la presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone, e l’assessore allo Sviluppo economico, Alessandro Delli Noci, entrambi leccesi. Non è possibile di fronte ad una richiesta del genere, che giunge forte dal basso, voltarsi dall’altra parte e lasciarla come terreno di propaganda dell’opposizione.
Come pure hanno il dovere di farsi sentire anche i parlamentari salentini, di maggioranza e di opposizione, e gli altri esponenti istituzionali del territorio, come il rettore dell’Università del Salento, Fabio Pollice, i presidenti, sia leccesi che tarantini, delle Camere di Commercio, delle associazioni di Confindustria e Confcommercio, di quelle agricole ed artigianali, alberghiere, ecc., poiché tutto il comparto economico e turistico è direttamente interessato. L’inerzia delle istituzioni e il silenzio della politica finiscono col diventare complici di chi non vuole quella superstrada, che, come ha scritto Adelmo Gaetani, su queste pagine, «la Bradanico-Salentina non è solo una striscia di asfalto, come alcuni pensano e vogliono far credere. È un’infrastruttura strategica, un collegamento vitale tra storie, identità, comune sentire; è un passato che vuole ricongiungersi al presente con una visione innovativa del futuro, come aveva intuito, agli inizi degli anni Ottanta, il grande urbanista Giulio Redaelli, il quale aveva addirittura prefigurato la Città metropolitana jonico-salentina».

















