Lino DE MATTEIS
Quella che a prima vista sembrerebbe una clamorosa svolta della Regione sulla Bradanico-Salentina, con le missive dell’assessora ai Trasporti, Anita Maurodinoia, ad Anas e Ministero delle infrastrutture e trasporti, a ben guardare, è in realtà un mezzo pasticcio, un tentativo maldestro per coprire ritardi e responsabilità con una toppa che lascia mezzo buco scoperto, prefigurando una superstrada spezzatino tra Taranto e Lecce.
Dopo che, dieci anni fa, il Nucleo di valutazione della Regione ha affossato il progetto della Bradanico-Salentina, non ritenendo necessario che la Statale 7ter Taranto-Lecce dovesse essere a quattro corsie, l’assessora Maurodinoia chiede ora ad Anas e Mit di rivalutare il progetto a quattro corsie, ma solo per il tratto sud, da San Pancrazio a Lecce, non essendo ancora in fase esecutiva. Per l’assessora non si può fare nulla, invece, per il tratto previsto a due corsie da Manduria a San Marzano, il cui lotto è in una fase più avanzata, con l’avvio degli espropri dei terreni. Poiché non si sa, a questo punto, come sarà il tratto terminale San Marzano-Grottaglie, il cui lotto è stato stralciato e al momento sospeso, il risultato sarebbe di avere una superstrada a singhiozzo Taranto-Lecce, con percorsi a tratti a quattro e a tratti a due corsie.
Il progetto della Bradanico-Salentina o va recuperato per intero, come era stato previsto all’origine, a quattro corsie, e come testimonia l’unico tratto di superstrada realizzato tra San Pancrazio e Manduria, o non ha senso fare uno spezzatino, che risulterebbe, giustamente, indigesto soprattutto ai sindaci del tratto tarantino. Difficile, infatti, comprende quale impedimento vieta di rivedere il lotto del tratto Manduria-San Marzano, non ancora realizzato per intero, anche se in fase avanzata di programmazione. Tra stralci e varianti, il progetto complessivo della Statale 7ter è stato, negli ultimi decenni, rivisto e aggiornato più volte. Perché, allora, non si potrebbe fare anche adesso per consentire di dare organicità ad una strada strategica per collegare i due capoluogo di Taranto e Lecce?
Per ottenere questo dal Mit e dall’Anas non basta la lettera dell’assessora Maurodinoia, ma ci vuole il nuovo parere del Nucleo di valutazione della Regione con i dati costi/benefici calcolati con criteri diversi di quelli del 2014. Una valutazione pertinente, infatti, dovrebbe prendere in considerazione i flussi di traffico potenziali, quelli che si avrebbero con la realizzazione della superstrada, e non quelli reali che si hanno adesso, poiché la difficoltà e i rischi di percorre la 7ter, così com’è ora, obbligano gli automobilisti a scegliere percorsi alternativi, allungano i tempi attraverso la Brindisi-Taranto. Da considerare anche le potenzialità turistiche e di sviluppo delle zone industriali dei Comuni interessati, oltre ai vantaggi del pendolarismo quotidiano, sia verso Taranto che verso Lecce.
Nel mancato ricalcolo dei costi/benefici, c’è una responsabilità precisa della Regione per non aver dato seguito alla richiesta, assunta all’unanimità del Consiglio regionale, nel luglio 2022, che impegnava la Giunta regionale a far rivedere al Nucleo di valutazione la sua precedente determinazione. Non avendo dato seguito a quella mozione, si è lasciato che andassero avanti le procedure tecniche dell’Anas sulla base delle precedenti indicazioni del Nucleo di valutazione. In questo contesto si è, quindi, consentito che si continuasse a programmare il lotto Manduria-San Marzano a due sole corsie e a far elaborare all’Anas le varianti per il tratto sud, da San Pancrazio a Lecce, sempre a due corsie. È questa, in sostanza, la situazione che si sono trovati davanti, il 29 gennaio scorso, i sindaci del tratto sud che hanno preso parte alla Conferenza di servizi convocata dall’Anas a Bari, e aggiornata al 14 marzo.
Di fronte alla rinuncia dell’assessora Maurodinoia di chiedere il ripristino del progetto originale della Bradanico-Salentina e per scongiurare il profilato spezzatino della superstrada, è necessaria una nuova mobilitazione per lo sviluppo dell’area jonico-salentina con la partecipazione di tutti i primi cittadini dei Comuni leccesi, brindisini e tarantini interessati al percorso: a partire naturalmente da Taranto e Lecce, i due capoluoghi, insieme a Carmiano, Campi Salentina, Guagnano, Novoli, San Pancrazio Salentino, Surbo, Trepuzzi, Avetrana, Carosino, Fragagnano, Lizzano, Manduria, Monteparano, San Giorgio Jonico, Sava. Ma non bastano, anche se importanti, le dichiarazioni mediatiche, è necessario che i sindaci, singolarmente o, meglio, collettivamente, facciano pervenire alla Regione, all’Anas e al Mit richiesta formale di ripristino del progetto originale della Statale 7ter. Come pure hanno il dovere di farsi sentire anche gli altri esponenti istituzionali del territorio, come il rettore dell’Università del Salento, i presidenti, sia leccesi che tarantini, delle Camere di Commercio, delle associazioni di Confindustria e Confcommercio, di quelle agricole, artigianali, alberghiere, ecc. La mobilitazione paga, come si è visto, e l’inerzia o la rassegnazione finiscono col diventare complici di chi non vuole quella superstrada.


















